Ciò che dovrebbe essere ovvio da un punto di
vista non solo religioso ma innanzitutto laico purtroppo non lo è affatto.
Questa confusione nelle intenzioni e nella
prassi è fonte di quel relativismo etico in cui tutti siamo immersi
pilotato da una cultura mass-mediale in mano ai venditori di ogni
prodotto.
Se per esempio io compio un omicidio, potrei
avere delle attenuanti, delle circostanze di cui tenere conto, ecc, per
una corretta valutazione dei fatti, ma, sempre, oggettivamente, omicidio
sarebbe.
La legge per l'uomo, per natura propria, si basa su questo
assunto etico oggettivo che il principio rimane tale in ogni circostanza e
che la violazione del medesimo può comportare una pena "calibrata" in base
alle circostanze. Se invece io dicessi che uccidere un uomo in alcune
circostanze non è omicidio non potrei sostenere oggettivamente nessuna
legge perché il principio etico su cui si fonda la legge verrebbe a
cadere. Questo non solo ingenera caos ma anche una contro-risposta
legittima di obiezione davanti al principio oggettivo che sopprimere vita
umana è omicidio.
San Tommaso, tanto bistrattato dai
promotori del referendum in questa campagna della menzogna, ci ricordava infatti che
la "lex injusta non obbligat".. infatti la legge ingiusta non è, per così
dire, legge in se stessa anche se viene promulgata da uno stato o da un
consenso.
E' proprio grazie a questo principio che i
nostri padri hanno combattuto battaglie giuste a favore della dignità e
della libertà dell'uomo e alla conservazione onesta del tessuto sociale.
Il fine della legge è proprio il rispetto
dell'uomo, sin dalla vita nascente al suo tramonto, e non quello di
permettergli una libertà che lede altre libertà o altri diritti.
Se astraiamo il concetto di libertà dal fine
del rispetto dell'altrui diritto non otteniamo una libertà e una
liberazione ma un sopruso condito da delirio di onnipotenza.
Questo è quello che fanno, in maniera
menzognera, i promotori del referendum, cioè proporre un modello di
civiltà illegale ed ingiusto minando le condizioni primarie della vita.
Sostenendo capillarmente la "gradualità del
principio" e non il "principio della gradualità" inseriscono il principio stesso in balia dell'emotivo, del
"sentire", dei capricci e degli interessi microscopici e macroscopici.
Il "principio di gradualità" invece
sottintende che il principio, per quanto difficile, talvolta, da attuarsi,
è, non solo orizzonte verso cui dirigersi ma saldo punto di partenza da
cui iniziare a crescere.
E' questa infatti la regola base di ogni
principio educativo. Il principio per natura propria non può essere "condito"
nel suo fondamento di gradualità ma solo nella sua acquisizione interiore. Sta a tutti noi
internalizzarlo
esistenzialmente e renderlo digeribile a noi stessi e ai fratelli e alle
sorelle.. questo è infatti il "principio di gradualità".
Una legge che pone dei limiti chiari nella
custodia della vita non impone nulla ma aiuta l'uomo a dirigersi verso il
suo rispetto e la sua tutela. Se invece noi ci basiamo solo sulla buona
volontà esclusiva dei singoli rischiamo di spostare continuamente l'asse
dell'autodisciplina che ci diamo, spostando per così dire il principio ad
uso e consumo del nostro tornaconto personale, per quanto, talvolta, possa
essere nobile. Desideriamo trattare gli altri da responsabili mentre siamo
stati verso noi stessi e verso gli altri solo degli incoscienti e dei
folli.
I promotori del referendum dimostrano con questa campagna
innanzitutto di essere dei pessimi educatori di loro stessi oltre che del
vivere civile... mettono,
in sostanza, nella società civile i veleni dell'anarchia e quindi di una
futura dittatura come ampiamente i nostri padri hanno sperimentato nel
corso della storia a partire dal pensiero pre-socratico.
Se invece il principio, e nella fattispecie
quello riguardante la salvaguardia della vita umana, rimane saldo e
garantito dalla legge ci si avvia man mano verso una fecondità civile ed
un rispetto dell'altrui libertà fondamento libero di ogni società civile.
Una posizione, quella dei sostenitori del
referendum, che va
a braccetto sia con il comunismo che con il liberalismo capitalista.
Infatti sia nel comunismo che nel liberalismo
capitalista c'è un assunto e un a-priori che decide sul singolo, sia esso lo stato o
sia esso il mercato.
La posizione liberale e laica preclude invece che i
principi che l'uomo ha scoperto dentro e fuori di sé con tanta faticosa
autocoscienza non siano violati né da soprusi, né da demagogie, né da
mercato, né da sentimentalismo, né da manipolazione massmediale, né da uno
stato totalitario che sposta l'asse del principio della vita e della
famiglia secondo i propri interessi.
In entrambi i casi, sia nel principio
comunista che nel principio del liberalismo capitalista, si cerca di fare
della vita, dell'embrione, e della famiglia un bene di consumo.
Proprio qui, nella "cosificazione" della vita,
ci vogliono portare i promotori del referendum.
Tale confusione colpisce anche alcuni cattolici.
Tra coloro che si avvicinano alla problematica
referendaria possiamo notare alcuni di loro che hanno scelto di votare
"si".
Questo non è solo un male grave che la persona compie
sotto il profilo dell'etica cristiana ma
innanzitutto una pre-comprensione errata su questa questione in cui i
principi della vita non vanno messi in discussione.
Alcuni di loro voteranno "si" solo perché la
Chiesa ha consigliato l'astensione. Sarebbe opportuno che costoro,
meritevoli di frequentare l'asilo nido più che la vita adulta, si chiedano
quale Cristo e quale Chiesa conoscono.
Anche coloro che andranno a votare "no" per
scrupolo elettorale o personale non rispettano un principio etico
basilare che davanti alla sollecitazione iniqua dei sovvertitori
referendari del principio di legalità del rispetto della vita umana cadono
nel tranello di appoggiare, almeno in quorum, una campagna che neanche
doveva esserci.
Siamo, in questo, in totale disaccordo con
l'onorevole Rosy Bindi che secondo noi ha compiuto un doppio errore.
Il primo nel dire appena promulgata la legge
che essa era in certo qual modo una "cattiva" legge. Affermazione inutile perché non esiste
in materia così delicata una legge perfetta ma soprattutto perché ha
prestato il fianco ai referendari che già avevano in mente di partire con
una campagna mentre la legge stava per essere promulgata.
La seconda perché confonde il dovere
dialogico, che tutti
abbiamo, di discutere e migliorare una legge che affronta queste tematiche
delicatissime, con la modalità diffamatoria improntata dai referendari.
Diffamatoria perché insultante all'inizio e
buonista in un secondo tempo.
Peccato per l'onorevole Bindi, perché lei stessa ha affermato più volte di conoscere la dottrina
sociale della Chiesa... ma qui la lacuna è ancora a monte: sulla capacità
dialogica e politica di scegliere il momento adatto per riflettere su temi
senza insulti e risse e con il desiderio comune del rispetto del diritto e
della vita umana. Questo tetto minimo di attenzione comporta una
sensibilità sociale e politica minima che, ci dispiace, all'onorevole Bindi,
questa volta, è mancata totalmente.
Tra i cattolici confusi ci sono altri che
voteranno "si" perché pur avendo personalmente valori naturali e/o cattolici
non vogliono imporre ad altri il proprio pensiero.
Anche costoro, confusi e/o opportunisti, non
fanno che sostenere a monte la gradualità del principio e non il
principio della gradualità... sembrano non conoscere i "fondamenta"
essenziale di una società civile e liberale.
E' come se io dicessi: "non uccido nessuno per
convinzioni personali".. "ma non ti impedirò di uccidere altri esseri
viventi". Veramente non si capisce che sottostrato civico e morale abbiano
codesti personaggi.
Altri ancora si asterranno al voto "perché la
Chiesa ha detto così".. ma lo fanno obtorto collo (forse influenzati da
ciò che ha detto a questo proposito la Bindi della CEI) non per
convinzione e perché ritengano che la Chiesa ha fatto un intervento
legittimo, civile e profetico ma per inerzia e con scarso "sensu ecclesiæ".
Anche loro, come la Bindi, sotto sotto pensano
che la Chiesa doveva proporre solo linee morali e non linee di orientamento.
Costoro, per carità, fanno benissimo ad
astenersi ma farebbero ancor meglio a capire come vivono il loro essere
Chiesa e il loro essere nel mondo.
Costoro forse pensano che il cristianesimo sia
un affare privato e di coscienza e non una speranza che si fa carne e
speranza nella
storia.
Noi chiediamo
a tutti gli uomini di buona volontà,
credenti e non credenti,
di ogni confessione e credo,
di
astenersi attivamente
al Referendum del 12 - 13 Giugno
come forma più
efficace per continuare
nella storia quella battaglia di civiltà che ha fatto la dignità del
popolo umano contro ogni schiavitù, barbarie e negazione della dignità
fondamentale di ogni vita umana.
L'Astensione per la vita è non solo
un'affermazione di civiltà ma anche un legame forte e trans-storico con
tutte quelle battaglie che i nostri padri per rispetto dell'uomo e della
donna, dal più debole al più povero ha compiuto nei secoli.
Ogni volta che si affronta una tale battaglia
per la vita è come se si partorisse di nuovo se stessi e tutto il genere
umano.
E' dunque presa di coscienza faticosa
ma indispensabile perché l'uomo sia se stesso
e aiuti altri ad esserlo.
Paul Freeman
www.zammerumaskil.com
vd anche
"il dissenso laico"
da il
Foglio