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XIV Domenica del Tempo Ordinario - Anno C PDF Stampa E-mail
Scritto da Maria   
venerdì 06 luglio 2007
agnus-dei O Dio, che nell'umiliazione del tuo Figlio hai sollevato l'umanità dalla sua caduta, donaci una rinnovata gioia pasquale, perché, liberi dall'oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna.

Lc 10, 1-12. 17-20
Dal Vangelo secondo Luca


In quel tempo, il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio.
Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: Anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino. Io vi dico che in quel giorno Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città.
I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».
Egli disse: «Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore.
Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Commento
La forza dell'agnello di Cristo è Cristo stesso e Lui soltanto.
La nostra debolezza nell'incidere nel mondo e nell'essere credibili non sta nella forza degli argomenti ma in quella di un solo argomento che è un fatto: appartenere a Cristo.
Senza se e senza ma.
E' questa appartenenza  che va coltivata con tutti i mezzi possibili e con la passione degli amanti.
Sia per i sacerdoti, che per i consacrati che per i coniugati.
Tutte queste straordinarie vocazioni che il Signore ha donato all'umanità e alla Chiesa sono sponsali e nella sponsalità di Cristo trovano senso, vigore, forza, passione, gioia.
Chi ha fatto l'esperienza dell'itineranza e della predicazione semplice, non solo porta a porta, ma in tutti i luoghi umanamente possibili, ricchi e poveri, belli e malfamati... sa che l'unico cibo che si porta e si dona è Gesù.
E questo smuove le montagne dei cuori.
Nel nome di questa appartenenza si cambia il luogo, il sociale, si costruiscono pozzi e ospedali.
Si fa la carità e la solidarietà.
Ma se manca questa appartenenza (segno di una conversione costante) non siamo più agnelli ma lupi tra lupi e perdiamo sapore.
Solo così si zittisce satana, con l'appartenere a Gesù. Questo significa essere radicali.
Altre definizione di "radicale" fanno sorridere e generano tristezza.
Gesù è tutto. E' la nostra ricchezza.
Stringerlo come il bene più prezioso. Amarlo, desiderarlo, cercarlo, respirarlo. Qui, in questa appartenenza personale e come Chiesa sta la nostra gioia, il nostro avere il "nome scritto nei cieli".
Un nome che porta frutto se non è sbiadito dalla tiepidezza ma rinnovato dalla veemenza e dalla violenza unica che ci chiede Cristo: essere totalmente suoi.
Nella scuola dell'appartenenza tutti siamo discepoli soprattutto chi ha responsabilità pubbliche e sociali.
Ma non ci si confonda, non si può appartenere a Cristo senza dire si al Papa e al magistero della Chiesa; sempre!
Chi cerca altre strade, progressiste, alternative o viceversa conservatrici non è più agnello, ma lupo tra i lupi e non ragiona più nella logica della croce ma in quella di Giuda. Magari in buona fede ma, in certo qual modo, vuole insegnare a Dio il suo mestiere e a Pietro come essere Pietro.
Così smette di essere agnello e di avere il solo bene e la sola foza che è Cristo ma si trascina tutti i fardelli di bisaccie, beni effimeri, la propria coscienza ferita e ogni ingombro come un pesante e stancante macigno che rende incapaci di amare nel nome di Gesù.
La strada è dunque quella dell'umile e ferma appartenenza e nel contempo quella dei tagli con tutto ciò che ci impedisce seriamente e responsabilmente  di essere di Cristo.
Tutto il resto che non ci consente di essere "agnelli" è vanità... e di quella più becera e stolta.

Maria


Ultimo aggiornamento ( venerdì 06 luglio 2007 )
 
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