Già
dalla volta precedente, abbiamo compreso quanto fosse fondamentale per
prepararci a vivere la solennità della Pentecoste, lasciarci trasportare
all'interno del mistero dell'incarnazione: Dio si fa uomo perché l'uomo diventi
Dio!
Abbiamo iniziato a fare un po' di luce su questo mistero per riuscire ad
accoglierlo, perché solo accogliendolo possiamo comprendere il significato
dell'uomo e della sua vocazione a "vivere nel mondo pur non essendo del mondo".
Vogliamo continuare a seguire l'esempio che Dio ci dona con il cammino di
intimità umana fatto dagli apostoli con Gesù per due buoni motivi già espressi:
il primo perché il bagno di grazia carico di vicinanza umana, fatto in modo
particolare dagli apostoli con Gesù Cristo, non ha precedenti nella storia e il
secondo perché il Signore ha scelto questo cammino e non altri per preparare
gli apostoli a ricevere il dono dello Spirito Santo.
La
volta precedente abbiamo tentato di comprendere l'importanza prioritaria data
da Gesù al rapporto umano con gli apostoli rispetto a quello spirituale. Anche
questa sera vogliamo lasciarci aiutare dalla parola di Dio, usandola come una
lanterna che ci fa luce in una notte oscura. Quando il buio è profondo non
abbiamo bisogno di grandi luci per farci illuminare il cammino, ma di luci
vere, affidabili e sicure. E' la parola di Dio nei vangeli, specialmente nei
sinottici (Matteo, Marco e Luca), che ci esprime in maniera molto chiara, che
Gesù ha preso per mano gli apostoli e li ha guidati fino alla Pentecoste
facendo compiere loro un cammino di umiltà, cioè di verità e di luce su loro
stessi.
Venerdì
scorso ci siamo lasciati affermando che tutto il cammino che gli apostoli hanno
fatto con il Maestro, dalla chiamata fino al triduo pasquale, è stato
importante e fondamentale affinché essi facessero verità su loro stessi, sulla
loro umanità e si preparassero quindi all'esperienza di Pentecoste. Solo così sarebbero
stati pronti a fare l'esperienza della discesa dello Spirito Santo sulla prima
comunità cristiana riunita in preghiera con Maria nel cenacolo. Questo cammino
continua per gli apostoli (che abbiamo preso come esempio in questo
itinerario), culminando nel triduo pasquale in cui vi è la piena coscienza della
loro umanità.
Questa
sera sarà Pietro in persona a farci da guida lungo il cammino di crescita umana
che Gesù gli ha fatto fare perché potesse vivere l'evento della Pentecoste
nella pienezza e diventasse il suo successore. Pietro avrebbe dovuto prendere
il posto di Gesù, confermando i fratelli nella fede.
Innanzitutto
cerchiamo di conoscere, ovviamente in maniera sommaria, la persona di Pietro.
Considerate le sue origini e il suo carattere, potrebbe sembrare al quanto
impossibile comprendere la vocazione che Gesù gli aveva riservato: "E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa
pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro
di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai
sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà
sciolto nei cieli". (Mt 16, 18-19)
Pietro
è nato in uno sconosciuto villaggio di Betsaida a nord del lago di Galilea, ha
poi seguito un falegname di Nazareth, la cui giovane vita si concluse
improvvisamente con una esecuzione, ucciso come un criminale.
La tradizione
concepisce la successiva violenta morte di Pietro come una conseguenza del
fatto che lui era stato un seguace di quel falegname. La famiglia di Pietro
aveva probabilmente rapporti con il movimento del pentimento e della
conversione connesso con Giovanni il Battista. Pietro e suo fratello, Andrea,
erano stati designati come i discepoli del circolo del Battista: "Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con
due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: "Ecco
l'agnello di Dio! ". E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono
Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: "Che cercate? ".
Gli risposero: "Rabbì (che significa maestro), dove abiti? ". Disse loro:
"Venite e vedrete". Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si
fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che
avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello
di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse:
"Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)" e lo condusse da Gesù.
Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: "Tu sei Simone, il figlio di
Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)". (Giovanni 1, 35-42).
Queste
le origini di Pietro.
Ora,
facendoci aiutare dalla Parola, cerchiamo di analizzare alcune situazioni
vissute da Pietro, e chiedendo l'aiuto allo Spirito Santo, useremo tutta la
nostra intelligenza per comprendere ciò che Dio vuole insegnarci.
Dio fa fare a Pietro l'esperienza della
sua umanità.
Il
vangelo di Giovanni al capitolo 18, ci racconta che al momento dell'arresto di
Gesù, Pietro compie un gesto inconsueto: "Gesù
domandò loro di nuovo: "Chi cercate?". Risposero: "Gesù, il Nazareno". Gesù
replicò: "Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se
ne vadano". Perché s'adempisse la parola che egli aveva detto: "Non ho perduto
nessuno di quelli che mi hai dato". Allora Simon Pietro, che aveva una spada,
la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l'orecchio
destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: "Rimetti la
tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?".
(Gv 18, 7-11)
Da
dove veniva Pietro? Aveva appena fatto la prima comunione. Veniva dal cenacolo
dove aveva partecipato all'ultima cena in cui Gesù aveva detto: "vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come
io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri." (Gv 14, 34).
Nonostante
ciò Pietro aveva portato nel fodero una spada e forse era stato questo il suo
pensiero: " ...con i tempi che corrono non si può mai sapere, una spada fa
sempre comodo". Questo denota che fino a quel momento non aveva ancora
capito chi fosse Gesù, l'uomo che aveva accompagnato per tre anni. Pietro è
disposto all'aggressione o alla difesa violenta. Non ha compreso che il messaggio di Gesù è quello di consegnarsi e
donarsi per poter comunicare
vita.
Anche noi, come Pietro, dobbiamo fare i conti con la
nostra fede.
Cosa viviamo nella liturgia domenicale se non ciò che gli apostoli
hanno vissuto nell'ultima cena?
Ascoltiamo Gesù che ci parla tramite la sua parola,
ci scambiamo la pace segno di fratellanza, riceviamo il suo corpo
nell'eucarestia, ma non siamo diversi da Pietro.
Anche noi appena abbiamo
vissuto tutto ciò, usciamo con la spada nel fodero e non perdiamo tanto tempo a
commettere atti di violenza sicuramente non meno gravi di quello compiuto da
Pietro.
Prendiamone ad esempio uno: il giudizio.
A mio modesto parere un cancro
che va debellato perché divide ed uccide. Come possiamo, dopo aver ricevuto il
corpo di Cristo, giudicare i fratelli solo perché non la pensano, non fanno
parte del nostro gruppo, della nostra associazione, del nostro movimento, perché
hanno un modo di vivere diverso dal nostro?
Il giudizio purtroppo è molto più
presente di quanto possiamo immaginare. Gesù, poco prima, nella messa, non ci
aveva forse detto: "vi do un comandamento nuovo: che vi
amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni
gli altri?" Può succedere anche una cosa peggiore di
questa: giudicare il fratello e non rendersi conto di averlo fatto; questo
vorrebbe dire che siamo talmente impastati di giudizio che non ce ne rendiamo
più neanche conto. Il giudizio uccide il fratello, uccide la sua immagine
dentro di me e nel cuore delle persone alle quali io condivido questo giudizio.
Comportandoci in questa maniera, speriamo in buona fede, diventiamo come
Pietro, dei violenti. Disattendiamo il secondo comandamento: "Un dottore
della legge, lo interrogò per metterlo alla prova: "Maestro, qual è il più
grande comandamento della legge? ". Gli rispose: " Amerai il Signore Dio tuo
con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è
il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo:
Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono
tutta la Legge
e i Profeti". (Mt 22, 36-40)
Il tradimento di Pietro.
"Allora condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si
riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Pietro lo aveva
seguito da lontano, fin dentro il cortile del sommo sacerdote; e se ne stava seduto
tra i servi, scaldandosi al fuoco...Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una
serva del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e
gli disse: "Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù". Ma egli negò: "Non so e
non capisco quello che vuoi dire". Uscì quindi fuori del cortile e il gallo
cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: "Costui è
di quelli". Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a
Pietro: "Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo". Ma egli cominciò a
imprecare e a giurare: "Non conosco quell'uomo che voi dite". Per la seconda
volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli
aveva detto: "Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre
volte". E scoppiò in pianto. (Mc 14,
53-54; 66-72)
Quante
volte dobbiamo ammettere di esserci comportati come Pietro? Ci siamo trovati
nella condizione di dar testimonianza delle nostre convinzioni cristiane e
abbiamo preferito mimetizzarci dietro la menzogna per non correre pericoli, per
non esporci. Abbiamo detto, con i fatti o con il nostro silenzio: "Non conosco
questo Gesù di cui parlate!"
Da dove nasce il
tradimento di Pietro? Come è giunto a questo atto nei confronti di una persona
alla quale era molto legato affettivamente?
Pietro aveva fatto delle
resistenze durante l'ultima cena: "Non mi laverai mai i piedi!" (Gv
13,8). Cosa poteva nascondere questa presa di posizione così forte? La verità è
che Pietro si era fatto di Gesù un'idea
sbagliata. Non aveva superato la tentazione di fare di Gesù un re. Pietro
considera Gesù un vero leader, il suo ideale di leader. Non accetta dunque la
figura di Gesù come amico, perché un leader deve essere al di sopra di tutto, così come non
accetta Gesù come servo, e per questo tenta di fare diventare un rito la
lavanda dei piedi: "Gli disse Simon Pietro: "Signore, non solo i piedi, ma
anche le mani e il capo! ". (Gv 13,9)
Pietro non ha capito il
messaggio di Gesù basato sulla non violenza e vuole impedire, a qualsiasi
costo, la morte di Gesù che rappresenta invece
la massima manifestazione dell'amore del Padre.
Spero
di non ardire troppo se affermo che, secondo me, Pietro non voleva
essenzialmente, difendere Gesù ma la sua idea di Gesù, ed era disposto a tutto
per questo.
Pietro si oppone al disegno
di Dio.
Vede la morte come un
fallimento e quando Gesù verrà consegnato alla morte, se ne andrà, lo tradirà.
Il tradimento di Pietro nasce dal fallimento dell'idea che lui si era fatto di
Gesù. Si era creato un Signore a sua immagine e somiglianza, si era creato un
idolo, una proiezione di dio ed era pronto a difenderla a qualsiasi costo. A
conferma di ciò ascoltiamo cosa ci dice questo brano del vangelo di Marco: "Da allora Gesù cominciò a dire apertamente
ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte
degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e
risuscitare il terzo giorno. Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a
protestare dicendo: "Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai". Ma
egli, voltandosi, disse a Pietro: "Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo,
perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini! ". (Mt 16, 21-23)
Questo
succede pure a noi, molto più spesso di quanto possiamo pensare. Anche noi
siamo disposti a tutto pur di non dover rivedere la nostra idea su Dio. Pur di giustificare
la nostra decisione di non volerci convertire, di non voler prendere in
considerazione un Dio diverso dal nostro, di non voler pensare che forse stiamo
pregando e quindi ci stiamo relazionando e servendo non il Dio della
rivelazione ma la proiezione che ci siamo creati di Lui. Siamo disposti a tutto
anche a tradire Dio stesso!!! Non è forse tradire Dio non voler mettere in
discussione la nostra idea su di Lui per paura del cambiamento, per paura di
rompere un equilibrio perfetto maturato dopo anni e anni, di mettere in
discussione le nostre sudate certezze?
Non è tradire Dio continuare a servirlo
come e dove Lui stesso forse non vuole più, perché su di noi ha un progetto
nuovo? "Non ricordate più le cose
passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? ...Il popolo che io ho plasmato per
me celebrerà le mie lodi." (Is 43, 18-21). Abbiamo paura della novità di
Dio e del Dio della novità!
Non è tradire Dio servirlo a parole ed anche con uno
zelante servizio operoso, ma non pensare mai di chiedergli se questa è la sua
volontà su di noi? Non è tradire Dio disattendere il discernimento della Chiesa
e dei suoi pastori, rifiutandoci di mettere in pratica il santo ufficio
dell'obbedienza spirituale messa in pratica per prima proprio da Gesù nei
confronti del Padre: "Abbiate in voi gli
stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura
divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò
se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso
in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla
morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di
sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei
cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il
Signore, a gloria di Dio Padre." (Fil 2,5-11) Guarda caso torna fuori il
mistero dell'incarnazione e questo vuol dire che stiamo compiendo un percorso
che si conferma da sé. In questo cammino c'è ordine e dove c'è ordine vi è la
presenza dello Spirito Santo. A conclusione di questo pensiero non
dimentichiamoci mai che il nostro Dio è un Dio dinamico e non statico. Il nostro Dio è il Dio
dell'eterna sorpresa. Tutti i santi ci testimoniano e ci confermano in questo: la gioia creativa di Dio!
Ecco il Dio della gioia e della
sorpresa: mentre gli ebrei aspettavano e aspettano ancora un messia potente e
glorioso, Dio ci manda un uomo, figlio di un falegname e di una casalinga, che
muore in croce come l'ultimo dei delinquenti.
Dio manda il Figlio che manifesta
l'amore e il mondo lo toglie di mezzo; ma questa morte manifesta anche l'amore
di Dio, manifesta qual è il loro Dio, un Dio che non cede, non risponde alla
violenza con la violenza, non risponde all'odio con l'odio, ma dimostra di
saper fare una cosa che nessun altro dio è in grado di fare: amare il suo
popolo di un amore immenso ed eterno al punto da dare il suo figlio per la
salvezza di tutti. E' un Dio che ci lava i piedi e ci insegna che se vogliamo
essere i primi, dobbiamo essere gli ultimi, i servi di tutti. Ci insegna che: "... quando
avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo
fatto quanto dovevamo fare". (Lc 17,
10)
L'amore e la misericordia
di Gesù sono davvero pericolosi!
Sul
tradimento di Pietro vorrei però concludere così: il dato che più colpisce,
leggendo la passione secondo Marco, è il rilievo dato al tradimento di Pietro.
Esso è prima annunciato da Gesù nell'ultima cena, poi descritto in tutto il suo
umiliante svolgimento. Questa insistenza è significativa, perché Marco era una
specie di segretario di Pietro e scrisse il suo Vangelo mettendo insieme i
ricordi e le informazioni che gli venivano proprio da lui. È stato dunque
Pietro stesso che ha divulgato la storia del suo tradimento.
Ne ha fatto una
specie di confessione pubblica.
Nella gioia del perdono ritrovato, a Pietro non
ha importato niente del suo buon nome e della sua reputazione come capo degli
apostoli. Ha voluto che nessuno di quelli che, in seguito, fossero caduti come
lui, disperasse del perdono.
Qui sta tutta la grandezza di Pietro: ebbe fiducia
totale nella misericordia di Cristo. Grazie all'amore di Dio, di cui fece
esperienza, riuscì ad accettare la sua umanità e quindi a mettersi a
disposizione per il regno di Dio come capo degli apostoli.
A questo punto, ad ogni
lettore attento di questi fatti raccontati dalla parola di Dio, (tutte le volte
che ci accostiamo alla parola dovremmo farlo in questo atteggiamento di
interrogazione nei confronti della parola stessa non dando mai niente per
scontato), deve sorgere spontanea una domanda: cosa e successo al Pietro dei
rinnegamenti, dei tradimenti, delle paure per essersi trasformato nel Pietro
capo degli apostoli, primo papa, colui che aveva come compito quello di
confermare i suoi fratelli apostoli e discepoli nella fede in Cristo?
L'esperienza della Pentecoste! Sì, Pietro ha fatto l'esperienza della Pentecoste.
L'esperienza dello Spirito Santo! Ascoltiamo cosa ci racconta Luca negli Atti
degli apostoli: "Allora Pietro, levatosi
in piedi con gli altri Undici, parlò a voce alta così: "Uomini di Giudea, e voi
tutti che vi trovate a Gerusalemme, vi sia ben noto questo e fate attenzione
alle mie parole: Questi uomini non sono ubriachi come voi sospettate, essendo
appena le nove del mattino. Accade invece quello che predisse il profeta
Gioele: Negli ultimi giorni, dice il Signore, Io effonderò il mio Spirito sopra
ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani
avranno visioni e i vostri anziani faranno dei sogni. E anche sui miei servi e
sulle mie serve in quei giorni effonderò il mio Spirito ed essi profeteranno. Farò prodigi in alto nel cielo
e segni in basso sulla terra, sangue, fuoco e nuvole di fumo. Il sole si muterà
in tenebra e la luna in sangue, prima che giunga il giorno del Signore, giorno
grande e splendido. Allora chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.
Uomini d'Israele, ascoltate queste
parole: Gesù di Nazaret - uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di
miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso operò fra di voi per opera sua, come
voi ben sapete - , dopo che, secondo il prestabilito disegno e la prescienza di
Dio, fu consegnato a voi, voi l'avete inchiodato sulla croce per mano di empi e
l'avete ucciso. Ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della
morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Dice
infatti Davide a suo riguardo: Contemplavo sempre il Signore innanzi a me;
poiché egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò
il mio cuore ed esultò la mia lingua; ed anche la mia carne riposerà nella
speranza, perché tu non abbandonerai l'anima mia negli inferi, né permetterai
che il tuo Santo veda la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita,
mi colmerai di gioia con la tua presenza. Fratelli, mi sia lecito dirvi
francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e la sua
tomba è ancora oggi fra noi. Poiché però era profeta e sapeva che Dio gli aveva
giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la
risurrezione di Cristo e ne parlò: questi non fu abbandonato negli inferi, né
la sua carne vide corruzione. Questo
Gesù Dio l'ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato pertanto
alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli
aveva promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire. Davide
infatti non salì al cielo; tuttavia egli dice: Disse il Signore al mio Signore:
siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici come sgabello ai tuoi
piedi. Sappia dunque con certezza tutta
la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi
avete crocifisso!". All'udir tutto questo si sentirono trafiggere il cuore e
dissero a Pietro e agli altri apostoli: "Che cosa dobbiamo fare, fratelli? ". E
Pietro disse: "Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di
Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono
dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e
per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro".
Con molte altre parole li scongiurava e li esortava: "Salvatevi da questa generazione perversa". Allora coloro che
accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno si unirono a loro circa
tremila persone." (Atti 2, 14-41)
Riconoscete
per niente il Pietro di prima? Quello che rinnegò Gesù davanti ad una serva del
sommo sacerdote? Ma come abbiamo detto chiaramente la volta scorsa "la grazia
presuppone la natura... poi la porta a compimento". Prima di ricevere il dono
dello Spirito nel giorno di Pentecoste Gesù ha iscritto Pietro all'università
della Vita, lo ha preso per mano e gli ha fatto fare l'esperienza della
sofferenza, del limite e della verità.
Lo ha provato come oro nel crogiuolo. Ricordiamoci l'esempio del
vaso. Pietro ha sofferto nel vedere la sua umanità, la sua miseria, tradire il
suo rabbi, il suo maestro. Egli ha capito una cosa fondamentale: il dolore,
causato appunto dalla sofferenza, è il momento della verità per gli uomini:
prima del dolore non sai assolutamente chi sei, non sai, a dire il vero, se sei
credente o meno. Quando arriva il dolore, allora, fai la verità su di te! Il
dolore è la sfida più grande a cui l'uomo è sottoposto. Pietro ha anche capito
che se sei equipaggiato puoi fare della sofferenza, là dove tutti gli altri
muoiono, un passaggio qualitativo del tuo modo di essere uomo. Nella sofferenza
tu puoi, nella fede, avere la certezza che Dio non ti abbandona mai: fai
l'esperienza dell'abbandono cioè dell'infinita fiducia in Dio. L'uomo si deve
porre davanti a Dio in un atteggiamento di umiltà, di chi non sa, né capisce ma
CREDE! Gesù dalla croce ti dice: "Tu
non sei solo, guarda quanto ti ho amato!"
La
sofferenza è una realtà che non puoi cogliere soltanto con il cervello. Ed è
per questo che Dio che ti è Padre, ti fa fare l'esperienza della morte per
imparare a vincerla. Vincere la morte, questo è il problema, questo è il
culmine del cammino. Il succo del discorso è che tu sei un uomo che ha a che
fare con la morte e il tuo compito è di vincerla. Quando si dice morte nella Bibbia
non si intende quella naturale, bensì tutte quelle situazioni in cui vi è depressione,
tribolazione, croce, malattia fino a giungere alla morte fisica. Come si vince
la morte?
Seguitemi
nel triduo pasquale. Dobbiamo mettere i nostri piedi dove li ha messi Gesù
Cristo. Il cammino verso la morte si è inaugurato il venerdì santo. Il Venerdì
Santo si inaugura con una agonia. Quando tu sei in agonia, ti capita la stessa
cosa che è capitata a Gesù con l'unica differenza che Lui poteva scegliere di
non entrare dentro la morte. A questo punto arriva il momento di dire "sia
fatta la tua volontà": "Giunsero intanto
a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: "Sedetevi qui,
mentre io prego". Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire
paura e angoscia. Gesù disse loro: "La mia anima è triste fino alla morte.
Restate qui e vegliate". Poi, andato un pò innanzi, si gettò a terra e pregava
che, se fosse possibile, passasse da lui quell'ora. E diceva: "Abbà, Padre!
Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio,
ma ciò che vuoi tu". (Mc 14, 32-36) Gesù ha fatto questo. Poi Gesù pregava
più intensamente e sviluppava la sua figliolanza con Dio, Abbà! Quando Dio ti
crea il deserto intorno è per sviluppare la tua figliolanza: Abbà, Padre. La fede significa questo: capire che
non ho la possibilità di salvarmi da solo! Questo è quello che le persone non
capiscono e non vogliono capire. Di fronte alle situazioni difficili ognuno
vuole salvarsi da solo, cioè non vuole riconosce la verità del proprio essere.
Bisogna passare attraverso l'angoscia, la paura: "l'anima mia è triste fino
alla morte". Poi ci sarà un sabato santo, caratterizzato dal "silenzio di Dio",
la "discesa agli inferi", che significa la discesa nelle profondità
del mistero dell'uomo e del mistero di Dio. Tu non sai chi è l'uomo, tu
balbetti sull'uomo, sul dramma della sua vita e sulla realtà del peccato, tu
non sai niente. Tu balbetti su Dio, tu dici delle cose; soltanto quando sarai
sceso agli inferi capirai molte cose della vita, dell'uomo, del dramma umano e
del mistero dell'amore di Dio. Solo quando sei sceso agli inferi.
Poi
ci sarà il terzo giorno. Se tu accetti la morte come l'ha accettata Gesù Cristo
nel suo essere umano, nel suo sacrificio, allora esplode in te la potenza della
resurrezione. Che cos'é la resurrezione? E' un balbettamento... è la vita, la
vita di Dio, è il rivestirti di una dimensione che ti trascende e ti spinge
nell'ambito dell'essenza di Dio. E' la forza, è l'esplosione della vita. Tutto
questo cammino avviene sempre in tre giorni. Nella Bibbia avviene in tre giorni
fisici, mentre nella nostra realtà umana si realizza in spazio di tempo non
eccessivamente lungo. Se quando arriva la morte, tu dimori nel cuore di Gesù,
sei in grado di passarci in mezzo senza esserne toccato. Se pensi di affrontare
la morte senza invocare il nome del Signore, senza avere Dio con te, lei ti
divora e di te non ne rimane niente: "Poiché
dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch'egli ne è divenuto
partecipe, per ridurre all'impotenza mediante la morte colui che della morte ha
il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che per timore della morte
erano soggetti a schiavitù per tutta la vita. Egli infatti non si prende cura
degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi
in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e
fedele nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del
popolo. Infatti proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto
personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova."
(Ebrei 2, 14-18)
Dobbiamo
identificarci con Gesù Cristo, Lui ha provato angoscia e paura e quando noi ci
troviamo in queste condizioni, se mettiamo i nostri piedi dove li ha messi Lui,
se ci identifichiamo con Lui, se lo invochiamo, riceviamo da Lui la forza per
poter fare la sua volontà. Pietro lo fece e ritornò forte! Il problema è
vincere la morte! Pietro capì, si abbandonò, mise con umiltà ed abbandono i
suoi passi su quelli di Gesù e divenne l'uomo forte, il Pietro sul quale Gesù
fondò la sua Chiesa! Questo è quello che Gesù chiede di fare ognuno di noi se
veramente lo amiamo: abbandonarci totalmente a Lui per fare la sua volontà. Chiediamo
al Signore la grazia di essere malleabili, di essere disposti a preparare la
nostra natura, lavorare sulle nostre umanità affinché quando Lui ci donerà il
suo Spirito potrà fare di noi dei veri annunciatori del regno di Dio e della
sua Parola, dei veri apostoli dell'Amore di Gesù: "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché
andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che
chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli
uni gli altri." (Gv 15, 16-17)
La
grazia presuppone la natura... e la porta a compimento.
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