| Preparazione al matrimonio, comunità cristiana e società |
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| Scritto da Administrator | |
| venerdì 26 giugno 2009 | |
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omelia del Card. Bagnasco Carissimi Fratelli e Sorelle nel Signore E' con gioia che partecipo al Convegno promosso dall'Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia dal tema significativo "Insieme verso le nozze", che riflette sulla preparazione al matrimonio cristiano. Saluto i Confratelli Vescovi, i Sacerdoti, i Diaconi e tutti voi cari convegnisti che provenite da diverse parti d'Italia e vi dedicate a questo ambito così importante e delicato della pastorale. Voi siete particolare espressione della maternità della Chiesa che si fa prossima a coloro che si preparano a realizzare il loro sogno d'amore: sogno che si fa progetto di vita e, con il sacramento del matrimonio, diventa impegno e luogo di grazia per gli sposi, per la famiglia, per la comunità cristiana e per l'intera società. Ogni scelta, infatti, come ogni singola azione, è sì individuale ma mai individualistica; più precisamente è personale, vale a dire nasce dal nucleo intimo e insostituibile del singolo, chiama in causa la sua irripetibile responsabilità , ma sempre si innerva in una rete di rapporti che interagiscono in forma dinamica e, così vorremmo, sempre virtuosa. Inevitabilmente si affacciano alla memoria del cuore le parole della Genesi: "Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza. Maschio e femmina li creò". Sta qui il disegno originario di Dio, e il significato ammirabile della coppia che, nel rapporto di amore - unico, fedele, indissolubile e fecondo - sono il volto di Dio nel mondo. E con il Signore Gesù, sarà anche il segno vivo e palpitante del mistero dell'amore di Cristo per la Chiesa. Nel cuore della coppia e della famiglia fondata sul matrimonio, sta la sua vocazione di grembo naturale della vita, di prima scuola di umanità, dove le diverse generazioni imparano ed esercitano ogni giorno il gusto e le virtù del vivere non solo accanto ma, ben di più, insieme nel segno delle diverse sfumature dell'amore: dono e perdono, concretezza e sacrificio, pazienza e quotidianità, gioia e dolore.... Il mistero della divina Eucaristia getta una grande luce sul mistero del matrimonio cristiano che, come ben sappiamo, assume, eleva e trasfigura tutta la realtà umana dell'amore. Il Magistero della Chiesa si è speso senza risparmio nell'approfondire questa realtà tanto decisiva e centrale per la vita dei singoli e della comunità stessa. Possiamo dire che ne parla con quel vento di profezia che è particolarmente necessario e urgente nel mondo contemporaneo, nel quale la realtà della coppia, del matrimonio e della famiglia, ma direi dell'amore nel suo complesso, sembra essere affrontata dalla cultura e dal costume in modo relativistico ed emotivo. Come se il valore oggettivo di certi beni fosse vecchio e superato, e la ricaduta generale delle scelte personali non esistesse o, quanto meno, fosse irrilevante. Anche il Santo Padre Benedetto XVI ha richiamato frequentemente il carattere oggettivo, stabile e permanente sia del matrimonio che di altre realtà, come la vita umana, la giustizia sociale, la società solidale, la pace dei popoli, l'uso rispettoso della natura, la sobrietà nei consumi..., ricordando che la rete dei valori fondamentali non sopporta selezioni poiché questi non solo sono collegati tra loro, ma sono interconnessi, così che negarne o modificarne uno significa negare o modificare anche gli altri. Da questa sede vogliamo indirizzare il nostro filiale saluto al Santo Padre e rinnovargli la nostra gratitudine per la profezia che offre alla Chiesa intera con la sua parola e il suo operato: egli parla al mondo rimanendo davanti a Dio, avendo a cura non se stesso ma solo la gloria di Dio che è il bene dell'uomo. La bellezza umana e sacramentale del matrimonio richiede dunque tutta la nostra attenzione di Chiesa: e da sempre la cura della coppia e della famiglia fa parte integrante della nostra pastorale. In modo particolare, la preparazione al matrimonio - immediata o remota che sia - è premura vostra e servizio prezioso e insostituibile. Anche per questo i Vescovi italiani vi esprimono gratitudine e incoraggiamento. A volte però può sorgere la legittima domanda circa l' effettiva efficacia di questa opportunità per le coppie. Ma a questo interrogativo mi pare risponda la parabola evangelica del piccolo seme che il seminatore sparge con generosità ovunque, in tutti i terreni - senza selezionare quelli che appaiono i migliori - e poi va a riposare sereno, sapendo che il seme, nel cuore della notte e del solco, comunque è vivo. Veramente la via di Dio non sempre passa attraverso le nostre pur buone e generose vie, anche se le richiede. E poi, come insiste il Direttorio dei Vescovi sulla pastorale familiare, la preparazione al matrimonio deve avere un chiaro impianto catecumenale, vale a dire che deve essere un'occasione per riscoprire la fede, per incontrare il Signore. E' infatti nel dinamismo dell'incontro con Lui che la bellezza e l'impegno del matrimonio cristiano può essere colto e vissuto. Ma la preparazione al sacramento richiede anche una comunità cristiana viva e vitale. Chiede cioè un contesto che lasci intravedere il volto di Cristo, il rapporto sponsale tra Lui e la sua Chiesa. Si tratta non tanto di interrogarci su quali iniziative particolari siano da inventare e da svolgere nelle nostre comunità, ma soprattutto di curare l'attenzione e l'affetto verso chi si prepara alle nozze e si dispone a creare un nuovo nucleo d'amore che riguarda i due, ma che - come si diceva - riguarda altresì la comunità cristiana e la società tutta. Questa attenzione affettuosa, questo sguardo del cuore si sente e si avverte, diventa come un grembo che accompagna e che genera. Tutto ciò è indispensabile in sé e per noi è doveroso. Però, come credenti che vivono nella storia a modo di lievito e luce, non possiamo non desiderare che i giovani che guardano al matrimonio trovino anche l'aiuto dell'intera società dove vivono e di cui sono parte viva. Si tratta del contesto socio-culturale che dovrebbe accompagnare i giovani in generale nei loro progetti di vita. Le responsabilità sono di ciascuno ma conosciamo l'influsso che la cultura diffusa, gli stili di vita, i comportamenti conclamati hanno sul modo di pensare e di agire di tutti, in particolare dei più giovani che hanno diritto di vedersi presentare ideali alti e nobili, come di vedere modelli di comportamento coerenti. In verità, dobbiamo onorare quella moltitudine silenziosa che questi ideali umani ed evangelici vive ogni giorno con umiltà e concretezza, senza clamore e riflettori. Moltitudine che esprime il vero ethos di fondo del nostro popolo e che è aliena da derive ed eccessi di qualunque tipo siano. Il vangelo che abbiamo ascoltato ci ricorda che è necessario costruire sulla roccia: costruire che cosa? La nostra vita innanzitutto. E la roccia è Gesù, la sua Parola che risuona nel grembo materno della Chiesa, i sacramenti che sono l'incontro vivo con Lui, la Chiesa che è il suo Corpo. Ma si tratta di costruire sulla roccia anche la famiglia in quanto tale: è, questa, un soggetto preciso e peculiare, cellula fondamentale e ineguagliabile della società, e in quanto tale bisognoso di fondamento stabile e di criteri certi e veri, ma anche soggetto di doveri e di diritti precisi. Dalla persona e dalla famiglia debbono derivano altresì una cultura e una società coerenti che ispirino e incarnino quell'umanesimo plenario che il Vangelo ispira, sostiene e garantisce ovunque approda nel mondo ed è accolto dal cuore dell'uomo. Cari amici, chiediamo alla Santa Vergine che ogni famiglia sia simile alla famiglia di Nazaret, luogo di amore, spazio di fede, luce accogliente per tutti.
Angelo Card. Bagnasco Arcivescovo di Genova Presidente della Conferenza Episcopale Italiana |












