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IV Domenica del Tempo Ordinario - Anno A PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesca   
eddie-teresa.jpg Dio grande e misericordioso,
concedi a noi tuoi fedeli
di adorarti con tutta l'anima
e di amare i nostri fratelli nella carità del Cristo.
Egli è Dio, e vive e regna con te...

Prima lettura 
Sof 2,3; 3,12-13
Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero.


Dal libro del profeta Sofonìa

Cercate il Signore
voi tutti, poveri della terra,
che eseguite i suoi ordini,
cercate la giustizia,
cercate l'umiltà;
forse potrete trovarvi al riparo
nel giorno dell'ira del Signore.
«Lascerò in mezzo a te
un popolo umile e povero».
Confiderà nel nome del Signore
il resto d'Israele.
Non commetteranno più iniquità
e non proferiranno menzogna;
non si troverà più nella loro bocca
una lingua fraudolenta.
Potranno pascolare e riposare
senza che alcuno li molesti.


Salmo responsoriale


Beati i poveri in spirito.

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.

Seconda lettura

1Cor 1,26-31
Dio ha scelto ciò che è debole per il mondo.


Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Considerate la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili.
Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio.
Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto, chi si vanta, si vanti nel Signore.

Canto al Vangelo (Mt 5,12a)
Alleluia, alleluia.
Rallegratevi ed esultate,
perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
Alleluia.

Vangelo

Mt 5,1-12a
Beati i poveri in spirito.


Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».



Commento
"Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli."


La povertà in Spirito è un dono e una conquista. Anzitutto è un dono. Dio è la tua ricchezza. Vale a dire che tutte le tue "ricchezze" terrene, beni, proprietà, stima, auto-stima, lavoro, carriera, hobby, interessi e perfino gli affetti sono, pur con differenza di grado e di significato, subordinate a Dio. Lui è il tuo respiro. Questa è la povertà di spirito.
Non basta infatti essere "poveri" di beni, essere nel disagio, nella difficoltà. Pur tribolati per necessità materiali o di salute si può essere molto, ma molto, ricchi di orgoglio, superbia e l'avarizia non colpisce solo colui che è ricco di beni materiali. 
L'avarizia, la gelosia e l'invidia colpisce il povero quanto il ricco.
La povertà in spirito non è prerogativa sociale di chi non ha i beni. Nessuna ideologia può appropiarsi di questo dono serissimo.
Anche se, tuttavia, chi vive nella povertà materiale e sociale potrebbe avere degli indubbi vantaggi. Ma questa povertà di spirito non risiede in un cuore rancoroso, arrabbiato, caciarone, ribelle, geloso, invidioso. Ma in un cuore nudo.
Infatti la povertà dello spirito è quella condizione previa (e non solo di arrivo) per partire con il piede giusto: avere Dio come unica e principale risorsa.
Giustamente si dice "chi ben comincia sta a metà dell'opera". E l'opera è questa: Gesù è il tuo Signore, Lui è il Regno.
Tu lo "possiedi" se Lui è il tuo respiro e il tuo desiderio.
Quando ciò accade sin dall'inizio, anche se in forma imperfetta che necessita di un lungo, gioioso e doloroso cammino, tu veramente inizi ad amare perché porti Gesù e lo doni gratuitamente come lo hai ricevuto.
Questo può portare anche all'incomprensione e talvolta alla persecuzione e la gioia, pur nella sofferenza e nella prova, è proprio quella di aver compreso che solo Dio basta e solo Gesù salva.
Noi siamo solo servi e amici che veicolano, come possono e quanto possono, il dono della grazia.
Dio è Signore della storia, di ogni storia. 
Comprenderlo radicalmente, fino in fondo al cuore, è fonte di beatitudine.
Tutte le resistenze dovute al nostro peccato e ai nostri fantasmi necessitano della fatica e della disciplina necessaria per essere poveri.
Quindi il povero in spirito è colui che è ricco solo di una persona: Gesù, e tutto quanto viene da Lui.
Lasciamoci dunque spogliare da Dio per rivestirci solo di Lui e cominciare finalmente ad amarlo e ad amare i fratelli.

Francesca
 
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