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XV Domenica del Tempo Ordinario Anno C PDF Stampa E-mail
Scritto da Paul   
giovedì 12 luglio 2007
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eddie_teresa O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme.

Lc 10, 25-37
Dal Vangelo secondo Luca


In quel tempo, un dottore della legge si alzò per mettere alla prova Gesù: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?».
Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fà questo e vivrai».
Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?».
Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.
Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre.
Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione.
Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui.
Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.
Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Và e anche tu fà lo stesso» .
Commento
Chi è il mio prossimo? Lo "scandalo della compassione"
La compassione è la misura dell'essere "prossimo".
Dunque il "prossimo" non è solo l'indigente, il povero, l'innocente, il peccatore, il bisognoso.
Il "prossimo" è colui che usa compassione.
La compassione trae la sua identità dallo "Hesed", le viscere di misericordia di Dio.
Chi usa compassione ama come ama Dio.
Amore casto, disinteressato, gratuito, donativo.
Solo Dio può amare così e la creatura nutre sempre un certo interesse nei suoi atti... a meno che la creatura sia in ascolto di Dio, sia docile a Dio e si faccia guidare dal Suo Spirito. Pian piano ogni egoismo scompare in maniera sempre più sensibile e si fa più presente nel cuore la gratuità di Dio.
Gratuità chiama gratuità.
La creatura non può dunque non obbedire a questo slancio di grazia è diventa anch'essa, quasi naturalmente, compassionevole. Se lo è davvero neanche se ne accorge.
La parola di Gesù, dunque è una parola che chiama ciascuno di noi ad amare di più e meglio.
A farci discepoli autentici della gratuità per essere anche noi compassionevoli.
Ogni forma di solidarietà, di amore, di vicinanza, di aiuto nello spirito e materiale trae nutrimento dalla grazia e si alimenta della grazia.
Se mancano queste radici abbiamo un solidarismo tutto umano che nasconde sempre un tornaconto di autostima; una specie di amore poco casto, trasparente. Una forma, più o meno giustificata, di truffa dell'anima.
La compassione invece dimentica se stessa e si dona senza pensare al proprio tornaconto se non al bene dell'amato.
E' la compassione di Cristo che rende l'indigente "amato". Non solo come soggetto passivo ma anche come soggetto attivo, importante e significativo.
E' l'amore di Dio che crea significato all'indigente e ne fa una persona, al di la dei propri peccati, miserie, delitti, contraddizioni e quant'altro.
Qui ci chiama Gesù.
E se Egli ci chiama qui vuol dire che con il suo aiuto e il Suo Spirito possiamo adempiere questa parola.
Qui sta la nostra conversione: ascoltare e d amare Dio per amare come Lui ed in Lui.
In fin dei conti il samaritano è proprio Gesù che si prende cura di ogni indigenza.
Allo stesso tempo è Gesù l'indigente che ha bisogno del nostro amore.
Ma può Gesù essere indigente? Può Egli essere presente nel carcerato (magari colpevole), nell'assassino, nel peccatore?
Certo. Lo è in misura dell'indigenza e della povertà.
E' la tua poca fede che ti impedisce di vederlo oltre la cortina della miseria e del peccato.
E' la tua poca fede che ti impedisce di coglierlo oltre il pur necessario giudizio sul peccato e l'eventuale (e necessario) giudizio civile.
E' proprio in quel "Neanche io ti condanno, va e non peccare più!" che sta tutta la compassione di Dio.
Ferma contro il peccato, infinita nell'amore verso l'indigente.
Così è Dio, così siamo chiamati ad essere anche noi con questa parola.
Farci samaritano come Gesù e riconoscere Gesù in ogni indigenza.
Questo "scandalo di compassione" che non nega ma trascende la giustizia degli uomini è segno di un cammino autentico nella fede ed è fonte di evangelizzazione.

Paul


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Ultimo aggiornamento ( giovedì 12 luglio 2007 )
 

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