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IV Domenica del Tempo di Pasqua - anno C PDF Stampa E-mail
Scritto da Barbra   
Dio onnipotente e misericordioso, guidaci al possesso della gioia eterna, perché l'umile gregge dei tuoi fedeli giunga con sicurezza accanto a te, dove lo ha preceduto Cristo, suo pastore.


cerva Gv 10, 27-30
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano.
Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola» .

Commento
Il  Signore Gesù ci chiama uno ad uno, tutti siamo predestinati ad essere figli nel Figlio.
Se c'è dunque una predestinazione questa è all'Amore.
Credere è un atto di libertà in cui decidiamo su cosa basare la nostra esistenza, le nostre piccole e grandi scelte.
la retta coscienza è dunque quella che segue e respira la "predestinazione" nell'Amore.
Coloro che credono, dunque,  sono le sue pecore, poiché chi conosce Lui, cioè ha fatto esperienza di Lui, ha fatto un'esperienza di amore e vive in comunione con Dio per mezzo di Gesù Cristo.
E' un'esperienza concreta, quotidiana, fisica, storica.
Il cristiano dimora in Dio e Dio in lui ogni giorno e così ogni giorno può ascoltare la Sua voce che indica la via da seguire per avere la vita eterna.
Chiamati ad essere sue pecore, l'animale più mansueto, perché la legge di Dio è Amore, sappiamo che la Sua voce ci dice di togliere il male dalle nostre azioni e dai nostri pensieri, di sconfiggere il male con il bene, di praticare la giustizia e di rimanere nel Suo amore.
Ripetiamo, dunque, che questa è un'esperienza concreta, quotidiana, fisica, storica, proprio perché mistica e perché nasce e si muove nella grazia.
Ciò che deve emergere nel gregge (perché può, in virtù della chiamata) è fede e amore fraterno.

Lui è l'unico pastore e ci fa una promessa, rassicura le sue pecore: "nessuno le rapirà dalla mia mano"!
La mano, nel linguaggio biblico, è segno di forza, di capacità di agire, la Sua mano è la stessa del Padre che ci difende dai ladri, dai lupi e dai briganti, dentro e fuori di noi.

Tutto per volere di Dio, un alleanza basata sulla conoscenza (e la valenza biblica che ha questo termine) e sull'amore.

Dice lo Spirito, infatti, per mezzo del profeta: "Ti fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore" (Osea 2,22)
La promessa fedele di Dio non è solo per me, ma per il noi, soprattutto per tutti coloro che sono di Cristo.
Il cammino nell'Amore e il cammino ecumenico sono dunque prima una promessa, un dono, che uno sforzo dell'ascesi o della diplomazia umana.
Apriamoci a questa promessa.

Barbra


 
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