… (ma forse più che comprensibile: la gelosia è una virtù clericale). Vorrei rispondere a questa domanda: qual è la colpa di don Gelmini? La colpa, in un contesto nichelista edonista e così devastantemente cattolico, è quella di essere un prete che sostanzialmente «ci crede». Don Gelmini ha sempre avuto come preoccupazione fondamentale quella di annunziare Cristo e di proporlo agli uomini anche di questo tempo. Nella sua opera di evangelizzazione tanti anni fa è stato «come schiaffeggiato» dalla terribile esperienza della droga che stava e sta distruggendo le giovani generazioni. Nello spazio della convivenza che si apre attorno a lui, e che utilizza tutti i mezzi anche della tecnica terapeutica, è comunque la proposta della vita cristiana che prende forma e viene proposta e sperimentata.
Io sono stato testimone, tanti anni fa, della straordinaria capacità di comunicazione che don Gelmini aveva e ha col mondo giovanile durante un incontro con migliaia di giovani, nel Meeting dell’amicizia per i popoli a Rimini. Parlava di Cristo, parlava dell’esperienze della droga ed era evidente che si apriva, fra la sua testimonianza e l’attesa del cuore di questi giovani, una possibilità di cammino, una proposta positiva, una reale possibilità di vita nuova. E’ questa la ragione del suo successo e questa è la ragione dell’odio nei suoi confronti. Il laicismo ateo che ci domina non può sopportare l’esperienza di una fede viva, perché la testimonianza di un sì positivo alla vita contesta esistenzialmente e socialmente la cultura della morte che ha nella droga la sua devastante espressione. La fede di don Gelmini è anche stata cultura, non si è limitato a un’azione caritativa di recupero, ha detto chiaro che la droga è l’estrema espressione di una società edonistica e consumistica, tesa alla ricerca del benessere a tutti i costi.
Ha detto e ridetto con chiarezza che la droga è il frutto deviato e terribile della mancanza di incontro fra le generazioni adulte e le generazioni giovani, di queste incomprensibile ma reale latitanza del mondo adulto nei confronti dei giovani e delle loro attese. Ha detto che esiste un controllo mondiale della droga e sulla droga che nessuno Stato ha deciso mai di mettere effettivamente in discussione. L’opera di don Gelmini è la testimonianza della fede che si fa travolgente esperienza di carità e solidarietà umana. Caro don Gelmini, tenteranno di farti tacere, di emarginarti dalla società. Ma non ce la faranno perché moltissimi siamo accanto a te e ti ringraziamo della tua testimonianza. Hai moltissimi amici che non ti abbandoneranno mai.
Si è anche detto che l’inchiesta su don Gelmini era un atto dovuto per la denuncia presentata. Io temo che presto o tardi potrei essere indagato per la vendita di ostie sacre, per mantenere le messe nere del Montefeltro, nel caso che qualche pazzo si presenti a un procuratore della Repubblica e mi accusi di questo. Forse perché si intendevano bene di giustizia, forse molto di più di tutte le nostre strutture giuridiche, i romani avevano creato queste espressione: «Summum ius, summa iniuria», cioè dove la giustizia vuole essere un fattore totalizzante normalmente si creano situazioni di incredibile ingiustizia. Forse, tutto sommato sarebbe stato utile un po’ più di buon senso.”
Luigi Negri
Il Resto del Carlino