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V domenica del tempo ordinario - Anno B PDF Stampa E-mail
Scritto da Paul   
mercoledì 04 febbraio 2009
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Colletta
Custodisci sempre con paterna bontà
la tua famiglia, Signore,
e poiché unico fondamento della nostra speranza
è la grazia che viene da te
aiutaci sempre con la tua protezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Oppure:
O Dio, che nel tuo amore di Padre
ti accosti alla sofferenza di tutti gli uomini
e li unisci alla Pasqua del tuo Figlio,
rendici puri e forti nelle prove,
perché sull'esempio di Cristo
impariamo a condividere con i fratelli il mistero del dolore,
illuminati dalla speranza che ci salva.
Per il nostro Signore Gesù Cristo... 
 


Prima lettura 
Gb 7,1-4.6-7
Notti di affanno mi sono state assegnate. 
Dal libro di Giobbe

Giobbe parlò e disse:
«L'uomo non compie forse un duro servizio sulla terra
e i suoi giorni non sono come quelli d'un mercenario?
Come lo schiavo sospira l'ombra
e come il mercenario aspetta il suo salario,
così a me sono toccati mesi d'illusione
e notti di affanno mi sono state assegnate.
Se mi corico dico: "Quando mi alzerò?".
La notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi fino all'alba.
I miei giorni scorrono più veloci d'una spola,
svaniscono senza un filo di speranza.
Ricòrdati che un soffio è la mia vita:
il mio occhio non rivedrà più il bene».

Parola di Dio 
 


Salmo responsoriale 
Sal 146 
Risanaci, Signore, Dio della vita.


È bello cantare inni al nostro Dio,
è dolce innalzare la lode.
Il Signore ricostruisce Gerusalemme,
raduna i dispersi d'Israele.


Risana i cuori affranti
e fascia le loro ferite.
Egli conta il numero delle stelle
e chiama ciascuna per nome.


Grande è il Signore nostro,
grande nella sua potenza;
la sua sapienza non si può calcolare.
Il Signore sostiene i poveri,
ma abbassa fino a terra i malvagi. 
 


Seconda lettura 
1Cor 9,16-19.22-23
Guai a me se non annuncio il Vangelo. 
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!
Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo.
Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch'io.

Parola di Dio 
 


 Canto al Vangelo (Mt 8,17)
Alleluia, alleluia.
Cristo ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle nostre malattie.
Alleluia.
 


Vangelo 
Mc 1,29-39
Guarì molti che erano affetti da varie malattie. 
+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Parola del Signore
 


Il Commento

"Andiamocene altrove.. perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto".

Il chinarsi premuroso di Gesù su ogni sofferenza umana, fisica e spirituale, colpisce da sempre il cuore dell'uomo. Anzi proprio l'aspetto taumatargico di Gesù sembra essere il più ricercato.. anche da coloro che non si dicono cristiani o cattolici.
Gesù conoscendo il pericolo di essere frainteso nella sua missione salvifica ricorda ai suoi che Lui è venuto per andare altrove e predicare il lieto annuncio. il passaggio dall'importanza della guarigione fisica, gli esorcismi i miracoli e la predicazione è sovente la distanza che c'è tra la religiosità e la fede.

Di gran lunga la religiosità è più gettonata perchè più facile e si trova attualmente in tante forme mischiata con la mentalità borghese, con le credenze orientali, con i cristiani pigri e con quelli "perfezionisti" e/o "rigoristi". La religiosità non risparmia nessuno e si camuffa sempre da fede, anche se ne è distante per natura, essenza e sostanza.

All'inizio di un cammino cristiano è normale, quasi corretto pedagogicamente, che si venga colpiti dagli aspetti sensibili della fede. Alcuni segni e coincidenze provvidenziali, a volte miracoli veri e propri fanno irruzione nella vita di colui che cerca sinceramente Dio. Tuttavia la fede, quella forte e semplice al contempo, è frutto di tanta collaborazione alla grazia che provvede a disarmare pian piano l'uomo, spesso con un cammino fatto anche di dure asperità, e a condurlo all'essenziale e alla nudità spirituale.
 
Pertanto mentre nei neo-convertiti constatare l'aspetto sensibile del cammino è giusto e normale, diventa, invece, patologico in coloro che da più tempo si dicono cristiani e cattolici.
La paralisi dell'anima, anche se non cerca più l'aspetto taumaturgico della fede, se non altro perchè ci sente "adulti", cerca altre forme sensibili che rassicurano la nostra autostima.
La falsa devozione è una di queste.
L'ancorarsi con un fissismo patogeno alle pratiche che passano da mezzo a fine.
Oppure, da altra parte, la costruzione di un cristianesimo alla fai-da-te.. in cui ognuno se la canta e se la suona come meglio crede.
Il condurre battaglie per l'affermazione di una reliquia o di un luogo santo non con spirito di obbedienza e di rispetto della gerarchia ecclesiastica ma sentendosi profeti (e quel che è peggio credendosi profeti) inascoltati. Qui la "religiosità" è sottile.. come aveva già constatato San paolo scrivendo ai Galati e ai Colossesi, alcuni, con la scusa della devozione, sono carnali e senza fede, portano avanti campagne isteriche e irrispettose della Chiesa e dei nostri pastori sostenendo a pie pari libri di devozione (al limite dell'indice), rivelazioni private, scritti personali considerati risolutivi nello spiegare una devozione.
Ecco perché, alla fine, tra religiosità e ideologia il passo è breve.
 
Altro aspetto di ricerca del sensibile è quello di fare della fede una baluardo per affrontare questioni etiche e sociali, riducendo la buona novella ad una liberazione sociologica. un esempio palese è la teologia della liberazione.
In questa deviazione si affianca la voglia sempre presente dei politici, di ogni schieramento, di ossequiare il vaticano come realtà politica e non farsi provocare dalla conversione nuda e cruda gridata nel Vangelo e dai pastori e dal Santo Padre.
 
La mormorazione è un'altra forma molto comune di "religiosità". Con il giudizio sulle persone e non sui valori ci si illude di possedere la realtà e di essere migliori, danneggiando però se stessi e gli altri. La mormorazione è una delle piaghe peggiori delle comunità. Siano esse movimenti, gruppi, parrocchie e diocesi.
 
L'incapacità di desatellizzarsi progressivamente dalla casa paterna, dal lavoro, dagli interessi ed essere incapaci di andare "altrove" è un'altra forma comune di "religiosità"; il cuore si attacca a tutto anche ai servizi buoni, anche all'apostolato, anche ai carismi... il tutto viene vissuto come possesso e non come dono...
Vi sarebbe molto altro da dire in proposito.
Anche in questo caso i doni rischiano di diventare ideologia e non servizio nella luce del Vangelo. Ciò che distingue l'ideologia dal servizio e dall'autenticità è, spesso e sovente, la propria capacità di obbedire alla Chiesa e ai propri pastori.
Se sei pronto ad obbedire sacrficando ciò che nel cuore è per te unico e caro, allora non vivi come ideologia il carisma che ti è stato donato.
Ma anche i migliori in questo cadono. Chi di noi è in piedi cerchi di non cadere e di mantenere il cuore libero.
 
In sostanza il "religioso" punta a convertire gli altri mentre l'uomo di fede punta più che altro a convertire se stesso e a centrarsi su Gesù autore e perfezionatore della fede e non su Gesù taumaturgo e in questo ascolta la Chiesa madre e maestra. Sempre.
San Francesco insegna.
L'intimità con Cristo è la chiave vincente per crescere nella fede "recta", così come la chiamava Francesco. Intimi con Cristo significa volere le stesse cose che vuole Lui ed evitare le stesse cose che Egli non vuole... il che significa essere pronti a tutto ciò che Egli ci chiede per "andare altrove".
Gesù, infatti, ripete che deve andare altrove perchè l'urgenza dell'annuncio è più importante dei segni sensibili, anche se questi, sempre e giustamente presenti, accompagnano la predicazione ma ne sono l'effetto, lo stimolo, non il cuore. 
 
Paul


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Ultimo aggiornamento ( domenica 08 febbraio 2009 )
 

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