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| PILLOLA DEL GIORNO DOPO |
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| Scritto da Administrator | |
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Prologo Di menzogne nell'informazione medica e pubblica ne dilagano tante. Tra queste ne è oggetto anche la pillola del giorno dopo che, nell'onda liberale di alcuni partiti politici e nel narcisismo dilagante a livello civile e politico, continua a sostenere una mentalità abortiva a tutto campo contro una cultura della vita. Non ci stupisce! L'assunto liberale del "fine che giustifica i mezzi" è qui pienamente legittimato anche da associazioni che tutelano i consumatori ma che in realtà partono da un assunto etico non condivisibile né in teoria né in prassi. Come già abbiamo più volte asserito, anche qui, chi sostiene una mentalità abortiva è in ogni caso contro la vita
e nemico del vangelo e non può dirsi non solo cattolico ma neanche cristiano.
Anzi sotto la scorsa di un desiderio che parte dell'opinione pubblica considera "umanissimo" segno di un profondo tradimento che fanno nei confronti della loro identità psico-spirituale e sessuale e, nel contempo, nel perpetuare una cultura della morte. Il suicidio civile è già in atto ogni volta che si persegue, magari con strumenti legislativi, il perpetuarsi di mentalità così superficiali e nefande. Piena comprensione e com-passione verso le donne che vivono situazioni drammatiche di una gravidanza indesiderata, e piena vicinanza verso coloro che per svariate ragioni etico-sociali hanno già abortito... ciascuno di noi ha bisogno di misericordia. Ma la misericordia non ci esime da non chiamare le cose con il proprio nome e l'aborto è un delitto gravissimo verso ragione e verso il vangelo; è un perpetuarsi costante della strage degli innocenti e della passione di Cristo. La chiarezza esige l'evidenza di ragione ed evangelica che chi vuole sostenere, teorizzando, ogni pratica abortiva sta camminando non solo verso una personale scristianizzazione ma ancor prima verso una disumanizzazione e verso l'inciviltà. I teorizzatori sono, per dirla con S. Paolo, inescusabili.
PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA
COMUNICATO SULLA COSIDDETTA Come è noto, da pochi giorni, nelle farmacie italiane è in vendita la c.d. pillola del giorno dopo, un ben conosciuto ritrovato chimico (di tipo ormonale) che di frequente - anche in questi ultimi giorni - è stato presentato da molti addetti ai lavori e da numerosi media come un semplice contraccettivo, o più precisamente come un "contraccettivo d'emergenza", a cui si potrebbe far ricorso entro breve tempo dopo un rapporto sessuale ritenuto presumibilmente fecondante, qualora si volesse impedire la prosecuzione di una gravidanza indesiderata. Alle inevitabili reazioni polemiche di chi ha manifestato seri dubbi sul meccanismo d'azione di tale ritrovato, che non sarebbe semplicemente "contraccettivo" bensì "abortivo", è stato risposto - in maniera del tutto sbrigativa - che una simile preoccupazione appare infondata in quanto la pillola del giorno dopo ha un'azione "antinidatoria", suggerendo così implicitamente una netta separazione tra aborto e intercezione (impedire che avvenga l'impianto dell'ovulo fecondato, cioè dell'embrione, nella parete uterina). Considerato che l'uso di tali ritrovati tocca beni e valori umani fondamentali, fino ad interessare la stessa vita umana nel suo sorgere, questa Pontificia Accademia per la Vita sente il pressante dovere e la convinta esigenza di offrire alcune precisazioni e considerazioni sull'argomento, ribadendo per altro posizioni etiche già note, suffragate da precisi dati scientifici, e consolidate nella dottrina cattolica. * * * 1. La pillola del giorno dopo è un preparato a base di ormoni (essa può contenere estrogeni, estroprogestinici, oppure solo progestinici) che, assunta entro e non oltre le 72 ore dopo un rapporto sessuale presumibilmente fecondante, esplica un meccanismo prevalentemente di tipo "antinidatorio", cioè impedisce che l'eventuale ovulo fecondato (che è un embrione umano), ormai giunto nel suo sviluppo allo stadio di blastocisti (5°-6° giorno dalla fecondazione), si impianti nella parete uterina, mediante un meccanismo di alterazione della parete stessa. Il risultato finale sarà quindi l'espulsione e la perdita di questo embrione. Soltanto qualora l'assunzione di tale pillola dovesse precedere di qualche giorno l'evento dell'ovulazione, essa potrebbe talvolta agire con un meccanismo di blocco di quest'ultima (in questo caso, si tratterebbe di un'azione tipicamente "contraccettiva"). Tuttavia, la donna che ricorre a questo tipo di pillola, lo fa nel timore di poter essere in periodo fecondo e perciò con l'intenzione di provocare l'espulsione dell'eventuale neoconcepito; oltretutto, sarebbe utopico pensare che una donna, trovandosi nelle condizioni di voler ricorrere ad una contraccezione d'emergenza, abbia la possibilità di conoscere con esattezza e tempestività la sua attuale condizione di fertilità. 2. Decidere di utilizzare la dizione "ovulo fecondato" per indicare le primissime fasi dello sviluppo embrionale, non può portare in alcun modo a creare artificialmente una discriminazione di valore tra momenti diversi dello sviluppo di un medesimo individuo umano. In altre parole, se può essere utile, per motivi di descrizione scientifica, distinguere con termini convenzionali (ovulo fecondato, embrione, feto, etc.) differenti momenti di un unico processo di crescita, non può mai essere lecito decidere arbitrariamente che l'individuo umano abbia maggiore o minor valore (con conseguente fluttuazione del dovere alla sua tutela) a seconda dello stadio di sviluppo in cui si trova. 3. Pertanto, risulta chiaramente che l'acclarata azione "antinidatoria" della pillola del giorno dopo, in realtà, nient'altro è se non un aborto realizzato con mezzi chimici. Non è coerente intellettualmente, né giustificabile scientificamente, affermare che non si tratti della stessa cosa. Del resto, appare abbastanza chiaro che l'intenzione di chi chiede o propone l'uso di detta pillola è finalizzata direttamente all'interruzione di una eventuale gravidanza in atto, esattamente come nel caso dell'aborto. La gravidanza, infatti, comincia dalla fecondazione e non già dall'impianto della blastocisti nella parete uterina, come invece si tenta di suggerire implicitamente. 4. Ne consegue che, da un punto di vista etico, la stessa illiceità assoluta di procedere a pratiche abortive sussiste anche per la diffusione, la prescrizione e l'assunzione della pillola del giorno dopo. Ne sono moralmente responsabili anche tutti coloro che, condividendone l'intenzione o meno, cooperassero direttamente con una tale procedura. 5. Un'ulteriore considerazione va fatta a proposito dell'uso della pillola del giorno dopo in rapporto all'applicazione della legge 194/78 che, in Italia, regola le condizioni e le procedure per l'interruzione volontaria di gravidanza. Definire il ritrovato in questione un "antinidatorio" anziché, con una terminologia più trasparente, un "abortivo", permette infatti di sfuggire tutte le procedure obbligatorie che la 194 prevede per poter accedere all'interruzione di gravidanza (colloquio previo, accertamento di gravidanza, determinazione dell'epoca di sviluppo, periodo di ripensamento, etc.), realizzando una forma di aborto del tutto nascosta e non registrabile da alcuna istituzione. Tutto ciò appare, dunque, in netta contraddizione con la corretta applicazione della pur contestabile legge 194. 6. In ultimo, di fronte al diffondersi di tali procedure, esortiamo vivamente tutti gli operatori del settore a mettere in atto con fermezza un'obiezione di coscienza morale, che testimoni coraggiosamente, nei fatti, il valore inalienabile della vita umana, soprattutto di fronte a nuove forme nascoste di aggressione agli individui più deboli ed indifesi, come è il caso dell'embrione umano. Città del Vaticano, 31-10-2000 |
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| Ultimo aggiornamento ( mercoledì 05 settembre 2007 ) |







