| Conversione di San Paolo Apostolo |
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| Scritto da Paul | |
| lunedì 25 gennaio 2010 | |
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Prima Lettura At 22,3-16
Alzati, ricevi il battesimo e làvati dai tuoi peccati, invocando il nome di Gesù.
In quei giorni, Paolo disse al popolo: «Io sono un Giudeo, nato a Tarso di Cilìcia, ma cresciuto in questa città, formato alla scuola di Gamalièle nelle più rigide norme della legge paterna, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi. Io perseguitai a morte questa nuova dottrina, arrestando e gettando in prigione uomini e donne, come può darmi testimonianza il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani. Da loro ricevetti lettere per i nostri fratelli di Damàsco e partii per condurre anche quelli di là come prigionieri a Gerusalemme, per essere puniti. Prima Lettura At 9,1-22
Signore,che vuoi che io faccia?
In quei giorni, Sàulo frattanto, fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagòghe di Damàsco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati.
Salmo Responsoriale Salmo 116
Lodate il Signore, popoli tutti. voi tutte, nazioni, dategli gloria.
Forte è il suo amore per noi e la fedeltà del Signore dura in eterno.
Alleluia, alleluia. Andate in tutto il mondo, dice il Signore. e predicate il mio vangelo Alleluia.
Vangelo Mc 16,15-18
Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo. In quel tempo, apparendo agli Undici, Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Commento "Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura". Annunciare il Vangelo non è un optional. Non è solo per qualcuno. Non è un privilegio riservato ai "missionari". Annunciare il Vangelo è costitutivo dell'essere cristiani, battezzati, cresimati, figli della Chiesa. Ma cos'è l'annuncio? E' donare ciò che si è ricevuto sia attraverso la catechesi che attraverso la propria esperienza personale. L'una illumina l'altra. La catechesi kerygmatica, l'annuncio ricevuto dalla Chiesa muove a conversione. La salvezza sperimentata illumina e rende viva sulla propria carne la catechesi ricevuta. Non c'è limite di luogo, di spazio o situazione. Dove tu vivi e sei, li annuncia. Di fatto, San Paolo, non avrebbe potuto annunciare il vangelo sopra ogni fatica se non avesse incontrato Cristo e la Chiesa a Damasco. Non avrebbe potuto annunciare Cristo, che il fariseo Saulo perseguitava nella Chiesa, se non fosse andato da Anania e non fosse stato confermato nella fede e non gli fossero cadute le scaglie dagli occhi. Non sarebbe stato fecondo nell'annuncio se non avesse incontrato "le colonne" della Chiesa e non avesse ricevuto la loro benedizione. Ecco che il tema della conversione, perno del vangelo della imminente festività, ritorna come fulcro portante dell'essere di Paolo. Paolo è un convertito. E' uno che ha veramente incontrato Gesù e la Chiesa e che da prepotente dottore della legge diventa umile discepolo della scuola di Dio. Ma l'umiltà è un cesello che Dio opera attraverso le innumerevoli prove che quest'uomo ha dovuto vivere sulla propria pelle. Se non fosse passato per il crogiolo della fatica, a volte umanamente insostenibile; se non fosse passato attraverso la tortura, l'incomprensione, il dileggio, la prigionia, l'impotenza, non avrebbe spezzato se stesso e non sarebbe stato fecondo. Quindi se Maria è la credente, Paolo è l'uomo che si converte. L'uomo che cammina nella conversione. Questo è il suo insegnamento e la sua icona per noi. Ma anche un altro segno traspare dalla sua vita. Paolo si convertiva annunciando; annunciando si convertiva. E' l'annuncio, opportuno o inopportuno (cioè umanamente non conveniente - non buonista, arruffa consensi, ecc.), che converte Paolo. E' annunciando che si rafforza la fede del credente. Se infatti la fede non viene donata e ri-donata ma rimane nella sfera del privato (quello che vogliono i "liberalisti" o i frequentatori del "politichese" di ogni tempo), pian piano si affievolisce e spegne o si trasforma in uno sberleffo che accarezza i sensi dello spirito dell'uomo ma non lo eleva. Anzi lo uccide piano piano con la parvenza di spiritualità. Chi non annuncia, cioè non condivide il bene ricevuto, è un folle e un suicida. La morte del cattolico è pari alla sua accidia. Accidia nell'annuncio, pigrizia nella ricerca di piacere sempre più a Dio. Se il cattolico vuole piacere a se stesso e al quiete vivere calpesta e bestemmia il dono ricevuto. Senza litigiosità ma con fermezza il cattolico annuncia tutto il bene che ha ricevuto perché sa che in gioco è la propria salvezza e la salvezza dei fratelli. Questo è il bene più grande e non certo la salute fisica, come San Paolo ci ha mostrato con la sua vita; Paolo, discepolo e servo del Cristo povero e crocifisso. Se infatti c'è la salute del cuore c'è la vita anche se si è prigionieri come San Paolo, o derisi, vilipesi, impotenti. Anzi proprio nell'impotenza e nella persecuzione risplende l'agire di Dio e quindi, se stiamo seguendo veramente Cristo, anche la nostra gioia. Quella che nessuno ci può togliere e che si fonda su l'amore di Dio in Cristo per noi e per i fratelli. Paul Nell'area riservata ai sostenitori una esegesi-sapienziale su San Paolo. Per accedere a quest'area fai una donazione comunicando la tua mail e ricevere i dati di accesso. La donazione ti consente di accedere per un anno a tutte le catechesi audio. |
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| Ultimo aggiornamento ( lunedì 25 gennaio 2010 ) |













