| La Santità come desatellizzazione |
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| Scritto da Administrator | |
| martedì 28 ottobre 2008 | |
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"... Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo" - vangelo di Luca 14, 26-27 -
Feriti da trasferenze genitoriali ma soprattutto dal peccato originale che ci fa vedere e percepire Dio come un nemico, come un padre tiranno, oscuro, incomprensibile e talvolta sadico ci difendiamo davanti a parole lapidarie come queste di Gesù nel Vangelo di Luca. Ma come? Ci viene da chiederci... come può essere un Dio buono coLui che non riconosce il valore degli affetti? Come può essere Dio un Padre se mi toglie ciò che mi ha donato: la vita, la salute, gli affetti più veri dell'amicizia, la stabilità professionale, la stima del prossimo e tutto ciò che è correlato a questi valori?
Il Termine "odia" non ha certo un valore negativo nel Vangelo ma una proposta, esigente e vitale, di fare ordine. Dio è Padre,
non padrone; custode e non tiranno; vicino e presente oltre che l'Altissimo.
Questo è il vangelo, la buona notizia per cui Gesù è venuto al mondo e per cui è stato messo a morte proprio da coloro che avrebbero dovuto accoglierlo. Ogni crescita umana sia intellettiva che psicologica, che affettiva, che nozionistica è segnata dal limite, dalla parola "fine".. dove in greco la parola "fine" non indica qualcosa di negativo ma piuttosto qualcosa che si definisce e che apre, pertanto, ad una crescita verso nuovi orizzonti. Ecco Gesù, con la sua esortazione all'odio verso gli affetti, la stabilità "mondana" e la propria vita, non ha fatto altro che indicare e chiarire il senso del finito.
E' finito ontologicamente nell'essere, ciò che è limitato e che non è appunto infinito.
quella della dissipazione e dell'ignoranza! E' strano a volte si percorre il cammino di una intera esistenza alla completa fuga dalla richiesta di senso; talvolta per ignoranza, talvolta perché sì, ci abbiamo provato ma ci è sembrata una fregatura e una contraddizione. Provate a chiedere a voi stessi o alla persona che vi è accanto il "perché" vive... il "perché" profondo della sua quotidianità e delle sue scelte... Pertanto l'incapacità di "odiare" ci fa immergere in ciò che dovremmo relativizzare senza essere mai capaci di dare il "perché"; ecco che il relativo diventa fondamento:
--- le "operazioni trionfo", le vacanza sognate, l'uomo faber che nasce dalla produttività, i corsi rogersiani di vendita, il culto della proprietà, la macchina nuova, la tv satellitare, l'ultimo cellulare, ecc..ecc.. d'altronde chi è attaccato alla gestione della "massa", massone, di destra o di sinistra (o tutt'e tre perché no!) vuole e si impegna, notte e giorno, a far vivere nella "prigione" dei bisogni indotti; i quali sarebbero "opzionali" ma devono essere posti (dalle lobby del potere) come indispensabili per la propria esistenza. Una corsa vuota verso il vuoto e chi si guarderà le mani alla fine della vita rischierà di farlo con disperazione
* la vita affettiva come gratificazione infinita dei bisogni infantili; e si sa i bisogni infantili non sono mai contenti!
Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!
--- la satira ironica e non l'umorismo; la differenza è nella voglia di costruire o di ridicolizzare l'altro. La vera satira, quella umoristica, è quella che sposta il peso dalla bilancia dell'interesse (politico o mass-mediatico) a quello dell'eternità e delle questioni di "senso". Si fa satira e si giudica.. ma chi giudica chi fa satira?
--- il rancore reiterato verso l'altro e verso se stessi rimane una delle più sottili forme di schiavitù e di ignoranza
La lista della nostra riflessione potrebbe continuare a lungo ma vale la pena ricordare e centrare il nostro discorso.
La santità, biblicamente intesa, viene definita dal termine CADOSH, appunto "santo". Dio infatti nella Sua perfezione è Cadosh, Cadosh, Cadosh, cioè tre volte santo. E' grazie a questa trascendenza che Dio si fa immanenza, cioè compagno dell'uomo, in Gesù Cristo. E' grazie alla Sua trascendenza che Dio in Gesù ti chiede di "odiare", cioè di porre un "fine" a ciò che è finito e riconoscere la realtà. Lo scotto da pagare alla mancanza di "odio" è la fine della gioia, il vuoto, la disperazione e la distrazione dalle vere necessità tue e del fratello. Certo "odiare" costa e talvolta si sceglie di rimanere nella prigione dorata dell'ignoranza, del "tiriamo innanzi", nello smarrimento di cui siamo più carnefici che vittime.
Interessante è considerare che il termine Cadosh deriva da Cadash, l'atto con cui viene reciso il cordone ombelicale.
ecco perché non si può essere adulti psichicamente se non si dice "fine" e il senso del limite di ciò che non è eterno.
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| Ultimo aggiornamento ( martedì 28 ottobre 2008 ) |



Il Vangelo, la lieta notizia, essendo Parola di Dio, giunge alle "midolla dell'anima" come ci ricorda l'apostolo Paolo proprio perché conosce e plasma il cuore dell'uomo di ogni uomo.