|
Sostieni il sito con una donazione |
Menu principale
Zeta Emme Mailing iscriviti
I vostri dati sono archiviati al solo scopo dell'invio di una newsletter pastorale. In ottemperanza al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento di dati personali,
in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio.
Ultimissime catechesi
- SOLO PER OGGI
- Udienza generale 7 gennaio 2009
- CAPPELLA PAPALE NELLA SOLENNITÀ DELLA EPIFANIA DEL SIGNORE 2009
- Il testamento di Don Tonino Bello
- Omelia Te Deum 2008
- SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO 2009
- Messaggio di Natale Urbi et Orbi 2008 del Santo Padre
- Omelia della Santa messa di Natale 2008
- Lettera apostolica di Benedetto XVI per il settimo centenario della morte del beato
- Discorso augurale alla curia romana Santo Natale 2008
Aggiornamenti
I piu' letti
- Poesie e Preghiere
- Indice dei Libri della Bibbia
- Christian Desktop
- Cammino su i sette doni dello Spirito Santo
- Esercizi spirituali per coppie
- Archivio Catechesi
- La Santa Messa
- Desktop Jesus
- Sostieni Zammerù Maskil
- UNA PERSONA CHIAMATA “PARACLITO”
- Preghiere allo Spirito Santo
- La Gelosia,riflessione biblica ed indicazioni pastorali
- I Sacramenti e i Sacramentali
- Timor di Dio
- Rassegna stampa cattolica
- Desktop arte
- Storia del sito
- La santità
- Accettare se stessi
- NOVENA della DIVINA MISERICORDIA
- Il dono di Scienza
- LA DIREZIONE SPIRITUALE
- Come far Funzionare un Matrimonio
- Il dono della Pietà
- La Desatellizzazione
sito cattolico
catechesi
formazione
spiritualità
Notizie: 5180
Collegamenti web: 41
Visitatori: 6001525
| DAMMI SIGNORE, UN’ALA DI RISERVA |
|
|
|
| Scritto da Administrator | |
| giovedì 17 luglio 2008 | |
|
Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita, ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un'ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati. A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore, che anche Tu abbia un'ala soltanto, l'altra la tieni nascosta, forse per farmi capire che Tu non vuoi volare senza me, per questo mi hai dato la vita: perché io fossi tuo compagno di volo. Insegnami allora, a librarmi con Te, perché vivere non è trascinare la vita, non è strapparla, non è rosicchiarla, vivere è abbandonarsi come un gabbiano all'ebbrezza del vento. Vivere è assaporare l'avventura della libertà vivere è stendere l'ala, l'unica ala con fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te. Ma non basta saper volare con Te, signore Tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il fratello e aiutarlo a volare. Ti chiedo perdono, perciò, per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi. Non farmi più passare indifferente vicino al fratello che è rimasto con l'ala, l'unica ala inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine e si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con te, soprattutto per questo fratello sfortunato, dammi, o Signore un'ala di riserva. - Parole di Don Tonino Bello - Era di primo mattino, e il sole appena sorto luccicava tremolando sulle scaglie del mare appena increspato. A un miglio dalla costa un peschereccio arrancava verso il largo. E fu data la voce allo Stormo. E in men che non si dica tutto lo stormo Buonappetito si adunò, si diedero a giostrare ed accanirsi per beccare qualcosa da mangiare. Cominciava così una nuova dura giornata. Ma lontano di là soletto, lontano dalla costa e dalla barca, un gabbiano si stava allenando per suo conto: era il gabbiano Jonathan Livingston. Si trovava a una trentina di metri d'altezza: distese le zampette palmate, aderse il becco, si tese in uno sforzo doloroso per imprimere alle ali una tensione tale da consentirgli di volare lento. E infatti rallentò tanto che il venti divenne un fruscìo lento intorno a lui, tanto che il mare ristava immoto sotto le sue ali. Strinse gli occhi, si concentrò intensamente, trattenne il fiato, compì ancora uno sforzo per accrescere solo... d'un paio...di centimetri...quella...penosa torsione e... d'un tratto gli si arruffano le penne, entra in stallo e precipita giù. I gabbiani, lo sapete anche voi, non vacillano, non stanano mai. Stanare, scomporsi in volo, per loro è una vergogna, è un disonore. Ma il gabbiano Jonathan Livingston - che faccia tosta, eccolo là che ci riprova ancora, tende e torce le ali per aumentare la superficie, vibra tutto nello sforzo e patapunf stalla di nuovo - no, non era un uccello come tanti. La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che le nozioni elementari: gli basta arrivare dalla costa a dov'è il cibo e poi tornare a casa. Per la maggior parte dei gabbiani, volare non conta, conta mangiare. A quel gabbiano lì, invece, non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Più d'ogni altra cosa al mondo, a Jonathan Livingston piaceva librarsi nel cielo. Ma a sue spese scoprì che, a pensarla in quel modo, non è facile poi trovare amici, fra gli altri uccelli. E anche i suoi genitori erano afflitti a vederlo così: che passava giornate intere tutto solo, dietro i suoi esperimenti, quei suoi voli planati a bassa quota, provando e riprovando. |







