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Choice your Syndicate
| Guardate gli uccelli del cielo |
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| Scritto da Michele Lamberti | |
PresentazioneMolto tempo fa, quando ero ancora un ragazzino delle scuole medie, uno scout mi regalò un manuale per il riconoscimento degli uccelli.[1] Essendo cresciuto in un paese di campagna, ora pressoché unito alla città, ero abituato a passare interi pomeriggi nell'erba fin da piccolissimo.[2] Già alle elementari avevo fatto la mia prima collezione di insetti. Accadde così che quel manuale fu un provvidenziale mezzo, per passare dagli insetti agli uccelli. Da allora ho imparato a conoscere e riconoscere molte delle specie europee e anche alcune di quelle extra europee. Tutt'ora annoto sul mio breviario di sacerdote le osservazioni più rilevanti o più significative per me, che mi capita di fare durante la mia vita di prete. Questo libretto vuole essere un dono per te, carissimo lettore: un dono fatto da fratello a fratello, da figlio di Dio a figlio di Dio. Se poi esso ti spalancherà orizzonti che non hai ancora conosciuto o che già conosci in parte, dipenderà dalla tua volontà e dalla Grazia. Buona lettura. don Michele Lamberti [1] Era Uccelli d'Europa di BRUUN e SINGER. [2] Il paese è Roncadelle, vicino a Brescia. Introduzione In questo testo descrivo una delle mie passioni più belle e più antiche usando la prospettiva della Bibbia. La Bibbia è la Parola di Dio. E' la Parola di mio Padre. E' la Parola del mio Salvatore. Ed è per me una grande gioia aver scoperto che il birdwatching non è altro che una concretizzazione di un passo del vangelo: "Guardate gli uccelli del cielo".[1] Una gioia non minore è stato scoprire che nella Bibbia, cioè nelle parole sacre di Dio, si citano numerose specie di uccelli. Questi due fatti mi confermano tutt'ora che il mio interesse per la classe degli aves, è una cosa sana, una cosa buona, una cosa santa. Purchè ci siano alcune condizioni semplici. Di queste condizioni, di questi aspetti, tratto nella conclusione finale. Nel primo capitolo parlo invece delle specie citate dalla Sacra Scrittura, non avendo nessuna pretesa di esaustività.[2] Nel secondo capitolo descrivo i principali e più significativi rapporti degli uccelli con l'uomo, di cui parlano i testi sacri. Nel terzo elenco e commento le immagini, le metafore, le parabole, che hanno come riferimento gli uccelli. Nel quarto capitolo parlo dell'Artefice di queste meraviglie volanti. Infine, dopo la conclusione, semino una profezia e un particolare autobiografico. Capitolo primo Gli uccelli nella Bibbia: le specieGli uccelli (aves) sono una classe del regno animale. Le altre classi più note sono: pesci cartilaginei, pesci ossei, anfibi, rettili, mammiferi. La classe degli uccelli è poi ripartita in ordini. Ogni ordine si distingue per alcune caratteristiche presenti in tutti i suoi membri. Gli ordini di uccelli (che sono 29 o 33)[3] si differenziano successivamente in famiglie. Le famiglie in generi e i generi in specie. Eccezionalmente esistono anche delle sottospecie. Dalla classe (aves) alla specie (es. ceryle rudis) o alla sottospecie ( es. corvus corone cornix) abbiamo una crescente e progressiva definizione delle caratteristiche dell'animale, che ne rende sempre più esplicita la definizione e la classificazione. Ecco un esempio:Martin pescatore bianco e nero (frequente sul lago di Galilea) specie: rudis ( rude) genere: ceryle (blu) famiglia: alcedinidi (massicci, con becco lungo a fiocina) ordine: coraciformi (terzo e quarto dito saldati alla base, becco robusto, piumaggio colorato) sottoclasse o superordine: neognati (becco senza denti, penne normali) classe: uccelli (penne, sangue caldo, ali, zampe prensili, ossa cave e leggere, vista notevole) sottotipo: vertebrati (scheletro interno cartilagineo od osseo) phylum o tipo: cordati (simmetrici, i cui embrioni hanno un cordone nervoso tubulare dorsale) gruppo: eumetazoi (animali provvisti di tessuti e sistemi di organi) sottoregno: metazoi (animali con cellule specializzate e cavità digerenti) regno: animale (viventi che si nutrono di cibi organici, con cellule a membrana, mobili). Una definizione di specie è quella data nel 1940 dall'ornitologo Ernst Mayr: "Le specie sono gruppi di popolazioni naturali, che realmente o potenzialmente si riproducono fra loro e sono invece geneticamente isolati dagli altri gruppi". Le specie sono specializzate ecologicamente (abitudini e cibo) tanto da non competere con gli altri gruppi affini della stessa area. La causa principale della formazione delle specie è l'isolamento geografico. [4] Nella Bibbia, il nome generico per u.[5] è OF oppure OF KANAF. Nel caso di un singolo piccolo volatile il termine è ZIPPOR. Le specie bibliche sono qui presentate sinteticamente in ordine di rilevanza e non secondo l'ordine di classificazione.[6] Columbiformi (tortore e colombe)I nomi "colomba" (YONaH in ebraico) e "tortora" (TUR), raccolgono varie e diverse specie (essenzialmente dei due generi columba e streptopelia ). Si tenga presente che l'ebraico era una lingua povera, molto precedente alle nostre classificazioni.[7]La colomba compare subito nella Bibbia ed è fin da subito un animale amato e benedetto, che fa nascere sentimenti e pensieri di pace e di gioia: "Per vedere se le acque si erano ritirate dalla superficie della terra, Noè mandò fuori una colomba. Essa non trovò alcun luogo dove posarsi perché l'acqua ricopriva ancora tutta la terra. Tornò allora verso l'arca e Noè stese la mano e la portò dentro con lui. Noè aspettò ancora una settimana e mandò di nuovo la colomba fuori dell'arca. Verso sera essa tornò da lui: aveva nel becco un ramoscello verde di ulivo. Noè capì che le acque si erano ritirate dalla terra. Aspettò ancora un'altra settimana. Lasciò di nuovo andare la colomba la quale non tornò più da lui"(Genesi 8). YONaH è dunque un animale buono, puro, benedetto, ma è pur sempre un animale e un animale molto abbondante già a quell'epoca. Per questo l'ebreo, che ha ben chiara la scala ontologica degli esseri ( Dio è più dell'uomo, l'uomo è più dell'animale), non divinizza YONaH, anzi, fedele al mandato del Creatore[8], quando ha fame, mangia sia colombi che tortore. E fa ben più di questo: usa i colombi e le tortore per fare sacrifici.[9] Certo è che nella Bibbia le tortore e le colombe hanno un ruolo speciale: ritroveremo ancora YONaH nei capitoli seguenti. Personalmente, sono rimasto affascinato, durante il mio viaggio in Terra santa, dalle tortore delle palme. ![]() Passeriformi (corvidi)Se la colomba "bianca" è il più famoso degli uccelli biblici, non è però il primo che compare. La prima specie citata è il corvo (OReB), che, non trovando la terraferma, torna volando sempre all'arca, indizio che il diluvio è ancora gravido di conseguenze: "Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatto nell'arca e lasciò andare un corvo. Il corvo usciva e tornava indietro ogni volta" (Genesi 8). Da questo fatto tramandato per millenni viene la superstizione che il corvo nero è di malaugurio. Ma non è certo stato di malaugurio per Elia che invece veniva nutrito dai corvi: "Elia ubbidì all'ordine del Signore. Andò a stare oltre il Giordano, nei pressi del torrente Cherit. Al mattino i corvi gli portavano pane e carne e ancora pane e carne la sera" (1Re 17). Né fu mai considerato una creatura nefasta da Gesù, che era assolutamente libero da ogni pregiudizio inutile: "Osservate i corvi: non seminano e non raccolgono, non hanno né dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. Ebbene, voi valete molto più degli uccelli" (Luca 12).[10]La specie è essenzialmente corvus corax, non escludendo altri corvidi. Infatti in ebraico OReB stava ad indicare anche le altre specie di corvidi.[11] ![]() Galliformi (galli, quaglie, pernici) Anche il più umile e più anticamente allevato degli u. è nella Bibbia, segno che Dio non disprezza le cose quotidiane, le cose domestiche: "Quante volte ho voluto riunire i tuoi abitanti attorno a me, come una gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le sue ali" (Luca 13 et Matteo 23). Ed è sempre un gallo che compare nell'ora più terribile della storia umana universale: "Ebbene, restate svegli, perché non sapete quando il padrone di casa tornerà: forse alla sera, forse a mezzanotte, forse al canto del gallo o forse di mattina..." (Marco 13) et "Allora Pietro gli disse: - Anche se tutti gli altri perderanno ogni fiducia, io no-. Gesù replicò: - Io invece ti assicuro che oggi, proprio questa notte, prima che il gallo abbia cantato due volte, già tre volte avrai detto che non mi conosci-. " (Marco 14). I galli compaiono dunque nella Sacra Scrittura ad indicare: da un lato l'amore immenso di Dio per ciascuno di noi (la chioccia con i pulcini), dall'altro la nostra incapacità di rispondere, con le nostre sole forze, a questo amore in modo adeguato e fedele (il gallo di Pietro).[12] Dopo i galli abbiamo le quaglie (coturnix), gli u. della Provvidenza, chiamati in ebraico SeLaW. Un forte vento ne fa atterrare in abbondanza nel deserto, durante la migrazione (migrazione stagionale delle quaglie e migrazione di liberazione degli ebrei). Questo fatto, accaduto nel XIII secolo a.C alle tribù di Israele guidate da Mosè, si è impresso nella memoria storica del popolo con una forza notevole e lo ritroviamo in numerosi testi: Esodo 16, Numeri 11, Salmo 78/77, Salmo 105/104, Sapienza 16, Sapienza 19... Infine abbiamo le pernici (alectoris e perdix), citate in due metafore. Una di Davide sulla caccia all'uomo (1Samuele 26) e una di Geremia sugli uomini ladri e ingiusti (Geremia 17). Personalmente ho visto varie pernici (KoRE) nella zona del Neghev. ![]() Falconiformi Il termine generico per u. rapaci è AYIT o AYYAH. Troviamo nella Bibbia: aquila[13], falco[14], milvus[15], accipiter, buteo, pandion, circus, haliaeetus, hieraaetus, circaetus, neophron, gypaetus, gyps, torgos . Levitico11 e Deuteronomio 14, i due capitoli sugli animali puri e impuri, raccolgono il maggior numero di specie di rapaci concentrati in poche righe, benchè l'etimologia sia incerta e abbia dato origine a varie traduzioni in italiano nel corso dei secoli: "Tra gli uccelli, ecco quelli che non dovete mangiare: NESHER (aquila, avvoltoio), PERES (gipeto, ossifraga), OZNIYAH (falco pescatore, aquila di mare, avvoltoio), AYAH (falco, nibbio, pecchiaiolo), RAAH e DAYAH (ogni specie di falco), OREB (ogni specie di corvo), BAT HAYA'ANAH (struzzo), TAHMAS (succiacapre, civetta, falco), SHAHAF (gabbiano), NEZ (ogni specie di sparvieri), KUS (gufo), YANSHUF (gufo reale, ibis), TINSHEMET (cigno, barbagianni), QAAT (pellicano), RAHAMAH (folaga, capovaccaio), SHLAKH (martin pescatore-alcione, smergo, falco pescatore, cormorano), HASIDAH (cicogna), ANAFAH (ogni specie di airone), DUKIFAT (upupa) e il pipistrello" (Deuter 14,12-19) .[16] E' evidente per i rapaci, come per altre le specie, che si è risaliti ai nomi dell'attuale classificazione scientifica, in seguito ad un ragionamento che ha preso in esame diversi fattori: la lingua ebraica, le specie attuali del territorio geografico biblico, i dati raccolti dalle tradizioni ornitologiche locali. Si tenga inoltre presente che esistono diverse versioni della Bibbia ebraica (come pure della Bibbia greca e di quella latina). Esistono cioè antichi scritti dei medesimi testi, fatti da redattori diversi, che sono identici nella sostanza, ma che possono avere dettagli e sfumature differenti.[17] Per il resto mi affido ai libri e alle ricerche fatti da altri prima di me, convinto che siano stati sufficientemente accurati.Riguardo i rapaci di Israele, io ne ricordo due specie durante la mia permanenza in Terra santa: grifoni e aquile anatraie. I grifoni in volo nel deserto del Neghev lungo il canyon di Mitzpe Ramon, a sud di Beersheva. Le aquile anatraie (clanga o pomarina) in migrazione nella zona più verde e più a nord della Giudea. Strigiformi Gufi, civette, allocchi, assioli, barbagianni, dunque: asio, bubo, athena, otus, strix, tyto. Sono queste le specie di rapaci notturni, indicate nella Bibbia: YaNSHUF (gufo reale oppure ibis), SE'IRIM (assiolo?), KUS (assiolo o civetta), TiNSHeMeT (barbagianni oppure cigno), TaHMaS (civetta o falco).[18] Come si vede non c'è molta certezza, per adesso, sul significato esatto di alcuni antichi nomi ornitologici biblici. Certo è invece che gufi e civette indicavano spesso solitudine e abbandono, desolazione e morte. Il motivo è semplice. I rapaci notturni hanno sempre frequentato e frequentano tuttora volentieri i luoghi tranquilli e ricchi di anfratti per la nidificazione. I ruderi di edifici umani sono luoghi che ben sostituiscono le cavità delle rocce naturali. Eccoli dunque in Isaia: "Lì si raduneranno gli animali del deserto e i gufi vi costruiranno i loro nidi. Sarà abitata dagli struzzi, e capre selvatiche si aggireranno tra le sue rovine" (Isaia 13). E ancora in Isaia, con più chiarezza di particolari: "Il suo territorio resterà deserto per sempre e nessuno più l'attraverserà. L'occuperanno il pellicano e il riccio, le civette e i corvi l'abiteranno. Il Signore lo farà ritornare alla desolazione e all'oscurità che esistevano prima della creazione. Non ci sarà più nessuno per regnare sul paese; i nobili e i capi scompariranno tutti. Le spine, le ortiche e i rovi riempiranno palazzi e fortezze. Queste diventeranno il rifugio degli struzzi e la tana degli sciacalli. Le bestie feroci vi si raduneranno, le capre selvatiche si lanceranno il richiamo...Vi si anniderà il serpente, deporrà le sue uova, le farà schiudere e avrà cura dei piccoli. Vi si raduneranno anche gli avvoltoi, l'uno alla ricerca dell'altro" (Isaia 34). Stesso genere di citazioni riguardo gli strigiformi abbiamo in: Salmo 102/101, Ezechiele 31. Personalmente, quando sono stato in Terra santa, ho udito più volte il profondo e cupo verso di un gufo reale, che stava in una cavità, nella parete rocciosa che si trova sotto l'osservatorio del canyon di Mitzpe Ramon.StruzziGli struzzi (struthio) compaiono nei testi che parlano di desolazione e luoghi abbandonati: "Vi avranno le loro tane le linci e gli sciacalli, vi si stabiliranno gli struzzi, perché quella terra non sarà più abitata, né popolata" (Geremia 50). Inoltre lo struzzo è preso come metafora per i versi di dolore: "Per questo io, Michea, gemerò e farò lamenti. Come segno di dolore camminerò scalzo e nudo, urlerò come uno sciacallo, mi lamenterò come uno struzzo" (Michea 1). Ma è in Giobbe che lo struzzo compare con tutta la sua potenza e velocità: "Lo struzzo batte festoso le ali, ma non riesce a volare come la cicogna; lascia le sue uova a terra, le fa riscaldare nella polvere e dimentica che un piede le può schiacciare o che gli animali possono calpestarle. Maltratta come estranei i suoi piccoli e non capisce che spreca il suo lavoro. Non agisce con intelligenza, perché Dio gli ha negato la saggezza; ma quando si lancia nella corsa, se la ride del cavallo e del cavaliere" (Giobbe 39). Il termine ebraico per struzzo è BaT HAYa'ANaH.Passeri Il termine ebraico che indica i passeri è ZiPPOR o TSPOR.[19] Questa parola indica anche gli uccelletti del tipo dei passeri, a causa della povertà della antica lingua ebraica. [20] I passeri dovevano essere una specie abbondante già a quel tempo e viene ricordata insieme alla rondine come una creatura comune e familiare: "Mi avvicino al Dio vivente, cuore e sensi gridano di gioia. Anche il passero trova la casa, la rondine il nido dove porre i suoi piccoli presso i tuoi altari, Signore" (Salmo 83/84). La ritroviamo, sempre insieme alla rondine, anche nei proverbi : "Come passero che svolazza, e rondine che volteggia, così la maledizione ingiusta non avverrà" (Proverbi 26) . Gesù Cristo stesso richiama i passeri quando parla della Provvidenza[21]: "Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nessun passero cade a terra se Dio, vostro Padre, non vuole. Quanto a voi, Dio conosce anche il numero dei vostri capelli. Perciò non abbiate paura: voi valete più di molti passeri!" (Matteo 10). Rondini e rondoniHirundinidae e apodidae sono presenti nella bibbia con i nomi di DROR (DeROR) e SUS, indicando la rondine e il rondone. Sono i nidificanti familiari (Salmo 83/84 e Proverbi 26) con una caratteristica specifica ben conosciuta: "Anche la cicogna nel cielo conosce i suoi tempi; la tortora, la rondine, il rondone e la gru i giorni del ritorno" (Geremia 8). Oltre alla migrazione della rondine è ben noto il cinguettio a volte lamentoso e insistente: "Pigolo come una rondine, gemo come una colomba" (Isaia 38).Gru AGUR è la gru, che come le rondini passa regolarmente ogni anno in migrazione nella sua stagione: "Anche la cicogna nel cielo conosce i suoi tempi; la tortora, la rondine, il rondone e la gru i giorni del ritorno" (Geremia 8).[22] ![]() Cicogne HaSIDaH il "pio", perchè condivide il cibo con i compagni, è la cicogna migratrice (Geremia 8), che non si può mangiare (Lev 11 e Deuter 14). Della cicogna erano famosi già prima di Cristo i grandi nidi: "Sugli alberi del Signore, sui cedri del libano: là gli uccelli fanno il loro nido e la cicogna ha la sua casa" (Salmo 103/104). La cicogna, grande uccello dalle ali maestose bianche e nere, entra anche nelle visioni dei profeti: "L'angelo che parlava con me mi si avvicinò e mi disse: -Alza gli occhi e osserva ciò che appare-. Ed io vidi venire due donne e il vento agitava le loro ali perché avevano ali come di cicogne" (Zaccaria 5). ![]() Cormorani e pellicani E' forse il cormorano (Phalacrocorax carbo) lo SHLaKH non commestibile di Lev 11 e Deuter 14. In Isaia 34 e in Sofonia 2 ritroviamo in alcune traduzioni il cormorano, ad indicare un frequentatore di luoghi abbandonati e in rovina: "Il Signore agirà contro la regione a nord: distruggerà l'Assiria e ridurrà Ninive in rovina, in una terra desolata come il deserto. Vi riposeranno le greggi e animali di ogni specie: il cormorano (pellicano) e il riccio abiteranno tra le colonne in rovina. Dalle finestre delle case devastate fin dalle fondamenta, con le travi di cedro messe a nudo, si sentiranno stridere gli uccelli (sparvieri)". Come appena letto, in alcune traduzioni anziché il cormorano (SHLaKH) troviamo il pellicano (QAAT) che indicherebbe comunque un animale che frequenta luoghi abbandonati. Si deve tenere sempre presente che la Bibbia nasce come un racconto orale, trasmesso per generazioni e generazioni prima di essere messo per iscritto da vari redattori. Questo è il motivo per cui abbiamo anche nell'ebraico versioni diverse. ![]() Ibis In alcune traduzioni lo YaNSHUF di Lev e Deuter fu tradotto con "ibis". Ma pare proprio che non sia la traduzione esatta, essendo YaNSHUF molto probabilmente il gufo reale. Troviamo però l'ibis in Giobbe 38: "Chi ha dato all'ibis la sapienza e al gallo l'intelligenza?". Qui "ibis" è TUHOT da THOT la statua a forma di ibis degli egizi. Quanto alla loro intelligenza, si faceva risalire alla capacità dell'ibis di preavvertire le piene del fiume Nilo. Mentre il gallo avrebbe quella di prevedere la pioggia. ![]() Gabbiani C'è anche il gabbiano, un laride dell'ordine dei caradriiformi, nella Bibbia. E' questo lo SHaHaF impuro e dunque non commestibile di Lev e Deuter, tradotto dall'ebraico in latino da san Girolamo come "larus". Tra i caradriiformi, pur non essendo citato nella Bibbia, c'è anche l'occhione (burhinus oedicnemus). Ed è proprio un piccolo gruppo di occhioni che vidi nel Neghev con mia sorpresa. ![]() Aironi ANaFaH è l'airone. Il suo nome è presente nell'elenco consueto dei non commestibili ed ha una particolarità. Deriva da ANaF che significa "litigare". Si vede che agli antichi ebrei accadeva di vedere aironi battibeccare tra loro, forse in qualche garzaia sul fiume Giordano... Per il motivo già ripetuto in precedenza è chiaro che ANaFaH indica i vari ardeidi e non uno in particolare. Per esempio nella versione greca abbiamo: "nuktikoraka", nitticora. ![]() Usignolo Nel Cantico dei cantici, testo sacro poetico per eccellenza, abbiamo questi versetti: "È finito l'inverno, sono terminate le piogge. Già spuntano i fiori nei campi, la stagione del canto ritorna. Si sente cantare la tortora". Ora, la parola per "canto" è ZaMIR. Secondo alcune interpretazioni quel ZaMIR non è un canto generico, ma è il canto dell'usignolo. Per cui la frase suonerebbe così: "Già spuntano i fiori nei campi, la stagione dell'usignolo è tornata". ![]() Martin pescatore SHLaKH, la creatura che la legge mosaica vieta di mangiare, è forse un martin pescatore. Certamente è un uccello che vive e pesca sull'acqua, essendo stato tradotto in varie edizioni come: martin pescatore, alcione, smergo, falco pescatore, cormorano. Personalmente ho un bel ricordo circa i martin pescatori di Israele. Il primo che avvistai era nel deserto ed era una freccia verde e azzurra, lungo una piccola e aperta condotta artificiale, sul fianco di una collina completamente spoglia e assolata. Non lo riconobbi subito, essendo più grande di quello che sapevo. Quale uccello verde e azzurro poteva mai sfrecciare lungo uno stretto canale nel deserto israeliano? Ci pensai e ripensai, finchè sciolsi l'enigma una volta giunto sulle rive del lago di Gesù, in Galilea. Lì era un tripudio di alcedinidi: martin pescatori di Smirne, martin pescatori bianchi e neri, martin pescatori "comuni". Ogni parte del lago ne aveva qualcuno delle tre specie che pescava qua e là. ![]() Succiacapre TaHMaS, il nome che in Lev e Deuter viene dopo BaT HAYa'ANaH (struzzo) , è interpretato sia come succiacapre che civetta o falco. ![]() Cigno TiNSHeMeT, altra creatura che non si può mangiare, è tradotto a volte come "barbagianni" e altre volte come "cigno". Ciò che li lega è il colore bianco. Altro legame non ne vedo...Folaga ![]() RaHaMaH, sempre del famoso elenco, è stato anche tradotto come "folaga", ma più probabilmente è il capovaccaio. Misteri dei redattori... Upupa Per quanto riguarda DUKIFaT (Lev 11 e Deuter 14) andiamo invece più tranquilli, essendoci una concordanza fin dalle origini: "epops" il testo greco e "upupa" quello latino.Ossifraga L'ossifraga è entrata nella Bibbia per miracolo. Infatti come avrebbero mai potuto essere tentati di mangiare l'ossifraga gli ebrei, essendo questo un uccello dell'Antartide? Eppure in certe bibbie italiane si trova l'ossifraga (macronectes giganteus) tra le famose specie vietate.[23] Questa ultima specie ci mostra quanto sia maturata la conoscenza umana circa gli animali e quanto si siano perfezionati i testi tradotti. L'ossifraga nasce forse da un malinteso. Mi immagino infatti il povero traduttore che parlando con un ebreo sentiva dire: "Sì, è quell'uccello che prende le ossa e la lascia cadere fino a che sono rotte e poi ne mangia il midollo". Il traduttore italiano tornava in Italia, prendeva un libro sugli u. e leggeva: "ossifraga". "Frantumatore di ossa - pensava - Sì! E' certamente l'animale di cui mi ha parlato quel vecchio israelita!". E invece, come suggeriscono alcune traduzioni moderne, si tratta di tutt'altro tipo di creatura: il gipeto o avvoltoio barbuto. Quello sì che vive o viveva certamente anche in Israele, quello sì che ha l'abitudine di portare con sé le ossa in volo per poi lasciarle cadere e mangiarne il contenuto... ![]() Ossifraga (macronectes giganteus) ![]() Gipeto (gypaetus barbatus) Capitolo secondo Gli uccelli nella Bibbia: i rapporti con l'uomoInterazioni ordinarieDal numero di citazioni degli u. in generale o delle varie specie in particolare, si deduce che questi animali sono sempre stati molto diffusi nella terra santa e gli uomini ci hanno sempre avuto a che fare sin dai tempi di Abramo. La prima e più frequente forma di relazione tra ebrei e u. è quella segnata dalle leggi della natura, in primis: alimentazione e nidificazione. E' infatti l'istinto a farli volare in cerca di cibo, oppure a farli nidificare in zone adatte come le rovine umane o gli anfratti degli edifici. Abbiamo così una serie di citazioni che parlano degli u. che si cibano, anche causando danni oppure nutrendosi dei cadaveri umani: -"Non abbandonare in preda al nibbio la vita della tua tortora" (Salmo 73/74) -"Il cesto superiore era colmo di ogni tipo di focacce, della qualità preferita dal faraone, ma alcuni uccelli venivano a beccare nel cesto sul mio capo" (Genesi 40) -"Un contadino andò a seminare, e mentre seminava alcuni semi andarono a cadere sulla strada: vennero allora gli uccelli e li mangiarono" (Matteo 13) -"Abramo si procurò tutti questi animali, li tagliò in due e mise ogni metà di fronte all'altra. Ma non divise gli uccelli. Alcuni rapaci si precipitarono su quelle bestie morte, ma Abram li scacciò" (Genesi 15) -"Dove sarà il cadavere, là si raduneranno gli avvoltoi" (Matteo 24) -"Poi vidi un angelo, in piedi nel sole. Egli chiamò a gran voce tutti gli uccelli che volano alto nel cielo: -Venite, radunatevi per il grande banchetto di Dio: mangerete carne di re, di comandanti di esercito, di eroi, di cavalli e di cavalieri, di liberi e di schiavi, di piccoli e di grandi-" (Apoc 19).[24] Parimenti abbiamo testi sulla nidificazione in ambienti umani abitati o desolati: -"Gesù diceva: -A che cosa somiglia il regno di Dio? A che cosa lo posso paragonare? Esso è simile a un piccolo granello di senape che un uomo prese e seminò nel suo orto. Quel granello crebbe e diventò un albero, e gli uccelli vennero a fare il nido tra i suoi rami-" (Luca 13) -"Anche il passero trova la casa, la rondine il nido dove porre i suoi piccoli presso i tuoi altari, Signore" (Salmo 83/84) -"Sono come un gufo tra le rovine" (Salmo 101/102) -"Le loro case resteranno deserte: gli animali vi faranno le loro tane, i gufi le abiteranno e gli struzzi vi faranno il nido" (Isaia 13).[25] Un altro aspetto delle interazioni ordinarie tra l'uomo e gli u. relativo alle leggi di natura è quello dato dalla migrazione e dagli episodi rari... Per quanto riguarda le migrazioni abbiamo testimonianze nel libro dell'Esodo, quando la Provvidenza, usando il vento, devìa uno stormo di quaglie nell'accampamento di Mosè mentre sta attraversando il deserto (Esodo 16).[26] E poi abbiamo altri testi nei libri profetici: -"Il mio popolo seguirà me, il Signore. Io ruggirò come un leone, e allora i miei figli accorreranno dall'occidente, torneranno dall'Egitto come uccelli, verranno dall'Assiria come colombe. Io li farò abitare di nuovo nelle loro case. Sono io, il Signore, che lo affermo" (Osea 11) -"Anche la cicogna nel cielo conosce i suoi tempi; la tortora, la rondine, il rondone e la gru i giorni del ritorno" (Geremia 8). Circa gli episodi rari si legga il libro di Tobia al capitolo secondo, riguardo le feci degli u. , che già nell'antichità in certi casi erano causa di danni, come tutt'ora capita a volte nelle città infestate dai piccioni...[27] Caccia e allevamento Gli u. commestibili sono una delle fonti di cibo più antiche dell'uomo. In tutte le popolazioni i nostri avi li hanno cacciati e mangiati per sopravvivere, giungendo poi a selezionare alcune specie per ottenere più cibo e miglior cibo. Anche ai tempi di Gesù gli u. venivano catturati e venduti per essere mangiati, oltre che per essere sacrificati a Dio: "Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nessun passero cade a terra se Dio, vostro Padre, non vuole. Quanto a voi, Dio conosce anche il numero dei vostri capelli. Perciò non abbiate paura: voi valete più di molti passeri!" (Matteo 10). La caccia è ben conosciuta nella Bibbia, sin dai tempi di Noè: -"Tutti gli animali della terra e tutti gli uccelli del cielo sono dati in vostro potere con tutti i pesci del mare. Tutto ciò che si muove ed ha vita vi sarà di nutrimento, come anche ogni erba verde" (Genesi 9). Mosè la regolamentò stabilendo le specie cacciabili e quelle non commestibili e dunque non cacciabili (Lev 11 e Deuter 14). Fu sempre Mosè che integrò anche la caccia nella religione imponendo una norma cultuale (e anche sanitaria) ai cacciatori: "Se un Israelita o uno straniero, che vive tra gli ebrei, va a caccia e prende un animale o un uccello che si può mangiare, ne deve spargere il sangue e coprirlo con la terra. Infatti, poiché è una creatura viva, la sua vita è nel suo sangue; per questo il Signore ha dichiarato: -Voi non mangerete il sangue di nessuna creatura, perché la vita di ogni creatura risiede nel suo sangue- " (Lev 17). Anche re Davide era un cacciatore e sapeva quali specie erano migliori e più appetibili: "Disse re Davide -Sono venuti a darmi la caccia, come si dà la caccia alle pernici sui monti- " (1 Samuele 26). La selvaggina era anche oggetto di allevamento e mercato: "Come uccellatori tendono i loro lacci...come gabbie piene di uccelli..." (Geremia 5). Per la caccia usavano sia trappole e lacci, come abbiamo visto, che reti: "Come un uccello che si getta nella rete e non sa che perde la vita" (Proverbi 7).[28] Circa il mercato e l'allevamento di u. la testimonianza più clamorosa è quella del vangelo, quando Gesù rovescia le gabbie nel tempio: "Gesù entrò nel cortile del tempio. Cacciò via tutti quelli che stavano là a vendere e a comprare, buttò all'aria i tavoli di quelli che cambiavano i soldi e rovesciò le sedie dei venditori di colombe" (Matteo 21). La contemplazione L'uomo da sempre non ha solo cacciato gli u., ma li ha anche ammirati per la loro caratteristica più stupefacente: il volo. Osservare il volo degli u. e usarne l'immagine per descrivere alcune situazioni umane è cosa insita anche nella Sacra Scrittura. Così il volo diventa metafora della vita [29], della potenza salvatrice di Dio[30], della violenza dei guerrieri [31], della neve mandata dal Cielo [32] , dei figli che ritornano dall'esilio [33], di altre cose e soprattutto della libertà: "Io, il vostro Dio, il Signore, vi assicuro che interverrò contro i lacci con i quali vi danno la caccia come uccelli. Vi strapperò dalle loro catene e libererò la gente che hanno catturato. Straccerò i vostri veli, libererò il mio popolo dal loro potere e non sarete più una preda. Allora riconoscerete che io sono il Signore"(Ezechiele 13). Questa libertà divina è profetizzata dalla libertà di cui gli u. sono un simbolo fin dall'antichità: "Chi mi darà ali come di colomba per volare via lontano dalle miserie della vita?" (Salmo 54/55). Detto questo, gli autori sacri, non hanno mai dimenticato la concretezza reale, ordinaria, e priva di ogni simbologia , del volo degli u.: -"Sopra di loro svolazzano i pipistrelli, le rondini e gli altri uccelli" (Baruc 6). Intendo dire che le persone sane e sapienti, anche quando usano le metafore e i simboli, non dimenticano l'oggettiva realtà di ciò che assurge a simbolo. Sanno distinguere ciò che è concreto e oggettivo da ciò che è frutto dello spirito umano.[34] La compagnia lieta L'assenza delle creature animali dagli habitat umani è cosa triste. Le creature animali possono essere certamente noiose e dannose in certi casi, ma, dopo aver preso i provvedimenti adeguati e trovato il giusto equilibrio, è certo che la presenza degli altri viventi intorno a noi è piuttosto interessante e piacevole. Anche il profeta Osea, per esprimere una situazione di grande desolazione dice: "Il paese è in lutto e chiunque vi abita deperisce ; persino le bestie dei campi, gli uccelli del cielo e i pesci del mare scompaiono" (Osea 4).[35] Viceversa nel Cantico dei cantici per esprimere la gioia dell'amore si dice: "È finito l'inverno, sono terminate le piogge. Già spuntano i fiori nei campi, la stagione dell'usignolo ritorna. Si sente cantare la tortora. I fichi già danno i primi frutti, le viti sono in fiore e mandano il loro profumo. Andiamo, amica mia, mia bella, vieni. Colomba mia" (Ctc 2). E' così che gli antichi "giocavano con gli u. del cielo"[36] e godevano il "canto soave degli u. tra i rami frondosi".[37] I sacrifici Il primo uomo della Bibbia che sacrifica a Dio un animale della classe degli aves è Noè. Infatti Noè ("consolazione") dopo essere sceso dall'Arca "eresse un altare al Signore, prese alcuni tra gli animali e gli uccelli puri e lì offrì in olocausto" (Genesi 8). Gli animali venivano sacrificati in quanto creature belle, buone, degne di essere offerte a Dio.[38] I sacrifici rientrano nella religiosità biblica (umana!), esprimono adorazione, comunione, espiazione, e sono riconducibili a simboli e gesti naturali e ordinari: il pane, il vino, l'olio, il sangue, il pasto, il dono, l'offerta, il digiuno, la richiesta di perdono, la festa per il raccolto.[39] I sacrifici antichi avevano tre significati: l'olocausto ("tutto bruciato" quindi tutto offerto a Dio in segno di adorazione e sottomissione), il sacrificio di comunione (parte offerto a Dio e parte mangiato dai partecipanti ad esprimere il desiderio di comunione con Dio e con i fratelli), il sacrifico espiatorio ( "il capro espiatorio", animali che venivano mandati a morire per stornare dai colpevoli la punizione divina). I sacrifici potevano essere di sangue (uccisione e offerta di creature vive) o pacifici (offerta di prodotti della terra) ed erano proporzionati alle tasche degli offerenti: i ricchi offrivano buoi e vitelli, i benestanti pecore e capre, i poveri tortore e colombe, i miserabili ("coloro di cui bisogna avere compassione") offrivano manciate di farina o piccoli uccelletti. Maria e Giuseppe, che erano poveri, offrirono per il "battesimo" di Gesù (la circoncisione) due colombi.[40] I riti e le liturgie sacrificali sono ampiamente descritti nel libro del Lev.[41] Fu Gesù Cristo stesso a spazzare via tutta questa tradizione un po' sanguinaria con l'istituzione dell'Eucaristia. Inizialmente egli buttò letteralmente all'aria i sacrifici animali, perché erano diventati occasione di ingiustizie più che di religione [42], e successivamente diede inizio ad una nuova forma, unica e definitiva, di sacrificio a Dio: quella del pane e del vino.[43] La Provvidenza Se consideriamo i rapporti tra gli u. e gli esseri umani nella Bibbia, dobbiamo necessariamente considerare anche un tipo di relazione straordinario, significativo per eccellenza, determinato dalla Provvidenza. E' questo il caso delle quaglie di Mosè[44], dei corvi di Elia[45], delle rondini di Tobia .[46] Si tratta cioè di quei fatti, di quegli eventi, di quelle interazioni tra noi e gli u. causati dalla Grazia, la quale, permeando e pervadendo tutto il cosmo e ogni creatura, le muove per compiere la sua volontà.[47] Anche Gesù stesso fu oggetto di esperienze simili, quando Dio scelse una colomba per manifestare agli uomini la presenza dello Spirito Santo nel suo Figlio.[48] Capitolo terzo Gli uccelli nella Bibbia: immagini, metafore e paraboleIl linguaggio umano nasce e si sviluppa immerso in un contesto. E' la vita che plasma il linguaggio ed è il linguaggio che plasma la vita. Noi utilizziamo oggi nei nostri discorsi ordinari parole legate al mondo dell'informatica e delle tecnologie del nostro tempo. Così pure in ogni epoca gli uomini vissuti prima di noi hanno usato parole nate dal loro contesto. Le parole nuove più efficaci e più semplici entrano nel linguaggio universale e permangono generazione dopo generazione. Il contesto biblico è quello di popolazioni immerse nei ritmi del creato, a diretto e quotidiano contatto con la natura e le sue creature. E' dunque naturale che ci sia un'abbondanza di testi biblici che usano anche gli u. per parlare delle cose umane. Dio Il messaggio principale della Bibbia è questo: Dio c'è. Dio esiste ed è il migliore dei Padri per tutti coloro che decidono di conoscerlo e di amarlo. L'ostacolo principale alla religione e alla fede è dunque l'idolatria.[49] Contro l'idolatria si scagliano tutti i profeti e gli apostoli, sviscerando in ogni epoca gli idoli del tempo.[50] Degli idoli la Bibbia dice, tra le altre mille cose: "Perché non capite che queste immagini non sono dei? Le statue non sanno salvarsi dalle guerre e dalla rovina! Non sono altro che legno dipinto. Nulla possono, simili a cornacchie tra il cielo e la terra " (Baruc 6). Dinanzi a Dio, gli idolatri sono come quei figli di cui parla Geremia: "Anche la cicogna nel cielo conosce i suoi tempi; la tortora, la rondine, il rondone e la gru i giorni del ritorno, ma i miei figli non si ricordano di tornare dal loro Creatore" (Geremia 8). Proprio per amore di tutti i suoi figli, santi o peccatori, Dio ha seminato nel mondo la sua parola, come un seminatore, sapendo che c'è ancora della terra buona, dove la parola produrrà molto frutto: "Gesù parlava di molte cose servendosi di parabole. Egli diceva: -Un contadino andò a seminare, e mentre seminava alcuni semi andarono a cadere sulla strada: vennero allora gli uccelli e li mangiarono. Altri semi invece andarono a finire su un terreno dove c'erano molte pietre e poca terra: questi germogliarono subito perché la terra non era profonda, ma il sole, quando si levò, bruciò le pianticelle che seccarono perché non avevano radici robuste. Altri semi caddero in mezzo alle spine e le spine, crescendo, soffocarono i germogli. Ma alcuni semi caddero in un terreno buono e diedero un frutto abbondante: cento o sessanta o trenta volte di più. Chi ha orecchi, cerchi di capire!-...-Ascoltate il significato della parabola del seminatore: Il seme caduto sulla strada indica chi sente parlare del regno di Dio, ma non capisce. Viene il maligno e ruba quel che è stato seminato nel suo cuore. Il seme caduto dove c'erano molte pietre indica chi ascolta la parola di Dio e l'accoglie con entusiasmo, ma non ha radici e non è costante; appena incontra difficoltà o persecuzione, subito si lascia andare. Il seme caduto tra le spine indica chi ascolta la parola, ma poi si lascia prendere dalle preoccupazioni di questo mondo e dai piaceri della ricchezza; tutto questo soffoca la parola di Dio ed essa rimane senza frutto. Infine, il seme caduto nel buon terreno indica chi ascolta la parola di Dio e la capisce. Egli la fa fruttificare ed essa produce cento o sessanta o trenta volte di più- "(Matteo 13). E perché mai Dio ha voluto parlare all'uomo? Il fine principale è quello di rendere partecipe l'umanità intera della stessa vita divina, della stessa gioia divina, affinché l'uomo possa dire: "Esulto di gioia all'ombra delle tue ali!" (Salmi 16, 61, 63). Per quanto apparentemente non sia così chiaro ed evidente agli occhi di chiunque, di fatto ogni bene è nelle mani di Dio e Dio ne può e ne vuole ricolmare tutti gli uomini: "Come gli uccelli proteggono i loro piccoli così Io, il Signore dell'universo, li proteggerò, li difenderò e li salverò" (Isaia 31). In effetti, in una prospettiva di fede, non appare per niente strano che Colui che ha creato il cosmo e plasmato le specie, possa benedirci nello spirito e nel corpo: "Benedici il Signore anima mia, benedici il Signore che ti risana da ogni male e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza" (Salmo 102/103), "Quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi" (Isaia 40). [51] Io me lo immagino così, Dio, come un Padre che sta ad aspettare lo stormo immenso dei suoi figli: "Sembra una nuvola che avanza, uno stormo di colombe in volo verso le colombaie! Gente d'oltre mare viene verso il Signore, ritornano i tuoi figli carichi di oro e di argento. Vengono a glorificare il Signore, il tuo Dio, il Santo di Israele (Isaia 60). Circa il rapporto tra gli esseri umani e il Creatore del cosmo, gli u. sono usati nella Bibbia anche per sottolineare l'onniscienza divina: "Non parlare male del tuo Signore, neppure con il pensiero, perché un uccello del cielo gli riferisce la tua voce e un volatile le tue parole" (Qoelet 10). I rapporti umani Oltre chè al rapporto tra Dio e l'uomo, la Sacra Scrittura dedica gran parte delle sue riflessioni sul tema del rapporto tra l'uomo e l'uomo. Restando qui solamente nell'ambito delle metafore che utilizzano gli u., troviamo: consigli ai giovani su come evitare le trappole della vita[52], indicazioni su come conservare le amicizie[53], su come trattare i beni materiali[54], su come perseverare nella proprie decisioni[55], su come parlare con sapienza[56], su quanto valga la pena essere leali e sinceri .[57] Si sottolinea così che i buoni vivranno bene e i cattivi vivranno male, poiché: "Ogni animale ama la sua specie e ogni uomo trova chi gli è simile" (Siracide 13). Anche le situazioni di lotta e di aggressione hanno nel mondo ornitico esempi calzanti: "Mi hanno dato la caccia come si dà alle pernici sui monti" (1Samuele 26), "Come un uccello la nostra vita è scampata al laccio dei cacciatori" (Salmo 123/124). La gioia e il dolore Ho già scritto nel secondo capitolo, al tema "la compagnia lieta", quanto la presenza degli u. e il loro canto fossero segni e occasione di gioia per gli uomini della Sacra Scrittura. Vediamo ora come gli u. diventano anche espressioni figurate del dolore umano. Iniziamo con Ezechia, uno dei pochissimi re giusti ricordati nella Bibbia, [58] che, malato, prega Dio che poi lo guarirà: "Pigolo come una rondine, gemo come una colomba" (Isaia 38). Anche il profeta Michea, piangendo per il suo popolo che è caduto in rovina a causa dell'idolatria, dice: "Manderò ululati come gli sciacalli, grida lamentose come gli struzzi" (Michea 1). E' sempre Michea che si fa portavoce del dramma della sua gente invitando la nazione al pentimento e alla conversione: "Tagliati i capelli, rasati la testa, renditi calva come un avvoltoio, perché i tuoi figli vanno in esilio lontani da te" (Michea 1). La desolazione e la tristezza sono espresse attraverso la figura degli u. anche nei salmi: "Sono come un pellicano nel deserto, come un gufo in mezzo alle rovine. Veglio insonne e gemo come un passero solitario sopra un tetto" (Salmo 101/102). I fenomeni naturali La Bibbia è anche poesia. E nella poesia è frequente trovare gli u. così come nella narrativa mondiale.[59] E la poesia emerge nei testi sacri quando si contemplano i fenomeni della natura come la neve e i mutamenti del cielo: "Come uccelli che planando si abbassano, così Dio spande la neve" (Siracide 43), "Le nubi volano via come uccelli" (Siracide 43). L'aquila Tra tutte le specie di volatili, ce n'è una che ha sempre esercitato un fascino speciale sull'uomo: l'aquila. Non entro qui ovviamente nel dettaglio di dove e quanto l'aquila sia presente nei simboli, nei nomi, nelle storie e leggende. Né intendo dilungarmi sui motivi di tale fascino, essendo piuttosto evidenti per chi conosce gli animali. Qui ci si limita al testo sacro, che pur essendo un testo religioso, dedica all'aquila il maggior numero di citazioni rispetto a tutte le altre specie, esclusa forse la colomba. L'aquila è citata innanzitutto tra gli animali che non si possono mangiare né sacrificare a Dio nei due passi già descritti di Lev 11 e Deuter 14. Essa è sinonimo di potenza e dunque di salute vigorosa e piena di energia: "Benedici il Signore anima mia, benedici il Signore che ti risana da ogni male e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza" (Salmo 102/103), "Quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi" (Isaia 40). Essa è anche, come in tutte le tradizioni planetarie, simbolo militare, usato per esprimere la velocità e l'efficacia di chi combatte, amico o nemico che sia: "I loro cavalieri vengono da lontano, arrivano veloci, volano come l'aquila che si precipita sulla preda"(Abacuc 1), "I nostri inseguitori erano più veloci delle aquile" (Lamentazioni 4), "Saul e Gionata, cari e amati, erano uniti nella vita, uniti nella morte, veloci come aquile, forti come leoni" (2 Samuele 1). Essa è simbolo non solo della potenza umana, ma anche della potenza divina, che a volte interviene nella storia per colpire e punire gli empi: "Trascineranno via anche i più piccoli del gregge, come aquila che si leva in alto e plana, così il Signore spiegherà le sue ali su di loro"(Geremia 49). Al giudizio divino infatti nessuno può sfuggire, come chiarisce il profeta quando minaccia i superbi: "Anche se tu mettessi il tuo nido in alto come l'aquila, di lassù ti farei precipitare" (Geremia 49). Ma l'aquila non è solo il rapace conosciuto più veloce e potente, è anche quello che vola più in alto e che passa lungo tempo volteggiando in osservazione. Per questo diventa figura dei contemplativi, cioè di quel tipo di persone che sanno osservare la realtà e coglierne il senso profondo. Nella Chiesa l'aquila è diventata l'animale dell'evangelista Giovanni, il Capitolo quarto Gli uccelli nella Bibbia: il CreatoreUna delle verità che la Bibbia vuole dirci è che tutto ciò che esiste fu originariamente creato: "Figlio mio, abbi compassione di me, che per nove mesi ti ho portato in seno e per tre anni ti ho allattato. Ti ho allevato, ti ho dato il nutrimento e ti ho portato a questa età. Ti scongiuro, figlio mio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha creati dal nulla, e che questa è anche l'origine del genere umano" (2Maccabei 7).[61] E' il libro della Genesi in particolare a descrivere la creazione, in una successione quasi identica a quella confermata dalla scienza: luce (energia), cielo (cosmo), terra (masse planetarie), mari (acque planetarie), erba (alghe e vegetali), pesci (animali marini), u., animali terrestri, uomo.L'uomo è l'ultima delle creature divine, la più recente in ordine cronologico e la più perfetta in ordine ontologico. Essendo creato ad immagine di Dio[62], l'uomo è dunque ontologicamente superiore ai minerali, ai vegetali e agli animali. Per questo "ogni uomo è un re" [63] e "ogni cosa è al suo servizio" .[64] Anche le piante e gli animali sono a servizio dell'uomo, perché ne usi secondo le sue vere esigenze, e innanzitutto come cibo: "Tutti gli animali: il bestiame, gli uccelli, gli animali selvatici e i pesci, avranno timore e paura di voi. Di tutti potrete disporre: vi do per cibo tutto ciò che si muove e ha vita, come vi ho dato le piante" (Genesi 9). Questa inferiorità ontologica delle creature vegetali e animali è ribadita anche da Gesù stesso che dice a Pietro: "Il giorno dopo, mentre essi erano in cammino e stavano avvicinandosi alla città, Pietro salì sulla terrazza a pregare: era quasi mezzogiorno. Gli venne fame e voglia di mangiare. Mentre gli preparavano il pranzo, Pietro ebbe una visione. Vide il cielo aperto e qualcosa che scendeva: una specie di tovaglia grande, tenuta per i quattro angoli, che arrivava fino a terra. Dentro c'era ogni genere di animali, di rettili e di uccelli. Allora una voce gli disse: - Pietro, alzati! Uccidi e mangia!-. Ma Pietro rispose: - Non lo farò mai, Signore, perché io non ho mai mangiato nulla di proibito o di impuro-. Quella voce per la seconda volta gli disse: - Non devi considerare impuro quel che Dio ha dichiarato puro-.Questo accadde per tre volte; poi, all'improvviso, tutto fu risollevato verso il cielo" (Atti 10). Dunque anche i primi u. furono creati da Dio. Nel corso di migliaia di anni i primi u. furono poi perfezionati e plasmati da un principio interno organico (la selezione naturale legata alla genetica) e da un principio interno trascendente (l'azione della Grazia e della Provvidenza).[65] Noè salva gli animali L'episodio dell'arca è molto noto. Noè costruisce una grande nave, vi trasporta coppie di animali di ogni specie e poi li rimette in libertà sulla terraferma quando il diluvio è passato. Noè fece una cosa molto saggia, visto che senza animali nemmeno l'uomo sarebbe sopravvissuto. Ma Noè non salva gli animali perché li considera degli dei, non ne fa mai degli idoli. Noè, ispirato da Dio, ragiona e vede l'utilità delle creature e le salva in quanto utili alla sopravvivenza della vita umana. Noè non è mai idolatra. Nessuna traccia di idolatria in lui. Tanto è vero che appena ripresa la vita normale, Noè prende alcuni animali e li sacrifica per ringraziare Dio di essere sopravvissuto alla catastrofe.[66] ![]() Gesù C'è un principio in teologia che afferma: omnia ad extra communia. Cioè: tutto ciò che la santissima Trinità compie al di fuori di se stessa (cioè nel nostro universo) è fatto in unum, insieme, unitamente dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. Per cui quando si dice che Dio ha creato gli u., si intende dire che gli u. sono stati creati da Dio Padre, da Dio Figlio, da Dio Spirito Santo. E poiché Dio Figlio è divenuto Gesù, se dico che Dio ha creato gli u. intendo dire che Gesù ha creato gli u. Ringrazino dunque il Cristo tutti coloro che conoscono e ammirano gli aves. Nei vangeli, come ho scritto nelle pagine precedenti, Gesù ha a che fare con gli u. in più occasioni. Quando viene circonciso, ancora bambino di appena otto giorni, i suoi genitori, essendo poveri, offrono in sacrificio al tempio un paio di colombi.[67] Una volta adulto, verso i trent'anni, quando Gesù va sul fiume Giordano da san Giovanni Battista per ricevere il suo battesimo, ecco che lo Spirito Santo manifesta la sua presenza in Cristo sotto forma di una colomba.[68] Subito dopo egli si ritira a pregare nel deserto, dove gode la compagnia degli angeli e degli u.[69] Infine, prima di affrontare decisamente la sua pasqua[70] , Gesù entra nel cortile del vasto tempio di Gerusalemme e caccia via i mercanti, rovesciando le gabbie piene di tortore e colombe.[71] Ma non solo nella sua vita Gesù ebbe a che fare con u. veri, reali, concreti; anche nei suoi discorsi egli li prende ad esempio ben otto volte: -"Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non raccolgono e non mettono il raccolto nei granai... eppure il Padre vostro che è nei cieli li nutre! Ebbene, voi non valete forse più di loro?" (Matteo 6) -"Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli il loro nido, ma il figlio dell'uomo non ha dove posare il capo" (Matteo 8) -"Siate prudenti come i serpenti e semplici come le colombe" (Matteo 10) -"Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cade a terra senza che il Padre vostro lo voglia. Quanto a voi persino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!" (Matteo 10) -"Gesù parlava di molte cose servendosi di parabole. Egli diceva: -Un contadino andò a seminare, e mentre seminava alcuni semi andarono a cadere sulla strada: vennero allora gli uccelli e li mangiarono. Altri semi invece andarono a finire su un terreno dove c'erano molte pietre e poca terra: questi germogliarono subito perché la terra non era profonda, ma il sole, quando si levò, bruciò le pianticelle che seccarono perché non avevano radici robuste. Altri semi caddero in mezzo alle spine e le spine, crescendo, soffocarono i germogli. Ma alcuni semi caddero in un terreno buono e diedero un frutto abbondante: cento o sessanta o trenta volte di più. Chi ha orecchi, cerchi di capire!-" (Matteo 13) -"Il regno dei cieli è simile ad un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e fanno il nido tra i suoi rami" (Matteo 13) -"Gerusalemme! Gerusalemme! Che uccidi i profeti e lapidi quelli che Dio ti manda! Quante volte ho voluto riunire i tuoi figli attorno a me, come una gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, ma voi non avete voluto. Ebbene la vostra casa resterà deserta! Perché io vi dico che da questo momento non mi vedrete più fino al giorno in cui direte: -Benedetto colui che viene nel nome del Signore-" (Matteo 23) -"Dovunque sarà il cadavere, là si raduneranno gli avvoltoi" (Matteo 24). La Grazia "Grazia" è uno dei nomi dello Spirito Santo.[72] Nella Bibbia lo Spirito Santo si manifesta usando alcuni elementi in particolare: vento, luce, pioggia, fuoco e colomba. Tra tutte le creature animali esistenti, lo Spirito infinito, onnipotente, onnisciente e invisibile di Dio, ha scelto di manifestarsi nel tempo glorioso e unico della vita di Cristo usando una colomba, o tortora che sia.[73] Perché? La colomba è un uccello familiare, innocuo, docile, buono. E' una creatura piacevole e amabile, che di per sé ispira sentimenti buoni. Non a caso è il simbolo universale della pace. Nella Bibbia la colomba è presente fin dalle origini, da quando cessa il diluvio e Noè rinasce a vita nuova con la sua famiglia. La colomba è anche usata per simboleggiare lo stesso popolo ebreo, la stessa nazione di Israele. [74] Per questi motivi la Sapienza l'ha scelta. Il creato loda il suo Creatore La colomba che appare durante il battesimo di Gesù nel fiume Giordano non è solo un segno della presenza in Cristo dello Spirito di Dio, ma è anche una lode che il creato fa al suo Creatore. Quella colomba sta dicendo: -Io sono una colomba, Tu mi hai fatto, Tu mi hai creato. E di questo Ti ringrazio-. E' come se dicesse, in due parole: -Ti amo-. Nella Bibbia si dice più volte che il creato esulta per il fatto di esistere e ama Colui che gli ha dato l'essere: "Lodate il Signore dal cielo; dall'alto del cielo, lodatelo! Lodatelo, angeli tutti; voi, sue schiere, lodatelo! Lodatelo, sole e luna; voi, splendide stelle, lodatelo! Lodatelo, altissimi spazi, e anche voi, acque del cielo Lodate tutti il nome del Signore: a un suo comando foste creati, vi rese stabili per sempre; fissò una legge che non passerà. Lodate il Signore dalla terra, mostri e abissi del mare, fuoco e grandine, neve e nebbia, uragani docili alla sua parola. Lodatelo, montagne e colline, alberi da frutto e foreste, animali selvatici e domestici, rettili e uccelli dell'aria" (Salmo 148). Anche gli u. partecipano a questa lode cosmica di Dio: "Le bestie selvagge, sciacalli e struzzi mi loderanno" (Isaia 43). Il senso di queste parole è che c'è un legame tra Dio e il creato. Questo legame è dovuto alla onnipresenza trascendente dello Spirito di Dio. [75] Per esprimere la condizione di questa interazione tra Dio e il cosmo san Paolo dice: "Tutto l'universo aspetta con impazienza il momento in cui Dio mostrerà il vero volto dei suoi figli. Esso infatti è stato sottomesso alla caducità- non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomesso - e nutre la speranza di essere anch'esso liberato dal potere della corruzione per partecipare alla libertà e alla gloria dei figli di Dio" (Romani 8). Nel libro della Sapienza sono descritte le conseguenze pratiche di questo stato di cose. Per i giusti, i santi, i buoni, il cosmo e le creature sono collaboratori servizievoli, mentre per gli empi, i malvagi, i nemici di Dio, l'universo è un ribelle che punisce per correggere: "Ogni cosa creata infatti, obbedendo a Te suo creatore, è dura nel castigare i cattivi e dolce nel fare del bene a quelli che confidano in Te" (Sapienza 16). ![]() Conclusione Da alcuni anni penso che il birdwatching sia in realtà uno dei molti frutti del vangelo. L'invito di Gesù[76] , essendo parola di Dio, ha determinato il comportamento degli uomini, così come altre parole sacre. Infatti le parole di Dio hanno il potere di governare, modificare, plasmare la realtà e la storia in modo diretto o indiretto (mistico). Detto questo, qual è il modo migliore e più vero di fare b.? Cioè: quale è la qualità più alta del b.? Io credo umilmente che il b. trova la sua espressione più nobile in un uomo che "guarda gli u. del cielo" quando quell'uomo vive i seguenti aspetti in modo semplice, spontaneo, naturale: La meraviglia. Un vero b. anche dopo anni e anni di osservazioni è ancora un uomo che (ovviamente non sempre con la stessa intensità) non disprezza le cose che vede, non le dà per scontate e inutili. Anzi... Quando guarda le cose e tanto più le creature alate, le riceve come un dono e si stupisce della perfezione, della bellezza, dell'efficienza della specie che osserva. Stupore e fascino. La conoscenza. Dice la Bibbia: "Conosco tutti gli u. del cielo" (Salmo 49/50). Ora, è molto difficile che un uomo conosca tutte le specie del pianeta e le sappia riconoscer quando le vede. Però un buon birdwatcher deve conoscere almeno le specie che vivono nella sua zona e saperle riconoscere quando le incontra. Così pure per le principali caratteristiche della specie. Le origini. Un'altra caratteristica di un b. di qualità è la conoscenza delle origini. Cioè: un uomo che vede degli u. deve sapere che gli u. sono una classe che si è evoluta milioni di anni fa e che nel corso di milioni di anni si è differenziata nelle attuali circa diecimila specie. Si tratta cioè di cogliere nella penna e nella piuma il risultato di un processo mirabile durato moltissimo tempo e quindi degno di un particolare "apprezzamento". L'amore. Il criterio di giudizio ultimo e definitivo di ogni uomo è la qualità del suo amore. Ciò che resta nei secoli di un uomo è principalmente l'amore che egli ha avuto, che egli ha donato. Il birdwatcher che vive in eterno è il birdwatcher pieno di carità. E' colui che anche quando passa del tempo ad osservare gli u. ama. E che cosa ama? E chi ama? Ama innanzitutto Dio, cioè il Creatore e il Plasmatore di tutte le specie. Ama innanzitutto la santissima Trinità che ha fatto e plasmato nel corso delle epoche queste meravigliose creature. Con lo stesso amore, perché come dice Agostino l'amore è uno solo[77], ama anche l'umanità, per cui nell'osservare le specie, ama anche tutte le creature create, delle quali noi uomini siamo le uniche che permangono nell'eternità. Vuole dunque bene ai compagni di b. Li tratta con cordialità, amicizia e ogni altro atteggiamento tipico di chi ama il prossimo. Vuole dunque bene alle generazioni presenti e future. E' consapevole delle questioni ambientali e delle soluzioni e si comporta di conseguenza. La fede. La fede è in sintesi il rapporto con Dio. Avere fede significa avere un qualche rapporto con Dio, che può essere differente in qualità e intensità. Più il rapporto è intenso, frequente, vivo e più grande e forte è la fede. Un b. cristiano è un uomo che anche quando osserva gli u. o li studia, continua a pregare, cioè a "parlare" con Dio. Vivere il b. con fede significa fare b. in compagnia di Dio .[78] La lode. Proprio perché c'è la fede e c'è l'amore, un b. di qualità elevata produce, genera, muove necessariamente alla lode di Dio. Non sempre nello stesso modo e con la stessa intensità, ma dinanzi allo splendore della classe degli aves |











E' evidente per i rapaci, come per altre le specie, che si è risaliti ai nomi dell'attuale classificazione scientifica, in seguito ad un ragionamento che ha preso in esame diversi fattori: la lingua ebraica, le specie attuali del territorio geografico biblico, i dati raccolti dalle tradizioni ornitologiche locali. Si tenga inoltre presente che esistono diverse versioni della Bibbia ebraica (come pure della Bibbia greca e di quella latina). Esistono cioè antichi scritti dei medesimi testi, fatti da redattori diversi, che sono identici nella sostanza, ma che possono avere dettagli e sfumature differenti.
Personalmente, quando sono stato in Terra santa, ho udito più volte il profondo e cupo verso di un gufo reale, che stava in una cavità, nella parete rocciosa che si trova sotto l'osservatorio del canyon di Mitzpe Ramon.
cielo conosce i suoi tempi; la tortora, la rondine, il rondone e la gru i giorni del ritorno" (Geremia 8). Oltre alla migrazione della rondine è ben noto il cinguettio a volte lamentoso e insistente: "Pigolo come una rondine, gemo come una colomba" (Isaia 38).








che li lega è il colore bianco. Altro legame non ne vedo...
Per quanto riguarda DUKIFaT (Lev 11 e Deuter 14) andiamo invece più tranquilli, essendoci una concordanza fin dalle origini: "epops" il testo greco e "upupa" quello latino.

circoncisione) due colombi.
