1. Fedele al suo Maestro e Signore, Gesù Cristo,
la Chiesa cattolica mantiene sempre viva e operante la consapevolezza di
essere inviata nel mondo per annunciare il Vangelo del Regno di Dio e per
curare gli infermi (cfr. Mt 10,1; Mc 6,3; Lc 9, 1-6;
10,9).
Come Gesù che incontra il malato di lebbra, ne accoglie il grido “Signore,
se vuoi, puoi risanarmi”, lo guarisce e lo restituisce alla vita sociale (cfr.
Mt 8, 2-4), la Chiesa in questa 53a Giornata Mondiale per i malati
di lebbra desidera mettersi in ascolto delle tante persone che ancora
nel mondo sono colpite dal morbo di Hansen, cioè dalla lebbra, e, attraverso
il Pontificio Consiglio per la pastorale della salute, vuole dare voce al
loro grido di aiuto, perché tutti insieme ci sentiamo coinvolti con le
diverse possibilità e responsabilità nell’impegno di offrire risposte
concrete ai bisogni di cura dei malati di lebbra.
2. Se, infatti, il progresso scientifico, farmacologico e medico consentono
oggi di poter disporre di medicinali e di cure terapeutiche efficaci per la
guarigione dalla lebbra nei suoi primi stadi, tuttavia rimangono ampie fasce
di persone malate e vaste zone nel mondo, che non usufruiscono ancora di
queste possibilità di cura, per diverse cause che andrebbero analizzate e
valutate.
Alcuni dati riportati dalla “World Health Organization” ci fanno
pensare: all’inizio del 2005, i casi dichiarati di lebbra erano in Africa
47.596, in America 36.877, nel Sud-Est Asia 186.182, nel Mediterraneo
orientale 5.398, e nel Pacifico occidentale 10.010. Non mancano,
fortunatamente, sempre secondo la WHO, anche alcuni dati che parlano
di un regresso della malattia almeno stando ai dati dichiarati: dai 763.262
malati nel 2001 si è passati ai 407.791 nel 2004.
La giusta e condivisa soddisfazione per i risultati raggiunti nella lotta
contro il morbo di Hansen non deve significare un minore impegno o una
dimenticanza dei bisogni permanenti, delle cause endemiche del morbo, dei
pregiudizi ancora esistenti, delle eventuali disfunzioni organizzative.
Una caduta di attenzione al problema sarebbe particolarmente dannosa proprio
nel momento in cui, se fortemente lo volessimo, si potrebbe fare uno sforzo
decisivo per tentare di debellare definitivamente e in ogni parte del mondo
la malattia della lebbra.
3. Questo impegno richiede certamente una migliore e più costante
collaborazione tra Organismi internazionali, Governi nazionali e regionali,
Organizzazioni non governative impegnate in questo campo, Chiese locali e
realtà operanti nel territorio, attorno a programmi mirati e tra loro
collegati, per rispondere meglio alle attuali necessità di prevenzione e di
cura delle persone a rischio o già malate di lebbra.
Tra le necessità a cui oggi si è chiamati a rispondere, oltre allo sviluppo
dell’organizza¬zio¬ne e di canali più efficienti e garantiti per la
distribuzione gratuita dei farmaci, e la cura attenta dell’igiene, c’è la
necessità di preparare soprattutto nei diversi paesi e nelle zone dove è
maggiormente presente la lebbra, gruppi di operatori socio-sanitari che
siano in grado di agire nel territorio diagnosticando per tempo la presenza
del morbo e di curarlo sia in fase iniziale che in fase di crescita.
Ne consegue da una parte la necessità di progetti formativi debitamente
programmati, dall’altra la necessità di avere una conoscenza più precisa
della realtà e delle zone non sufficientemente servite o non ancora
raggiunte dai diversi programmi sociali e terapeutici.
4. Un pensiero particolare e affettuoso, in questa “53ª Giornata Mondiale
dei malati di lebbra”, il Pontificio Consiglio per la pastorale della
salute desidera rivolgere a tutte le comunità cristiane sparse nel mondo, ai
loro Pastori, a tutti i missionari e le missionarie, per esprimere nei loro
confronti una profonda e fraterna riconoscenza per l’impegno profuso nella
lotta contro la malattia della lebbra e nella cura amorevole delle persone
che ne sono state colpite. Non si può, infatti, dimenticare come, da sempre,
la Chiesa in tanti paesi del mondo si sia adoperata con totale dedizione per
l’accoglienza, la cura e il reinserimento sociale dei malati di lebbra.
La celebrazione di questa 53ª Giornata Mondiale deve diventare per tutte le
nostre comunità invito per rinnovare il nostro comune impegno di
solidarietà, di sensibilizzazione al problema, di sostegno alle nostre
missioni particolarmente impegnate in questo campo e a coloro che operano,
ai diversi livelli, nella lotta contro la malattia della lebbra.
Domenica 29 gennaio, particolarmente, invito le nostre comunità a “fare
memoria”, nella Celebrazione Eucaristica del Corpo Totale di Cristo presente
in tante persone e in famiglie che ancora soffrono per la malattia della
lebbra, con l’auspicio che l’Eucaristia, attualizzazione e manifestazione
dell’amore e della solidarietà salvante di Dio per noi e per tutti gli
uomini, diventi la sorgente di un amore e di una solidarietà più grande da
parte nostra verso le persone sofferenti e malate di lebbra, capace di
edificare una umanità più giusta, fraterna e in pace.
Sarà questo un modo concreto per manifestare che “Dio è Amore che salva,
Padre amorevole che desidera vedere i suoi figli riconoscersi tra loro come
fratelli, responsabilmente protesi a mettere i differenti talenti a servizio
del bene comune della famiglia umana. Dio è inesauribile sorgente della
speranza che dà senso alla vita personale e collettiva” (Benedetto XVI, , 1°
gennaio 2006).
Zammerù
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