ESORTAZIONE APOSTOLICA
DI SUA SANTITA' GIOVANNI PAOLO II
ALL'EPISCOPATO
AL CLERO ED AI FEDELI
DI TUTTA LA CHIESA CATTOLICA
CIRCA I COMPITI
DELLA FAMIGLIA CRISTIANA
NEL MONDO DI OGGI
INTRODUZIONE
La Chiesa al servizio della famiglia
1. La famiglia nei tempi odierni è stata, come e forse più di altre istituzioni,
investita dalle ampie, profonde e rapide trasformazioni della società e della
cultura. Molte famiglie vivono questa situazione nella fedeltà a quei valori che
costituiscono il fondamento dell'istituto familiare. Altre sono divenute incerte
e smarrite di fronte ai loro compiti o, addirittura, dubbiose e quasi ignare del
significato ultimo e della verità della vita coniugale e familiare. Altre,
infine, sono impedite da svariate situazioni di ingiustizia nella realizzazione
dei loro fondamentali diritti.
Consapevole che il matrimonio e la famiglia costituiscono uno dei beni più
preziosi dell'umanità, la Chiesa vuole far giungere la sua voce ed offrire il
suo aiuto a chi, già conoscendo il valore del matrimonio e della famiglia, cerca
di viverlo fedelmente a chi, incerto ed ansioso, è alla ricerca della verità ed
a chi è ingiustamente impedito di vivere liberamente il proprio progetto
familiare. Sostenendo i primi, illuminando i secondi ed aiutando gli altri, la
Chiesa offre il suo servizio ad ogni uomo pensoso dei destini del matrimonio e
della famiglia («Gaudium et Spes», 52).
In modo particolare essa si rivolge ai giovani, che stanno per iniziare il loro
cammino verso il matrimonio e la famiglia, al fine di aprire loro nuovi
orizzonti, aiutandoli a scoprire la bellezza e la grandezza della vocazione
all'amore e al servizio della vita.
Il Sinodo del 1980 in continuità con i Sinodi
precedenti
2. Un segno di questo profondo interessamento della Chiesa per la famiglia è
stato l'ultimo Sinodo dei Vescovi, celebratosi a Roma dal 26 settembre al 25
ottobre 1980. Esso è stato la naturale continuazione dei due precedenti (cfr.
Giovanni Paolo PP. II, Omelia per l'apertura del VI Sinodo dei Vescovi, 2 (26
Settembre 1980): la famiglia cristiana, infatti, è la prima comunità chiamata ad
annunciare il Vangelo alla persona umana in crescita e a portarla, attraverso
una progressiva educazione e catechesi, alla piena maturità umana e cristiana.
Non solo, ma il precedente Sinodo si collega idealmente in qualche modo anche a
quello sul sacerdozio ministeriale e sulla giustizia nel mondo contemporaneo.
Infatti, in quanto comunità educativa, la famiglia deve aiutare l'uomo a
discernere la propria vocazione e ad assumersi il necessario impegno per una più
grande giustizia, formandolo fin dall'inizio a relazioni interpersonali, ricche
di giustizia e di amore.
I Padri Sinodali, concludendo la loro assemblea, mi hanno presentato un ampio
elenco di proposte, in cui avevano raccolto i frutti delle riflessioni
sviluppate nel corso delle loro intense giornate di lavoro, e mi hanno chiesto
con voto unanime di farmi interprete davanti all'umanità della viva
sollecitudine della Chiesa per la famiglia, e di dare le indicazioni opportune
per un rinnovato impegno pastorale in questo fondamentale settore della vita
umana ed ecclesiale.
Nell'adempiere tale compito con la presente esortazione, come una peculiare
attuazione del ministero apostolico affidatomi, desidero esprimere la mia
gratitudine a tutti i componenti del Sinodo per il prezioso contributo di
dottrina e di esperienza, che hanno offerto soprattutto mediante le «Propositiones»,
il cui testo affido al Pontificio Consiglio per la Famiglia, disponendo che ne
approfondisca lo studio al fine di valorizzare ogni aspetto delle ricchezze in
esso contenute.
Il prezioso bene del matrimonio e della famiglia
3. La Chiesa, illuminata dalla fede, che le fa conoscere tutta la verità sul
prezioso bene del matrimonio e della famiglia e sui loro significati più
profondi, ancora una volta sente l'urgenza di annunciare il Vangelo, cioè la
«buona novella» a tutti indistintamente, in particolare a tutti coloro che sono
chiamati al matrimonio e vi si preparano, a tutti gli sposi e genitori del
mondo.
Essa è profondamente convinta che solo con l'accoglienza del Vangelo trova piena
realizzazione ogni speranza, che l'uomo legittimamente pone nel matrimonio e
nella famiglia.
Voluti da Dio con la stessa creazione (cfr. Gen 1-2), il matrimonio e la
famiglia sono interiormente ordinati a compiersi in Cristo (cfr. Ef 5) ed hanno
bisogno della sua grazia per essere guariti dalle ferite del peccato (cfr. «Gaudium
et Spes», 47; «Insegnamenti di Giovanni Paolo II», III, 2 [1980] 388s) e
riportati al loro «principio» (cfr. Mt 19,4), cioè alla conoscenza piena e alla
realizzazione integrale del disegno di Dio.
In un momento storico nel quale la famiglia è oggetto di numerose forze che
cercano di distruggerla o comunque di deformarla, la Chiesa, consapevole che il
bene della società e di se stessa è profondamente legato al bene della famiglia
(cfr. «Gaudium et Spes», 47), sente in modo più vivo e stringente la sua
missione di proclamare a tutti il disegno di Dio sul matrimonio e sulla
famiglia, assicurandone la piena vitalità e promozione umana e cristiana, e
contribuendo così al rinnovamento della società e dello stesso Popolo di Dio.
PARTE PRIMA
LUCI E OMBRE DELLA FAMIGLIA, OGGI
Necessità di conoscere la situazione
4. Poiché il disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia riguarda l'uomo e la
donna nella concretezza della loro esistenza quotidiana in determinate
situazioni sociali e culturali, la Chiesa, per compiere il suo servizio, deve
applicarsi a conoscere le situazioni entro le quali il matrimonio e la famiglia
oggi si realizzano (cfr. «Insegnamenti di Giovanni Paolo II», III, 1 [1980]
472-476).
Questa conoscenza è, dunque, una imprescindibile esigenza dell'opera
evangelizzatrice. E', infatti, alle famiglie del nostro tempo che la Chiesa deve
portare l'immutabile e sempre nuovo Vangelo di Gesù Cristo, così come sono le
famiglie implicate nelle presenti condizioni del mondo che sono chiamate ad
accogliere e a vivere il progetto di Dio che le riguarda. Non solo, ma le
richieste e gli appelli dello Spirito risuonano anche negli stessi avvenimenti
della storia, e pertanto la Chiesa può essere guidata ad una intelligenza più
profonda dell'inesauribile mistero del matrimonio e della famiglia anche dalle
situazioni, domande, ansie e speranze dei giovani, degli sposi e dei genitori di
oggi (cfr. «Gaudium et Spes», 4).
A ciò si deve aggiungere poi una ulteriore riflessione di particolare importanza
nel tempo presente. Non raramente all'uomo e alla donna di oggi, in sincera e
profonda ricerca di una risposta ai quotidiani e gravi problemi della loro vita
matrimoniale e familiare, vengono offerte visioni e proposte anche seducenti, ma
che compromettono in diversa misura la verità e la dignità della persona umana.
E' un'offerta sostenuta spesso dalla potente e capillare organizzazione dei
mezzi di comunicazione sociale, che mettono sottilmente in pericolo la libertà e
la capacità di giudicare con obiettività.
Molti sono già consapevoli di questo pericolo in cui versa la persona umana ed
operano per la verità. La Chiesa, col suo discernimento evangelico, si unisce ad
essi, offrendo il proprio servizio alla verità, alla libertà e alla dignità di
ogni uomo e di ogni donna.
Il discernimento evangelico
5. Il discernimento operato dalla Chiesa diventa l'offerta di un orientamento
perché sia salvata e realizzata l'intera verità e la piena dignità del
matrimonio e della famiglia.
Esso è compiuto dal senso della fede (cfr. «Lumen Gentium», 12), che è un dono
che lo Spirito partecipa a tutti i fedeli (cfr. Gv 2,20), ed è, pertanto, opera
di tutta la Chiesa, secondo le diversità dei vari doni e carismi che, insieme e
secondo la responsabilità propria di ciascuno, cooperano per una più profonda
intelligenza ed attuazione della Parola di Dio. La Chiesa, dunque, non compie il
proprio discernimento evangelico solo per mezzo dei Pastori, i quali insegnano
in nome e col potere di Cristo, ma anche per mezzo dei laici: Cristo «li
costituisce suoi testimoni e li provvede del senso della fede e della grazia
della parola (cfr. At 2,17-18; Ap 19,10) perché la forza del Vangelo risplenda
nella vita quotidiana, familiare e sociale» («Lumen Gentium», 35). I laici,
anzi, in ragione della loro particolare vocazione, hanno il compito specifico di
interpretare alla luce di Cristo la storia di questo mondo, in quanto sono
chiamati ad illuminare ed ordinare le realtà temporali secondo il disegno di Dio
Creatore e Redentore.
Il «soprannaturale senso della fede» (cfr. «Lumen Gentium», 12; Sacra
Congregazione della Fede, «Mysterium Ecclesiae», 2: AAS 65 [1973] 398-400) non
consiste però solamente o necessariamente nel consenso dei fedeli. La Chiesa,
seguendo Cristo, cerca la verità, che non sempre coincide con l'opinione della
maggioranza. Ascolta la coscienza e non il potere ed in questo difende i poveri
e i disprezzati. La Chiesa può apprezzare anche la ricerca sociologica e
statistica, quando si rivela utile per cogliere il contesto storico nel quale
l'azione pastorale deve svolgersi e per conoscere meglio la verità; tale ricerca
sola, però, non è da ritenersi senz'altro espressione del senso della fede.
Perché è compito del ministero apostolico di assicurare la permanenza della
Chiesa nella verità di Cristo e di introdurvela più profondamente, i Pastori
devono promuovere il senso della fede in tutti i fedeli, vagliare e giudicare
autorevolmente la genuinità delle sue espressioni, educare i credenti a un
discernimento evangelico sempre più maturo (cfr.
«Lumen Gentium»,
12 «Dei Verbum», 10).
Per l'elaborazione di un autentico discernimento evangelico nelle varie
situazioni e culture in cui l'uomo e la donna vivono il loro matrimonio e la
loro vita familiare, gli sposi e i genitori cristiani possono e devono offrire
un loro proprio e insostituibile contributo. A questo li abilita il loro carisma
o dono proprio, il dono del sacramento del matrimonio (cfr. «Insegnamenti di
Giovanni Paolo II», III, 2 [1980] 735s).
La situazione della famiglia nel mondo di oggi
6. La situazione, in cui versa la famiglia, presenta aspetti positivi ed aspetti
negativi: segno, gli uni, della salvezza di Cristo operante nel mondo; segno,
gli altri, del rifiuto che l'uomo oppone all'amore di Dio.
Da una parte, infatti, vi è una coscienza più viva della libertà personale, e
una maggiore attenzione alla qualità delle relazioni interpersonali nel
matrimonio, alla promozione della dignità della donna, alla procreazione
responsabile, alla educazione dei figli; vi è inoltre la coscienza della
necessità che si sviluppino relazioni tra le famiglie per un reciproco aiuto
spirituale e materiale, la riscoperta della missione ecclesiale propria della
famiglia e della sua responsabilità per la costruzione di una società più
giusta. Dall'altra parte, tuttavia non mancano segni di preoccupante
degradazione di alcuni valori fondamentali: una errata concezione teorica e
pratica dell'indipendenza dei coniugi fra di loro; le gravi ambiguità circa il
rapporto di autorità fra genitori e figli; le difficoltà concrete, che la
famiglia spesso sperimenta nella trasmissione dei valori; il numero crescente
dei divorzi; la piaga dell'aborto; il ricorso sempre più frequente alla
sterilizzazione; l'instaurarsi di una vera e propria mentalità contraccettiva.
Alla radice di questi fenomeni negativi sta spesso una corruzione dell'idea e
dell'esperienza della libertà, concepita non come la capacità di realizzare la
verità del progetto di Dio sul matrimonio e la famiglia, ma come autonoma forza
di affermazione, non di rado contro gli altri, per il proprio egoistico
benessere.
Merita la nostra attenzione anche il fatto che, nei Paesi del così detto Terzo
Mondo, vengono spesso a mancare alle famiglie sia i fondamentali mezzi per la
sopravvivenza, quali sono il cibo, il lavoro, l'abitazione, le medicine, sia le
più elementari libertà. Nei Paesi più ricchi, invece, l'eccessivo benessere e la
mentalità consumistica, paradossalmente unita ad una certa angoscia e incertezza
per il futuro, tolgono agli sposi la generosità e il coraggio di suscitare nuove
vite umane: così la vita è spesso percepita non come una benedizione, ma come un
pericolo da cui difendersi.
La situazione storica in cui vive la famiglia si presenta, dunque, come un
insieme di luci e di ombre.
Questo rivela che la storia non è semplicemente un progresso necessario verso il
meglio, bensì un evento di libertà, ed anzi un combattimento fra libertà che si
oppongono fra loro, cioè, secondo la nota espressione di san Agostino, un
conflitto, fra due amori: l'amore di Dio spinto fino al disprezzo di sé, e
l'amore di sé spinto fino al disprezzo di Dio (cfr. S. Agostino «De civitate
Dei», XIV, 28: CSEL 40, II, 25s).
Ne consegue che solo l'educazione all'amore radicato nella fede può portare ad
acquistare la capacità di interpretare «i segni dei tempi», che sono
l'espressione storica di questo duplice amore.
L'influsso della situazione sulla coscienza dei
fedeli
7. Vivendo in un mondo siffatto, sotto le pressioni derivanti soprattutto dai
mass-media, non sempre i fedeli hanno saputo e sanno mantenersi immuni
dall'oscurarsi dei valori fondamentali e porsi come coscienza critica di questa
cultura familiare e come soggetti attivi della costruzione di un autentico
umanesimo familiare.
Fra i segni più preoccupanti di questo fenomeno, i Padri Sinodali hanno
sottolineato, in particolare, il diffondersi del divorzio e del ricorso ad una
nuova unione da parte degli stessi fedeli, l'accettazione del matrimonio
puramente civile, in contraddizione con la vocazione dei battezzati a «sposarsi
nel Signore»; la celebrazione del matrimonio sacramento senza una fede viva, ma
per altri motivi; il rifiuto delle norme morali che guidano e promuovono
l'esercizio umano e cristiano della sessualità nel matrimonio.
La nostra epoca ha bisogno di sapienza
8. Si pone così a tutta la Chiesa il compito di una riflessione e di un impegno
assai profondi, perché la nuova cultura emergente sia intimamente evangelizzata,
siano riconosciuti i veri valori, siano difesi i diritti dell'uomo e della donna
e sia promossa la giustizia nelle strutture stesse della società. In tal modo il
«nuovo umanesimo» non distoglierà gli uomini dal loro rapporto con Dio, ma ve li
condurrà più pienamente.
Nella costruzione di tale umanesimo, la scienza e le sue applicazioni tecniche
offrono nuove ed immense possibilità. Tuttavia, la scienza, in conseguenza di
scelte politiche che ne decidono la direzione di ricerca e le applicazioni,
viene spesso usata contro il suo significato originario, la promozione della
persona umana.
Si rende, pertanto, necessario ricuperare da parte di tutti la coscienza del
primato dei valori morali, che sono i valori della persona umana come tale. La
ricomprensione del senso ultimo della vita e dei suoi valori fondamentali è il
grande compito che si impone oggi per il rinnovamento della società. Solo la
consapevolezza del primato di questi valori consente un uso delle immense
possibilità, messe nelle mani dell'uomo dalla scienza, che sia veramente
finalizzato alla promozione della persona umana nella sua intera verità, nella
sua libertà e dignità. La scienza è chiamata ad allearsi con la sapienza.
Si possono pertanto applicare anche ai problemi della famiglia le parole del
Concilio Vaticano II: «L'epoca nostra, più ancora che i secoli passati, ha
bisogno di questa sapienza, perché diventino più umane tutte le sue nuove
scoperte. E' in pericolo, di fatto, il futuro del mondo, a meno che non vengano
suscitati uomini più saggi» («Gaudium et Spes», 15).
L'educazione della coscienza morale, che rende ogni uomo capace di giudicare e
di discernere i modi adeguati per realizzarsi secondo la sua verità originaria,
diviene così una esigenza prioritaria ed irrinunciabile.
E' l'alleanza con la Sapienza divina che deve essere più profondamente
ricostituita nella cultura odierna. Di tale Sapienza ogni uomo è reso partecipe
dallo stesso gesto creatore di Dio. Ed è solo nella fedeltà a questa alleanza
che le famiglie di oggi saranno in grado di influire positivamente nella
costruzione di un mondo più giusto e fraterno.
Gradualità e conversione
9. Alla ingiustizia originata dal peccato - profondamente penetrato anche nelle
strutture del mondo di oggi - e che spesso ostacola la famiglia nella piena
realizzazione di se stessa e dei suoi diritti fondamentali, dobbiamo tutti
opporci con una conversione della mente e del cuore, seguendo Cristo Crocifisso
nel rinnegamento del proprio egoismo: una simile conversione non potrà non avere
influenza benefica e rinnovatrice anche sulle strutture della società.
E' richiesta una conversione continua, permanente, che, pur esigendo l'interiore
distacco da ogni male e l'adesione al bene nella sua pienezza, si attua però
concretamente in passi che conducono sempre oltre. Si sviluppa così un processo
dinamico, che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni di
Dio e delle esigenze del suo amore definitivo ed assoluto nell'intera vita
personale e sociale dell'uomo. E' perciò necessario un cammino pedagogico di
crescita affinché i singoli fedeli, le famiglie ed i popoli, anzi la stessa
civiltà, da ciò che hanno già accolto del Mistero di Cristo siano pazientemente
condotti oltre, giungendo ad una conoscenza più ricca e ad una integrazione più
piena di questo Mistero nella loro vita.
Inculturazione
10. E' conforme alla costante tradizione della Chiesa accogliere dalle culture
dei popoli tutto ciò che è in grado di meglio esprimere le inesauribili
ricchezze di Cristo (cfr. Ef 3,8; «Gaudium et Spes», 15 e 22). Solo col concorso
di tutte le culture, tali ricchezze potranno manifestarsi sempre più chiaramente
e la Chiesa potrà camminare verso una conoscenza ogni giorno più completa e
profonda della verità, che già le è stata donata interamente dal suo Signore.
Tenendo fisso il duplice principio della compatibilità col Vangelo delle varie
culture da assumere e della comunione con la Chiesa universale, si dovrà
proseguire nello studio, particolarmente da parte delle Conferenze Episcopali e
dei Dicasteri competenti della Curia Romana, e nell'impegno pastorale perché
questa «inculturazione» della fede cristiana avvenga sempre più ampiamente,
anche nell'ambito del matrimonio e della famiglia.
E' mediante l'«inculturazione» che si cammina verso la ricostituzione piena
dell'alleanza con la Sapienza di Dio, che è Cristo stesso. La Chiesa intera sarà
arricchita anche da quelle culture che, pur essendo prive di tecnologia, sono
cariche di saggezza umana e vivificate da profondi valori morali.
Perché sia chiara la meta di questo cammino, e di conseguenza, sicuramente
indicata la strada, il Sinodo ha, in primo luogo, giustamente considerato a
fondo il progetto originario di Dio circa il matrimonio e la famiglia: ha voluto
«ritornare al principio», in ossequio all'insegnamento di Cristo (cfr. Mt
19,4ss).
PARTE SECONDA
IL DISEGNO DI DIO SUL MATRIMONIO E SULLA FAMIGLIA
L'uomo immagine di Dio Amore
11. Dio ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza (cfr. Gen 1,26s):
chiamandolo all'esistenza per amore, l'ha chiamato nello stesso tempo all'amore.
Dio è amore (1Gv 4,8) e vive in se stesso un mistero di comunione personale
d'amore. Creandola a sua immagine e continuamente conservandola nell'essere, Dio
iscrive nell'umanità dell'uomo e della donna la vocazione, e quindi la capacità
e la responsabilità dell'amore e della comunione (cfr. «Gaudium
et Spes», 12). L'amore è, pertanto, la fondamentale e nativa vocazione di
ogni essere umano.
In quanto spirito incarnato, cioè anima che si esprime nel corpo e corpo
informato da uno spirito immortale, l'uomo è chiamato all'amore in questa sua
totalità unificata. L'amore abbraccia anche il corpo umano e il corpo è reso
partecipe dell'amore spirituale.
La Rivelazione cristiana conosce due modi specifici di realizzare la vocazione
della persona umana, nella sua interezza, all'amore: il Matrimonio e la
Verginità. Sia l'uno che l'altra nella forma loro propria, sono una
concretizzazione della verità più profonda dell'uomo, del suo «essere ad
immagine di Dio».
Di conseguenza la sessualità, mediante la quale l'uomo e la donna si donano
l'uno all'altra con gli atti propri ed esclusivi degli sposi, non è affatto
qualcosa di puramente biologico, ma riguarda l'intimo nucleo della persona umana
come tale. Essa si realizza in modo veramente umano, solo se è parte integrale
dell'amore con cui l'uomo e la donna si impegnano totalmente l'uno verso l'altra
fino alla morte. La donazione fisica totale sarebbe menzogna se non fosse segno
e frutto della donazione personale totale, nella quale tutta la persona, anche
nella sua dimensione temporale, è presente: se la persona si riservasse qualcosa
o la possibilità di decidere altrimenti per il futuro, già per questo essa non
si donerebbe totalmente.
Questa totalità, richiesta dall'amore coniugale, corrisponde anche alle esigenze
di una fecondità responsabile, la quale, volta come è a generare un essere
umano, supera per sua natura l'ordine puramente biologico, ed investe un insieme
di valori personali, per la cui armoniosa crescita è necessario il perdurante e
concorde contributo di entrambi i genitori.
Il «luogo» unico, che rende possibile questa donazione secondo l'intera sua
verità, è il matrimonio, ossia il patto di amore coniugale o scelta cosciente e
libera, con la quale l'uomo e la donna accolgono l'intima comunità di vita e
d'amore, voluta da Dio stesso (cfr. «Gaudium et Spes», 48), che solo in questa
luce manifesta il suo vero significato. L'istituzione matrimoniale non è una
indebita ingerenza della società o dell'autorità, ne l'imposizione estrinseca di
una forma, ma esigenza interiore del patto d'amore coniugale che pubblicamente
si afferma come unico ed esclusivo perché sia vissuta così la piena fedeltà al
disegno di Dio Creatore. Questa fedeltà, lungi dal mortificare la libertà della
persona, la pone al sicuro da ogni soggettivismo e relativismo, la fa partecipe
della Sapienza creatrice.
Il matrimonio e la comunione tra Dio e gli uomini
12. La comunione d'amore tra Dio e gli uomini, contenuto fondamentale della
Rivelazione e dell'esperienza di fede di Israele, trova una significativa
espressione nell'alleanza sponsale, che si instaura tra l'uomo e la donna.
E' per questo che la parola centrale della Rivelazione, «(Dio ama il suo
popolo», viene pronunciata anche attraverso le parole vive e concrete con cui
l'uomo e la donna si dicono il loro amore coniugale. Il loro vincolo di amore
diventa l'immagine e il simbolo dell'Alleanza che unisce Dio e il suo popolo (cfr.
ad es. Os 2,21; Ger 3,6-13; Is 54). E lo stesso
peccato, che può ferire il patto coniugale diventa immagine dell'infedeltà del
popolo al suo Dio: l'idolatria e prostituzione (cfr. Ez 16,25), l'infedeltà è
adulterio, la disobbedienza alla legge e abbandono dell'amore sponsale del
Signore. Ma l'infedeltà di Israele non distrugge la fedeltà eterna del Signore
e, pertanto, l'amore sempre fedele di Dio si pone come esemplare delle relazioni
di amore fedele che devono esistere tra gli sposi (cfr. Os 3).
Gesù Cristo, sposo della Chiesa, e il Sacramento del
matrimonio
13. La comunione tra Dio e gli uomini trova il suo compimento definitivo in Gesù
Cristo, lo Sposo che ama e si dona come Salvatore dell'umanità, unendola a Sé
come suo corpo.
Egli rivela la verità originaria del matrimonio, la verità del «principio» (cfr.
Gen 2,24; Mt 19,5) e, liberando l'uomo dalla durezza del cuore, lo rende capace
di realizzarla interamente.
Questa rivelazione raggiunge la sua pienezza definitiva nel dono d'amore che il
Verbo di Dio fa all'umanità assumendo la natura umana, e nel sacrificio che Gesù
Cristo fa di se stesso sulla Croce per la sua Sposa, la Chiesa. In questo
sacrificio si svela interamente quel disegno che Dio ha impresso nell'umanità
dell'uomo e della donna, fin dalla loro creazione (cfr. Ef 5,32s); il matrimonio
dei battezzati diviene così il simbolo reale della nuova ed eterna Alleanza,
sancita nel sangue di Cristo. Lo Spirito, che il Signore effonde, dona il cuore
nuovo e rende l'uomo e la donna capaci di amarsi, come Cristo ci ha amati.
L'amore coniugale raggiunge quella pienezza a cui è interiormente ordinato, la
carità coniugale, che è il modo proprio e specifico con cui gli sposi
partecipano e sono chiamati a vivere la carità stessa di Cristo che si dona
sulla Croce.
In una pagina meritatamente famosa, Tertulliano ha ben espresso la grandezza di
questa vita coniugale in Cristo e la sua bellezza: «Come sarò capace di esporre
la felicità di quel matrimonio che la Chiesa unisce, l'offerta eucaristica
conferma, la benedizione suggella, gli angeli annunciano e il Padre ratifica?...
Quale giogo quello di due fedeli uniti in un'unica speranza, in un'unica
osservanza, in un'unica servitù! Sono tutt'e due fratelli e tutt'e due servono
insieme; non vi è nessuna divisione quanto allo spirito e quanto alla carne.
Anzi sono veramente due in una sola carne e dove la carne è unica, unico è lo
spirito» (Tertulliano «Ad uxorem», II; VIII, 6-8: CCL I, 393).
Accogliendo e meditando fedelmente la Parola di Dio, la Chiesa ha solennemente
insegnato ed insegna che il matrimonio dei battezzati è uno dei sette sacramenti
della Nuova Alleanza (cfr. Conc. Ecum. Trident., Sessio XXIV, can. 1: I. D.
Mansi, «Sacrorum Conciliorum Nova et Amplissima Collectio», 33, 149s).
Infatti, mediante il battesimo, l'uomo e la donna sono definitivamente inseriti
nella Nuova ed Eterna Alleanza, nell'Alleanza sponsale di Cristo con la Chiesa.
Ed è in ragione di questo indistruttibile inserimento che l'intima comunità di
vita e di amore coniugale fondata dal Creatore (cfr. «Gaudium et Spes», 48),
viene elevata ed assunta nella carità sponsale del Cristo, sostenuta ed
arricchita dalla sua forza redentrice.
In virtù della sacramentalità del loro matrimonio, gli sposi sono vincolati
l'uno all'altra nella maniera più profondamente indissolubile. La loro reciproca
appartenenza è la rappresentazione reale, per il tramite del segno sacramentale,
del rapporto stesso di Cristo con la Chiesa.
Gli sposi sono pertanto il richiamo permanente per la Chiesa di ciò che è
accaduto sulla Croce; sono l'uno per l'altra e per i figli, testimoni della
salvezza, di cui il sacramento li rende partecipi. Di questo evento di salvezza
il matrimonio, come ogni sacramento è memoriale, attualizzazione e profezia: «in
quanto memoriale, il sacramento dà loro la grazia e il dovere di fare memoria
delle grandi opere di Dio e di darne testimonianza presso i loro figli; in
quanto attualizzazione, dà loro la grazia e il dovere di mettere in opera nel
presente, l'uno verso l'altra e verso i figli, le esigenze di un amore che
perdona e che redime; in quanto profezia, dà loro la grazia e il dovere di
vivere e di testimoniare la speranza del futuro incontro con Cristo» (Giovanni
Paolo PP. II, Discorso ai Delegati del «Centre de Liaison des Equipes de
Recherche», 3 [3 Novembre 1979]: «Insegnamenti di Giovanni Paolo II», II, 2
[1979] 1032).
Come ciascuno dei sette sacramenti, anche il matrimonio è un simbolo reale
dell'evento della salvezza, ma a modo proprio. «Gli sposi vi partecipano in
quanto sposi, in due, come coppia, a tal punto che l'effetto primo ed immediato
del matrimonio (res et sacramentum) non è la grazia soprannaturale stessa, ma il
legame coniugale cristiano, una comunione a due tipicamente cristiana perché
rappresenta il mistero dell'Incarnazione del Cristo e il suo mistero di
Alleanza. E il contenuto della partecipazione alla vita del Cristo è anch'esso
specifico: l'amore coniugale comporta una totalità in cui entrano tutte le
componenti della persona - richiamo del corpo e dell'istinto, forza del
sentimento e dell'affettività, aspirazione dello spirito e della volontà -; esso
mira ad una unità profondamente personale, quella che, al di là dell'unione in
una sola carne, conduce a non fare che un cuor solo e un'anima sola: esso esige
l'indissolubilità e la fedeltà della donazione reciproca definitiva e si apre
sulla fecondità (cfr. Paolo PP. VI «Humanae Vitae», 9). In una parola, si tratta
di caratteristiche normali di ogni amore coniugale naturale, ma con un
significato nuovo che non solo le purifica e le consolida, ma le eleva al punto
di farne l'espressione di valori propriamente cristiani» (Giovanni Paolo PP. II,
Discorso ai Delegati del «Centre de Liaison des Equipes de Recherche», 4 [3
Novembre 1979]: «Insegnamenti di Giovanni Paolo II», II, 2 [1979] 1032).
I figli, preziosissimo dono del matrimonio
14. Secondo il disegno di Dio, il matrimonio è il fondamento della più ampia
comunità della famiglia, poiché l'istituto stesso del matrimonio e l'amore
coniugale sono ordinati alla procreazione ed educazione della prole, in cui
trovano il loro coronamento (cfr. «Gaudium et Spes», 50).
Nella sua realtà più profonda, l'amore è essenzialmente dono e l'amore
coniugale, mentre conduce gli sposi alla reciproca «conoscenza» che li fa «una
carne sola» (cfr. Gen 2,24), non si esaurisce all'interno della coppia, poiché
li rende capaci della massima donazione possibile, per la quale diventano
cooperatori con Dio per il dono della vita ad una nuova persona umana. Così i
coniugi, mentre si donano tra loro, donano al di là di se stessi la realtà del
figlio, riflesso vivente del loro amore, segno permanente della unità coniugale
e sintesi viva ed indissociabile del loro essere padre e madre.
Divenendo genitori, gli sposi ricevono da Dio il dono di una nuova
responsabilità. Il loro amore parentale è chiamato a divenire per i figli il
segno visibile dello stesso amore di Dio, «dal quale ogni paternità nei cieli e
sulla terra prende nome» (Ef 3,15).
Non si deve, tuttavia, dimenticare che anche quando la procreazione non è
possibile, non per questo la vita coniugale perde il suo valore. La sterilità
fisica infatti può essere occasione per gli sposi di altri servizi importanti
alla vita della persona umana, quali ad esempio l'adozione, le varie forme di
opere educative, l'aiuto ad altre famiglie, ai bambini poveri o handicappati.
La famiglia, comunione di persone
15. Nel matrimonio e nella famiglia si costituisce un complesso di relazioni
interpersonali - nuzialità, paternità-maternità, filiazione, fraternità -,
mediante le quali ogni persona umana è introdotta nella «famiglia umana» e nella
«famiglia di Dio», che è la Chiesa.
Il matrimonio e la famiglia cristiani edificano la Chiesa: nella famiglia,
infatti, la persona umana non solo viene generata e progressivamente introdotta,
mediante l'educazione, nella comunità umana, ma mediante la rigenerazione del
battesimo e l'educazione alla fede, essa viene introdotta anche nella famiglia
di Dio, che è la Chiesa.
La famiglia umana, disgregata dal peccato, è ricostituita nella sua unità dalla
forza redentrice della morte e risurrezione di Cristo (cfr. «Gaudium
et Spes», 78). Il matrimonio cristiano, partecipe dell'efficacia
salvifica di questo avvenimento, costituisce il luogo naturale nel quale si
compie l'inserimento della persona umana nella grande famiglia della Chiesa.
Il mandato di crescere e moltiplicarsi, rivolto in principio all'uomo e alla
donna, raggiunge in questo modo la sua intera verità e la sua piena
realizzazione.
La Chiesa trova così nella famiglia, nata dal sacramento, la sua culla e il
luogo nel quale essa può attuare il proprio inserimento nelle generazioni umane,
e queste, reciprocamente, nella Chiesa.
Matrimonio e verginità
16. La verginità e il celibato per il Regno di Dio non solo non contraddicono
alla dignità del matrimonio, ma la presuppongono e la confermano. Il matrimonio
e la verginità sono i due modi di esprimere e di vivere l'unico Mistero
dell'Alleanza di Dio con il suo popolo. Quando non si ha stima del matrimonio,
non può esistere neppure la verginità consacrata; quando la sessualità umana non
è ritenuta un grande valore donato dal Creatore, perde significato il
rinunciarvi per il Regno dei Cieli.
Dice infatti assai giustamente san Giovanni Crisostomo: «Chi condanna il
matrimonio priva anche la verginità della gloria: chi invece lo loda, rende la
verginità più ammirabile, e splendente. Ciò che appare un bene soltanto a
paragone di un male, non è poi un grande bene; ma ciò che è ancora migliore di
beni universalmente riconosciuti tali, è certamente un bene al massimo grado»
(San Giovanni Crisostomo, «La Verginità», X: PG 48,540).
Nella verginità l'uomo è in attesa, anche corporalmente, delle nozze
escatologiche di Cristo con la Chiesa, donandosi integralmente alla Chiesa nella
speranza che Cristo si doni a questa nella piena verità della vita eterna. La
persona vergine anticipa così nella sua carne il mondo nuovo della risurrezione
futura (cfr. Mt 22,30).
In forza di questa testimonianza, la verginità tiene viva nella Chiesa la
coscienza del mistero del matrimonio e lo difende da ogni riduzione e da ogni
impoverimento.
Rendendo libero in modo speciale il cuore dell'uomo (cfr. 1Cor 7,32-35), «così
da accenderlo maggiormente di carità verso Dio e verso tutti gli uomini» («Perfectae
Caritatis», 12), la verginità testimonia che il Regno di Dio e la sua giustizia
sono quella perla preziosa che va preferita ad ogni altro valore sia pure
grande, e va anzi cercato come l'unico valore definitivo. E' per questo che la
Chiesa, durante tutta la sua storia, ha sempre difeso la superiorità di questo
carisma nei confronti di quello del matrimonio, in ragione del legame del tutto
singolare che esso ha con il Regno di Dio (cfr. Pio XII, «Sacra Virginitas», II:
AAS 46 [1954] 174ss).
Pur avendo rinunciato alla fecondità fisica, la persona vergine diviene
spiritualmente feconda, padre e madre di molti, cooperando alla realizzazione
della famiglia secondo il disegno di Dio.
Gli sposi cristiani hanno perciò il diritto di aspettarsi dalle persone vergini
il buon esempio e la testimonianza della fedeltà alla loro vocazione fino alla
morte. Come per gli sposi la fedeltà diventa talvolta difficile ed esige
sacrificio, mortificazione e rinnegamento di sé, così può avvenire anche per le
persone vergini. La fedeltà di queste, anche nella prova eventuale, deve
edificare la fedeltà di quelli (cfr. Giovanni Paolo PP. II, «Novo Incipiente», 9
[8 Aprile 1979]: AAS 71 [1979], 410s).
Queste riflessioni sulla verginità possono illuminare ed aiutare coloro che, per
motivi indipendenti dalla loro volontà, non hanno potuto sposarsi ed hanno poi
accettato la loro situazione in spirito di servizio.
PARTE TERZA
I COMPITI DELLA FAMIGLIA CRISTIANA
Famiglia diventa ciò che sei!
17. Nel disegno di Dio Creatore e Redentore la famiglia scopre non solo la sua
«identità», ciò che essa «è», ma anche la sua «missione)», ciò che essa può e
deve «fare». I compiti, che la famiglia è chiamata da Dio a svolgere nella
storia, scaturiscono dal suo stesso essere e ne rappresentano lo sviluppo
dinamico ed esistenziale. Ogni famiglia scopre e trova in se stessa l'appello
insopprimibile, che definisce ad un tempo la sua dignità e la sua
responsabilità: famiglia, «diventa» ciò che «sei»!
Risalire al «principio» del gesto creativo di Dio è allora una necessità per la
famiglia, se vuole conoscersi e realizzarsi secondo l'interiore verità non solo
del suo essere ma anche del suo agire storico. E poiché, secondo il disegno
divino, è costituita quale «intima comunità di vita e di amore («Gaudium et Spes»,
48), la famiglia ha la missione di diventare sempre più quello che è, ossia
comunità di vita e di amore, in una tensione che, come per ogni realtà creata e
redenta troverà il suo componimento nel Regno di Dio. In una prospettiva poi che
giunge alle radici stesse della realtà, si deve dire che l'essenza e i compiti
della famiglia sono ultimamente definiti dall'amore. Per questo la famiglia
riceve la missione di custodire, rivelare e comunicare l'amore, quale riflesso
vivo e reale partecipazione dell'amore di Dio per l'umanità e dell'amore di
Cristo Signore per la Chiesa sua sposa.
Ogni compito particolare della famiglia è l'espressione e l'attuazione concreta
di tale missione fondamentale. E' necessario pertanto penetrare più a fondo
nella singolare ricchezza della missione della famiglia e scandagliarne i
molteplici ed unitari contenuti.
In tal senso, partendo dall'amore e in costante riferimento ad esso, il recente
Sinodo ha messo in luce quattro compiti generali della famiglia:
1) la formazione di una comunità di persone;
2) il servizio alla vita;
3) la partecipazione allo sviluppo della società;
4) la partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa.
I. La formazione di una comunità di persone
L'amore, principio e forza della comunione
18. La famiglia fondata e vivificata dall'amore, è una comunità di persone:
dell'uomo e della donna sposi, dei genitori e dei figli, dei parenti. Suo primo
compito è di vivere fedelmente la realtà della comunione nell'impegno costante
di sviluppare un'autentica comunità di persone.
Il principio interiore, la forza permanente e la meta ultima di tale compito è
l'amore: come, senza l'amore, la famiglia non è una comunità di persone, così
senza l'amore, la famiglia non può vivere, crescere e perfezionarsi come
comunità di persone. Quanto ho scritto nell'enciclica «Redemptor Hominis» trova
la sua originaria e privilegiata applicazione proprio nella famiglia come tale:
«L'uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere
incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato
l'amore, se non si incontra con l'amore, se non lo sperimenta e non lo fa
proprio, se non vi partecipa vivamente» (num. 10).
L'amore tra l'uomo e la donna nel matrimonio e, in forma derivata ed allargata,
l'amore tra i membri della stessa famiglia - tra genitori e figli tra fratelli e
sorelle, tra parenti e familiari - è animato e sospinto da un interiore e
incessante dinamismo, che conduce la famiglia ad una comunione sempre più
profonda ed intensa, fondamento e anima della comunità coniugale e familiare.
L'indivisibile unità della comunione coniugale
19. La prima comunione è quella che si instaura e si sviluppa tra i coniugi: in
forza del patto d'amore coniugale, l'uomo e la donna «non sono più due, ma una
carne sola» (Mt 19,6; cfr. Gen 2,24) e sono chiamati a crescere continuamente
nella loro comunione attraverso la fedeltà quotidiana alla promessa matrimoniale
del reciproco dono totale.
Questa comunione coniugale affonda le sue radici nella naturale complementarietà
che esiste tra l'uomo e la donna, e si alimenta mediante la volontà personale
degli sposi di condividere l'intero progetto di vita, ciò che hanno e ciò che
sono: perciò tale comunione è il frutto e il segno di una esigenza profondamente
umana. Ma in Cristo Signore, Dio assume questa esigenza umana, la conferma, la
purifica e la eleva, conducendola a perfezione col sacramento del matrimonio: lo
Spirito Santo effuso nella celebrazione sacramentale offre agli sposi cristiani
il dono di una comunione nuova d'amore che è immagine viva e reale di quella
singolarissima unità, che fa della Chiesa l'indivisibile Corpo mistico del
Signore Gesù.
Il dono dello Spirito è comandamento di vita per gli sposi cristiani, ed insieme
stimolante impulso affinché ogni giorno progrediscano verso una sempre più ricca
unione tra loro a tutti i livelli - dei corpi dei caratteri, dei cuori, delle
intelligenze, e delle volontà, delle anime (cfr. Giovanni Paolo PP. II, Discorso
agli Sposi, 4 [Kinshasa, 3 maggio 1980]: AAS 72 [1980], 426s), - rivelando così
alla Chiesa e al mondo la nuova comunione d'amore, donata dalla grazia di
Cristo.
Una simile comunione viene radicalmente contraddetta dalla poligamia: questa,
infatti, nega in modo diretto il disegno di Dio quale ci viene rivelato alle
origini, perché è contraria alla pari dignità personale dell'uomo e della donna,
che nel matrimonio si donano con un amore totale e perciò stesso unico ed
esclusivo. Come scrive il Concilio Vaticano II: «L'unità del matrimonio
confermata dal Signore appare in maniera lampante anche dalla uguale dignità
personale sia dell'uomo che della donna, che deve essere riconosciuta nel mutuo
e pieno amore» («Gaudium et Spes», 49; cfr. Giovanni Paolo PP. II, Discorso agli
Sposi, 4 [Kinshasa, 3 maggio 1980]; l. c.).
Una comunione indissolubile
20. La comunione coniugale si caratterizza non solo per la sua unità, ma anche
per la sua indissolubilità: «Questa intima unione, in quanto mutua donazione di
due persone, come pure il bene dei figli, esigono la piena fedeltà dei coniugi e
ne reclamano l'indissolubile unità» («Gaudium et Spes», 48).
E' dovere fondamentale della Chiesa riaffermare con forza - come hanno fatto i
Padri del Sinodo - la dottrina dell'indissolubilità del matrimonio: a quanti, ai
nostri giorni, ritengono difficile o addirittura impossibile legarsi ad una
persona per tutta la vita e a quanti sono travolti da una cultura che rifiuta
l'indissolubilità matrimoniale e che deride apertamente l'impegno degli sposi
alla fedeltà, è necessario ribadire il lieto annuncio della definitività di
quell'amore coniugale, che ha in Gesù Cristo il suo fondamento e la sua forza (cfr.
Ef 5,25).
Radicata nella personale e totale donazione dei coniugi e richiesta dal bene dei
figli, l'indissolubilità del matrimonio trova la sua verità ultima nel disegno
che Dio ha manifestato nella sua Rivelazione. Egli vuole e dona
l'indissolubilità matrimoniale come frutto, segno ed esigenza dell'amore
assolutamente fedele che Dio ha per l'uomo e che il Signore Gesù vive verso la
sua Chiesa.
Cristo rinnova il primitivo disegno che il Creatore ha iscritto nel cuore
dell'uomo e della donna, e nella celebrazione del sacramento del matrimonio
offre un «cuore nuovo»: così i coniugi non solo possono superare la «durezza del
cuore» (Mt 19,8), ma anche e soprattutto possono condividere l'amore pieno e
definitivo di Cristo, nuova ed eterna Alleanza fatta carne. Come il Signore Gesù
è il «testimone fedele» (Ap 3,14), è il «sì» delle promesse di Dio (cfr. 2Cor
1,20) e quindi la realizzazione suprema dell'incondizionata fedeltà con cui Dio
ama il suo popolo, così i coniugi cristiani sono chiamati a partecipare
realmente all'indissolubilità irrevocabile, che lega Cristo alla Chiesa sua
sposa, da Lui amata sino alla fine (cfr. Gc 13,1).
Il dono del sacramento è nello stesso tempo vocazione e comandamento per gli
sposi cristiani, perché rimangano tra loro fedeli per sempre, al di là di ogni
prova e difficoltà, in generosa obbedienza alla santa volontà del Signore:
«Quello che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi» (Mt 19,6).
Testimoniare l'inestimabile valore dell'indissolubilità e della fedeltà
matrimoniale è uno dei doveri più preziosi e più urgenti delle coppie cristiane
del nostro tempo. Per questo, insieme con tutti i confratelli che hanno preso
parte al Sinodo dei Vescovi, lodo e incoraggio tutte quelle numerose coppie che,
pur incontrando non lievi difficoltà, conservano e sviluppano il bene
dell'indissolubilità: assolvono così, in modo umile e coraggioso, il compito
loro affidato di essere nel mondo un «segno» - un piccolo e prezioso segno,
talvolta sottoposto anche a tentazione, ma sempre rinnovato - dell'instancabile
fedeltà con cui Dio e Gesù Cristo amano tutti gli uomini ed ogni uomo. Ma è
doveroso anche riconoscere il valore della testimonianza di quei coniugi che,
pur essendo stati abbandonati dal partner, con la forza della fede e della
speranza cristiana non sono passati ad una nuova unione: anche questi coniugi
danno un'autentica testimonianza di fedeltà, di cui il mondo oggi ha grande
bisogno. Per tale motivo devono essere incoraggiati e aiutati dai pastori e dai
fedeli della Chiesa.
La più ampia comunione della famiglia
21. La comunione coniugale costituisce il fondamento sul quale si viene
edificando la più ampia comunione della famiglia, dei genitori e dei figli, dei
fratelli e delle sorelle tra loro, dei parenti e di altri familiari.
Tale comunione si radica nei legami naturali della carne e del sangue, e si
sviluppa trovando il suo perfezionamento propriamente umano nell'instaurarsi e
nel maturare dei legami ancora più profondi e ricchi dello spirito: l'amore, che
anima i rapporti interpersonali dei diversi membri della famiglia, costituisce
la forza interiore che plasma e vivifica la comunione e la comunità familiare.
La famiglia cristiana è poi chiamata a fare l'esperienza di una nuova e
originale comunione, che conferma e perfeziona quella naturale e umana. In
realtà, la grazia di Gesù Cristo, «il Primogenito tra molti fratelli» (Rm 8,29),
è per sua natura e interiore dinamismo una «grazia di fraternità», come la
chiama san Tommaso d'Aquino («Summa Theologiae», II· II··, 14, 2, ad 4). Lo
Spirito Santo, effuso nella celebrazione dei sacramenti, è la radice viva e
l'alimento inesauribile della soprannaturale comunione che raccoglie e vincola i
credenti con Cristo e tra loro nell'unità della Chiesa di Dio. Una rivelazione e
attuazione specifica della comunione ecclesiale è costituita dalla famiglia
cristiana, che anche per questo può e deve dirsi «Chiesa domestica» («Lumen
Gentium», 11; cfr. «Apostolicam Actuositatem», 11).
Tutti i membri della famiglia, ognuno secondo il proprio dono, hanno la grazia e
la responsabilità di costruire, giorno per giorno, la comunione delle persone,
facendo della famiglia una «scuola di umanità più completa e più ricca»: («Gaudium
et Spes», 52) è quanto avviene con la cura e l'amore verso i piccoli, gli
ammalati e gli anziani; col servizio reciproco di tutti i giorni; con la
condivisione dei beni, delle gioie e delle sofferenze.
Un momento fondamentale per costruire una simile comunione è costituito dallo
scambio educativo tra genitori e figli (cfr. Ef 6,1-4; Col 3,20s), nel quale
ciascuno dà e riceve. Mediante l'amore, il rispetto, l'obbedienza verso i
genitori, i figli portano il loro specifico e insostituibile contributo
all'edificazione di una famiglia autenticamente umana e cristiana («Gaudium et
Spes», 48). In questo saranno facilitati, se i genitori eserciteranno la loro
irrinunciabile autorità come un vero e proprio «ministero», ossia come un
servizio ordinato al bene umano e cristiano dei figli, e in particolare ordinato
a far loro acquistare una libertà veramente responsabile, e se i genitori
manterranno viva la coscienza del «dono», che continuamente ricevono dai figli.
La comunione familiare può essere conservata e perfezionata solo con un grande
spirito di sacrificio. Esige, infatti, una pronta e generosa disponibilità di
tutti e di ciascuno alla comprensione, alla tolleranza, al perdono, alla
riconciliazione. Nessuna famiglia ignora come l'egoismo, il disaccordo, le
tensioni, i conflitti aggrediscano violentemente e a volte colpiscano
mortalmente la propria comunione: di qui le molteplici e varie forme di
divisione nella vita familiare. Ma, nello stesso tempo, ogni famiglia è sempre
chiamata dal Dio della pace a fare l'esperienza gioiosa e rinnovatrice della
«riconciliazione» cioè della comunione ricostruita, dell'unità ritrovata. In
particolare la partecipazione al sacramento della riconciliazione e al banchetto
dell'unico Corpo di Cristo offre alla famiglia cristiana la grazia e la
responsabilità di superare ogni divisione e di camminare verso la piena verità
della comunione voluta da Dio, rispondendo così al vivissimo desiderio del
Signore: che «tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21).
Diritti e compiti della donna
22. In quanto è, e deve sempre diventare, comunione e comunità di persone, la
famiglia trova nell'amore la sorgente e la spinta incessante per accogliere,
rispettare e promuovere ciascuno dei suo membri nell'altissima dignità di
persone, e cioè di immagini viventi di Dio. Come hanno giustamente affermato i
Padri Sinodali, il criterio morale dell'autenticità delle relazioni coniugali e
familiari consiste nella promozione della dignità e vocazione delle singole
persone, le quali si ritrovano nella loro pienezza mediante il dono sincero di
se stesse (cfr. «Gaudium et Spes», 24).
In questa prospettiva, il Sinodo ha voluto riservare una privilegiata attenzione
alla donna, ai suoi diritti e compiti nella famiglia e nella società. Nella
stessa prospettiva vanno considerati anche l'uomo come sposo e padre, il bambino
e gli anziani.
Della donna è da rilevare, anzitutto, l'eguale dignità e responsabilità rispetto
all'uomo: tale uguaglianza trova una singolare forma di realizzazione nella
reciproca donazione di sé all'altro e di ambedue ai figli, propria del
matrimonio e della famiglia. Quanto la stessa ragione umana intuisce e
riconosce, viene rivelato in pienezza dalla Parola di Dio: la storia della
salvezza, infatti, è una continua e luminosa testimonianza della dignità della
donna.
Creando l'uomo «maschio e femmina (Gen 1,27), Dio dona la dignità personale in
eguale modo all'uomo e alla donna, arricchendoli dei diritti inalienabili e
delle responsabilità che sono proprie della persona umana. Dio poi manifesta
nella forma più alta possibile la dignità della donna assumendo Egli stesso la
carne umana da Maria Vergine che la Chiesa onora come Maria Madre di Dio,
chiamandola nuova Eva e proponendola come modello della donna redenta. Il
delicato rispetto di Gesù verso le donne che ha chiamato alla sua sequela ed
alla sua amicizia, la sua apparizione il mattino di Pasqua ad una donna prima
che agli altri discepoli, la missione affidata alle donne di portare la buona
novella della Resurrezione agli apostoli, sono tutti segni che confermano la
stima speciale del Signore Gesù verso la donna. Dirà l'apostolo Paolo: «Tutti
voi siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù... Non c'è più giudeo né
greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo ne donna, poiché tutti
voi siete uno in Cristo Gesù)» (Gal 3,26.28).
Donna e società
23. Senza entrare ora a trattare nei suoi vari aspetti l'ampio e complesso tema
dei rapporti donna-società, ma limitando il discorso ad alcuni rilievi
essenziali, non si può non osservare come nel campo più specificamente familiare
un'ampia e diffusa tradizione sociale e culturale abbia voluto riservare alla
donna solo il compito di sposa e madre, senza aprirla adeguatamente ai compiti
pubblici, in genere riservati all'uomo.
Non c'è dubbio che l'uguale dignità e responsabilità dell'uomo e della donna
giustifichino pienamente l'accesso della donna ai compiti pubblici. D'altra
parte la vera promozione della donna esige pure che sia chiaramente riconosciuto
il valore del suo compito materno e familiare nei confronti di tutti gli altri
compiti pubblici e di tutte le altre professioni. Del resto, tali compiti e
professioni devono tra loro integrarsi se si vuole che l'evoluzione sociale e
culturale sia veramente e pienamente umana.
Ciò risulterà più facile se, come il Sinodo ha auspicato, una rinnovata
«teologia del lavoro» porrà in luce e approfondirà il significato del lavoro
nella vita cristiana e determinerà il fondamentale legame che esiste tra il
lavoro e la famiglia, e, di conseguenza, il significato originale ed
insostituibile del lavoro della casa e dell'educazione dei figli («Laborem
Exercens», 19). Pertanto la Chiesa può e deve aiutare la società attuale,
chiedendo instancabilmente che sia da tutti riconosciuto e onorato nel suo
valore insostituibile il lavoro della donna in casa. Ciò è di particolare
importanza nell'opera educativa: viene eliminata, infatti, la radice stessa
della possibile discriminazione tra i diversi lavori e professioni, una volta
che risulti chiaramente come tutti, in ogni campo, si impegnino con identico
diritto e con identica responsabilità. Apparirà così più splendida l'immagine di
Dio nell'uomo e nella donna.
Se dev'essere riconosciuto anche alle donne, come agli uomini, il diritto di
accedere ai diversi compiti pubblici, la società deve però strutturarsi in
maniera tale che le spose e le madri non siano difatto costrette a lavorare
fuori casa e che le loro famiglie possano dignitosamente vivere e prosperare,
anche se esse si dedicano totalmente alla propria famiglia.
Si deve inoltre superare la mentalità secondo la quale l'onore della donna
deriva più dal lavoro esterno che dall'attività familiare. Ma ciò esige che gli
uomini stimino ed amino veramente la donna con ogni rispetto della sua dignità
personale, e che la società crei e sviluppi le condizioni adatte per il lavoro
domestico.
La Chiesa, col dovuto rispetto per la diversa vocazione dell'uomo e della donna,
deve promuovere nella misura del possibile nella sua stessa vita la loro
uguaglianza di diritti e di dignità: e questo per il bene di tutti, della
famiglia, della società e della Chiesa.
E' evidente però che tutto questo significa per la donna non la rinuncia alla
sua femminilità né l'imitazione del carattere maschile, ma la pienezza della
vera umanità femminile quale deve esprimersi nel suo agire, sia in famiglia sia
al di fuori di essa, senza peraltro dimenticare in questo campo la varietà dei
costumi e delle culture.
Offese alla dignità della donna
24. Purtroppo il messaggio cristiano sulla dignità della donna viene
contraddetto da quella persistente mentalità che considera l'essere umano non
come persona, ma come cosa, come oggetto di compravendita, al servizio
dell'interesse egoistico e del solo piacere: e prima vittima di tale mentalità è
la donna.
Questa mentalità produce frutti assai amari, come il disprezzo dell'uomo e della
donna, la schiavitù, l'oppressione dei deboli, la pornografia, la prostituzione
- tanto più quando viene organizzata - e tutte quelle varie discriminazioni che
si incontrano nell'ambito dell'educazione, della professione, della retribuzione
del lavoro, ecc.
Inoltre, ancora oggi, in gran parte della nostra società, permangono molte forme
di avvilente discriminazione che colpiscono ed offendono gravemente alcune
categorie particolari di donne, come ad esempio, le spose che non hanno figli,
le vedove, le separate, le divorziate, le madri-nubili.
Queste ed altre discriminazioni sono state deplorate dai Padri Sinodali con
tutta la forza possibile: chiedo pertanto che da parte di tutti si svolga
un'azione pastorale specifica più vigorosa ed incisiva, affinché esse siano
definitivamente vinte, così da giungere alla stima piena dell'immagine di Dio
che risplende in tutti gli essere umani, nessuno escluso.
L'uomo sposo e padre
25. Entro la comunione-comunità coniugale e familiare, l'uomo è chiamato a
vivere il suo dono e compito di sposo e di padre.
Egli vede nella sposa il compiersi del disegno di Dio: «Non è bene che l'uomo
sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile» (Gen 2,18), e fa sua
l'esclamazione di Adamo, il primo sposo: «Questa volta essa è carne dalla mia
carne e osso dalle mie ossa» (Ibid. 2,23).
L'autentico amore coniugale suppone ed esige che l'uomo porti profondo rispetto
per l'eguale dignità della donna: «Non sei il suo padrone - scrive san Ambrogio
- bensì il suo marito; non ti è stata data schiava, ma in moglie... Ricambia a
lei le sue attenzioni verso di te e sii ad essa grato del suo amore» («Exameron»,
V,7,19: CSEL 32,I,154). Con la sposa l'uomo deve vivere «una forma tutta
speciale di amicizia personale» (Paolo PP. VI, «Humanae Vitae», 9). Il cristiano
poi è chiamato a sviluppare un atteggiamento di amore nuovo, manifestando verso
la propria sposa la carità delicata e forte che Cristo ha per la Chiesa (cfr. Ef
5,25).
L'amore alla sposa diventata madre e l'amore ai figli sono per l'uomo la strada
naturale per la comprensione e la realizzazione della sua paternità. Soprattutto
là dove le condizioni sociali e culturali spingono facilmente il padre ad un
certo disimpegno rispetto alla famiglia o comunque ad una sua minor presenza
nell'opera educativa, è necessario adoperarsi perché si recuperi socialmente la
convinzione che il posto e il compito del padre nella e per la famiglia sono di
un'importanza unica e insostituibile (cfr. Giovanni Paolo PP. II, Omelia ai
fedeli di Terni, 3-5 [19 Marzo 1981]: ASS 73 [1981], 268-271). Come l'esperienza
insegna, l'assenza del padre provoca squilibri psicologici e morali e difficoltà
notevoli nelle relazioni familiari, come pure, in circostanze opposte, la
presenza oppressiva del padre, specialmente là dove e ancora in atto il fenomeno
del «machismo», ossia della superiorità abusiva delle prerogative maschili che
umiliano la donna e inibiscono lo sviluppo di sane relazioni familiari.
Rivelando e rivivendo in terra la stessa paternità di Dio (cfr. Ef 3,15), l'uomo
è chiamato a garantire lo sviluppo unitario di tutti i membri della famiglia:
assolverà a tale compito mediante una generosa responsabilità per la vita
concepita sotto il cuore della madre, un impegno educativo più sollecito e
condiviso con la propria sposa (cfr. «Gaudium et Spes», 52), un lavoro che non
disgreghi mai la famiglia ma la promuova nella sua compattezza e stabilità, una
testimonianza di vita cristiana adulta, che introduca più evidentemente i figli
nell'esperienza viva di Cristo e della Chiesa.
I diritti del bambino
26. Nella famiglia, comunità di persone, deve essere riservata una specialissima
attenzione al bambino, sviluppando una profonda stima per la sua dignità
personale, come pure un grande rispetto ed un generoso servizio per i suoi
diritti. Ciò vale di ogni bambino, ma acquista una singolare urgenza quanto più
il bambino è piccolo e bisognoso di tutto, malato, sofferente o handicappato.
Sollecitando e vivendo una premura tenera e forte per ogni bambino che viene in
questo mondo, la Chiesa adempie una sua fondamentale missione: è chiamata,
infatti, a rivelare e a riproporre nella storia l'esempio e il comandamento di
Cristo Signore, che ha voluto porre il bambino al centro del Regno di Dio:
«Lasciate che i bambini vengano a me... perché a chi è come loro appartiene il
regno di Dio» (Lc 18,16; cfr. Mt 19,14; Mc 10,14).
Ripeto nuovamente quanto ho detto all'assemblea generale delle Nazioni Unite il
2 ottobre 1979: «Desidero... esprimere la gioia che per ognuno di noi
costituiscono i bambini, primavera della vita, anticipo della storia futura di
ognuna delle presenti patrie terrene. Nessun paese del mondo, nessun sistema
politico può pensare al proprio avvenire se non attraverso l'immagine di queste
nuove generazioni che dai loro genitori assumeranno il molteplice patrimonio dei
valori, dei doveri e delle aspirazioni della nazione alla quale appartengono e
di tutta la famiglia umana. La sollecitudine per il bambino ancora prima della
sua nascita, dal primo momento della concezione e, in seguito, negli anni
dell'infanzia e della giovinezza, è la primaria e fondamentale verifica della
relazione dell'uomo all'uomo. E perciò, che cosa di più si potrebbe augurare a
ogni nazione e a tutta l'umanità, a tutti i bambini del mondo se non quel
migliore futuro in cui il rispetto dei diritti dell'uomo diventi piena realtà
nelle dimensioni del duemila che si avvicina?» (2 Ottobre 1979).
L'accoglienza, l'amore, la stima, il servizio molteplice ed unitario -
materiale, affettivo, educativo, spirituale - per ogni bambino che viene in
questo mondo dovranno costituire sempre una nota distintiva irrinunciabile dei
cristiani, in particolare delle famiglie cristiane: così i bambini, mentre
potranno crescere «in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc
2,52), porteranno il loro prezioso contributo all'edificazione della comunità
familiare e alla stessa santificazione dei genitori (cfr.
«Gaudium
et Spes», 48).
Gli anziani in famiglia
27. Ci sono culture che manifestano una singolare venerazione ed un grande amore
per l'anziano: lungi dall'essere estromesso dalla famiglia o dall'essere
sopportato come un peso inutile, l'anziano ridervi parte attiva e responsabile -
pur dovendo rispettare l'autonomia della nuova famiglia - e soprattutto svolge
la preziosa missione di testimone del passato e di ispiratore di saggezza per i
giovani e per l'avvenire.
Altre culture, invece, specialmente in seguito ad un disordinato sviluppo
industriale ed urbanistico, hanno condotto e continuano a condurre gli anziani a
forme inaccettabili di emarginazione, che sono fonte ad un tempo di acute
sofferenze per loro stessi e di impoverimento spirituale per tante famiglie.
E' necessario che l'azione pastorale della Chiesa stimoli tutti a scoprire e a
valorizzare i compiti degli anziani nella comunità civile ed ecclesiale, e in
particolare nella famiglia. In realtà, «la vita degli anziani ci aiuta a far
luce sulla scala dei valori umani; fa vedere la continuità delle generazioni e
meravigliosamente dimostra l'interdipendenza del Popolo di Dio. Gli anziani
inoltre hanno il carisma di oltrepassare le barriere fra le generazioni, prima
che queste insorgano. Quanti bambini hanno trovato comprensione e amore negli
occhi, nelle parole e nelle carezze degli anziani! E quante persone anziane
hanno volentieri sottoscritto le ispirate parole bibliche che «corona dei vecchi
sono i figli dei figli» (Pr 17,6) (Giovanni Paolo PP. II Discorso ai
partecipanti all'«International Forum on Active Aging» 5 [5 Settembre 1980]:
«Insegnamenti di Giovanni Paolo II», III, 2 [1980] 539).
II. Il servizio della vita
1) La trasmissione della vita
Cooperatori dell'amore di Dio Creatore
28. Con la creazione dell'uomo e della donna a sua immagine e somiglianza, Dio
corona e porta a perfezione l'opera delle sue mani: Egli li chiama ad una
speciale partecipazione del suo amore ed insieme del suo potere di Creatore e di
Padre, mediante la loro libera e responsabile cooperazione a trasmettere il dono
della vita umana: «Dio li benedisse e disse loro: "Siate fecondi e
moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela"» (Gen 1,28).
Così il compito fondamentale della famiglia è il servizio alla vita, il
realizzare lungo la storia la benedizione originaria del Creatore, trasmettendo
nella generazione l'immagine divina da uomo a uomo (cfr. ibid. 5,1ss).
La fecondità è il frutto e il segno dell'amore coniugale, la testimonianza viva
della piena donazione reciproca degli sposi «II vero culto dell'amore coniugale
e tutta la struttura familiare che ne nasce senza trascurare gli altri fini del
matrimonio, a questo tendono, che i coniugi, con fortezza d'animo siano disposti
a cooperare con l'amore del Creatore e del Salvatore, che attraverso di loro
continuamente dilata e arricchisce la sua famiglia» («Gaudium et Spes», 50).
La fecondità dell'amore coniugale non si restringe però alla sola procreazione
dei figli, sia pure intesa nella sua dimensione specificamente umana: si allarga
e si arricchisce di tutti quei frutti di vita morale, spirituale e
soprannaturale che il padre e la madre sono chiamati a donare ai figli e,
mediante i figli, alla Chiesa e al mondo.
La dottrina e la norma sempre antiche e sempre nuove
della Chiesa
29. Proprio perché l'amore dei coniugi è una singolare partecipazione al mistero
della vita e dell'amore di Dio stesso, la Chiesa sa di aver ricevuto la missione
speciale di custodire e di proteggere l'altissima dignità del matrimonio e la
gravissima responsabilità della trasmissione della vita umana.
Così, in continuità con la tradizione viva della comunità ecclesiale lungo la
storia, il recente Concilio Vaticano II e il magistero del mio predecessore
Paolo VI, espresso soprattutto nell'enciclica «Humanae Vitae», hanno trasmesso
ai nostri tempi un annuncio veramente profetico, che riafferma e ripropone con
chiarezza la dottrina e la norma sempre antiche e sempre nuove della Chiesa sul
matrimonio e sulla trasmissione della vita umana.
Per questo, nella loro ultima assemblea, i Padri Sinodali hanno testualmente
dichiarato: «Questo Sacro Sinodo, riunito nell'unità della fede col successore
di Pietro, fermamente mantiene ciò che nel Concilio Vaticano II (cfr. «Gaudium
et Spes», 50) e, in seguito, nell'enciclica «Humanae Vitae» viene proposto, e in
particolare che l'amore coniugale deve essere pienamente umano, esclusivo e
aperto alla nuova vita (Propositio 22. La conclusione del n. 11 dell'enciclica «Humanae
Vitae» così afferma: «Richiamando gli uomini all'osservanza delle norme della
legge naturale interpreta dalla sua costante dottrina, la Chiesa insegna che
qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita»
AAS 60 [1968] 488).
La Chiesa sta dalla parte della vita
30. La dottrina della Chiesa si colloca oggi in una situazione sociale e
culturale, che la rende ad un tempo più difficile da comprendere e più urgente
ed insostituibile per promuovere il vero bene dell'uomo e della donna.
Infatti, il progresso scientifico-tecnico, che l'uomo contemporaneo accresce di
continuo nel suo dominio sulla natura, non sviluppa solo la speranza di creare
una nuova e migliore umanità, ma anche un'angoscia sempre più profonda circa il
futuro. Alcuni si domandano se sia bene vivere o se non sia meglio neppure
essere nati; dubitano, se sia lecito chiamare altri alla vita, i quali forse
malediranno la propria esistenza in un mondo crudele, i cui terrori non sono
neppure prevedibili. Altri pensano di essere gli unici destinatari dei vantaggi
della tecnica ed escludono gli altri, ai quali vengono imposti mezzi
contraccettivi o metodi ancor peggiori. Altri ancora, imprigionati come sono
dalla mentalità consumistica e con l'unica preoccupazione di un continuo aumento
di beni materiali, finiscono per non comprendere più e quindi per rifiutare la
ricchezza spirituale di una nuova vita umana. La ragione ultima di queste
mentalità è l'assenza, nel cuore degli uomini di Dio, il cui amore soltanto è
più forte di tutte le possibile paure del mondo e le può vincere.
E' nata così una mentalità contro la vita (anti-life mentality), come emerge in
molte questioni attuali: si pensi, ad esempio, a un certo panico derivato dagli
studi degli ecologi e dei futurologi sulla demografia, che a volte esagerano il
pericolo dell'incremento demografico per la qualità della vita.
Ma la Chiesa fermamente crede che la vita umana, anche se debole e sofferente, è
sempre uno splendido dono del Dio della bontà. Contro il pessimismo e l'egoismo,
che oscurano il mondo, la Chiesa sta dalla parte della vita: e in ciascuna vita
umana sa scoprire lo splendore di quel «Sì», di quell'«Amen», che è Cristo
stesso (cfr. 2Cor 1,19; Ap 3,14). Al «no» che invade ed affligge il mondo,
contrappone questo vivente «Sì», difendendo in tal modo l'uomo e il mondo da
quanti insidiano e mortificano la vita.
La Chiesa è chiamata a manifestare nuovamente a tutti, con un più chiaro e fermo
convincimento, la sua volontà di promuovere con ogni mezzo e di difendere contro
ogni insidia la vita umana, in qualsiasi condizione e stadio di sviluppo si
trovi.
Per questo la Chiesa condanna come grave offesa della dignità umana e della
giustizia tutte quelle attività dei governi o di altre autorità pubbliche, che
tentano di limitare in qualsiasi modo la libertà dei coniugi nel decidere dei
figli. Di conseguenza qualsiasi violenza esercitata da tali autorità in favore
della contraccezione e persino della sterilizzazione e dell'aborto procurato e
del tutto da condannare e da respingere con forza. Allo stesso modo è da
esecrare come gravemente ingiusto il fatto che nelle relazioni internazionali
l'aiuto economico concesso per la promozione dei popoli venga condizionato a
programmi di contraccezione, sterilizzazione e aborto procurato (cfr. Messaggio
del VI Sinodo dei Vescovi alle Famiglie cristiane nel mondo contemporaneo, 5 [24
Ottobre 1980]).
Perché il progetto divino sia sempre più pienamente
attuato
31. La Chiesa è certamente consapevole anche dei molteplici e complessi
problemi, che oggi in molti Paesi coinvolgono i coniugi nel loro compito di
trasmettere responsabilmente la vita. Riconosce pure il grave problema
dell'incremento demografico, come si configura in varie parti del mondo, con le
implicazioni morali che esso comporta.
Essa ritiene, tuttavia, che una approfondita considerazione di tutti gli aspetti
di tali problemi offra una nuova e più forte conferma dell'importanza della
dottrina autentica circa la regolazione della natalità, riproposta nel Concilio
Vaticano II e nell'enciclica «Humanae Vitae».
Per questo, insieme con i Padri del Sinodo, sento il dovere di rivolgere un
pressante invito ai teologi, affinché, unendo le loro forze per collaborare col
Magistero gerarchico, si impegnino a porre sempre meglio in luce i fondamenti
biblici, le motivazioni etiche e le ragioni personalistiche di questa dottrina.
Sarà così possibile, nel contesto di un'esposizione organica, rendere la
dottrina della Chiesa su questo importante capitolo veramente accessibile a
tutti gli uomini di buona volontà, favorendone la comprensione ogni giorno più
luminosa e profonda in tal modo il progetto divino potrà essere sempre più
pienamente attuato per la salvezza dell'uomo e per la gloria del Creatore.
A questo riguardo, il concorde impegno dei teologi, ispirato da convinta
adesione al Magistero, che è l'unica guida autentica del Popolo di Dio, presenta
particolare urgenza anche in ragione dell'intimo legame che esiste tra la
dottrina cattolica su questo punto e la visione dell'uomo che la Chiesa propone:
dubbi o errori nel campo matrimoniale o familiare comportano un grave oscurarsi
della verità integrale sull'uomo in una situazione culturale già così spesso
confusa e contraddittoria. Il contributo di illuminazione e di approfondimento,
che i teologi sono chiamati ad offrire in adempimento del loro compito
specifico, ha un valore incomparabile e rappresenta un servizio singolare,
altamente meritorio, alla famiglia e all'umanità.
Nella visione integrale dell'uomo e della sua
vocazione
32. Nel contesto di una cultura che gravemente deforma o addirittura smarrisce
il vero significato della sessualità umana, perché la sradica dal suo essenziale
riferimento alla persona, la Chiesa sente più urgente e insostituibile la sua
missione di presentare la sessualità come valore e compito di tutta la persona
creata, maschio e femmina, ad immagine di Dio.
In questa prospettiva il Concilio Vaticano II ha chiaramente affermato che
«quando si tratta di comporre l'amore coniugale con la trasmissione responsabile
della vita, il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera
intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato da criteri
oggettivi, che hanno il loro fondamento nella natura stessa della persona umana
e dei suoi atti e sono destinati a mantenere in un contesto di vero amore
l'integro senso della mutua donazione e della procreazione umana; e tutto ciò
non sarà possibile se non venga coltivata con sincero animo la virtù della
castità coniugale» («Gaudium et Spes», 51).
E' proprio movendo dalla «visione integrale dell'uomo e della sua vocazione, non
solo naturale e terrena, ma anche soprannaturale ed eterna» (Paolo PP. VI, «Humanae
Vitae», 7), che Paolo VI ha affermato che la dottrina della Chiesa «è fondata
sulla connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l'uomo non può rompere
di sua iniziativa, tra i due significati dell'atto coniugale: il significato
unitivo e il significato procreativo» (Ibid. 12). Ed ha concluso ribadendo che è
da escludere come intrinsecamente disonesta «ogni azione che, o in previsione
dell'atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue
conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di rendere
impossibile la procreazione» (Ibid. 14).
Quando i coniugi, mediante il ricorso alla contraccezione, scindono questi due
significati che Dio Creatore ha inscritti nell'essere dell'uomo e della donna e
nel dinamismo della loro comunione sessuale, si comportano come «arbitri» del
disegno divino e «manipolano» e avviliscono la sessualità umana, e con essa la
persona propria e del coniuge, alterandone il valore di donazione «totale».
Così, al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei
coniugi, la contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contraddittorio,
quello cioè del non donarsi all'altro in totalità: ne deriva, non soltanto il
positivo rifiuto all'apertura alla vita, ma anche una falsificazione
dell'interiore verità del personale.
Quando invece i coniugi, mediante il ricorso a periodi di infecondità,
rispettano la connessione inscindibile dei significati unitivo e procreativo
della sessualità umana, si comportano come «ministri» del disegno di Dio ed
«usufruiscono» della sessualità secondo l'originario dinamismo della donazione
«totale», senza manipolazioni ed alterazioni (Ibid 13).
Alla luce della stessa esperienza di tante coppie di sposi e dei dati delle
diverse scienze umane, la riflessione teologica può cogliere ed è chiamata ad
approfondire la differenza antropologica e al tempo stesso morale, che esiste
tra la contraccezione e il ricorso ai ritmi temporali: si tratta di una
differenza assai più vasta e profonda di quanto abitualmente non si pensi e che
coinvolge in ultima analisi due concezioni della persona e della sessualità
umana tra loro irriducibili. La scelta dei ritmi naturali comporta
l'accettazione del tempo della persona, cioè d |