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| Un cenacolo continentale per rilanciare l'evangelizzazione |
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| Scritto da Administrator | |
| giovedì 14 agosto 2008 | |
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Un cenacolo continentale "dove giunge la forza potente dello Spirito Santo per continuare a spingere la Chiesa ad annunciare la Buona Novella". Così Benedetto XVI definisce il terzo congresso americano missionario, inaugurato a Quito, mercoledì 13 agosto, in un messaggio rivolto ai partecipanti, letto dal nunzio apostolico in Ecuador, arcivescovo Giacomo Guido Ottonello. Al Signor Cardinale Antonio José González Zumárraga, Arcivescovo emerito di Quito, Presidente della Commissione Centrale del III Congresso Americano Missionario
Il III Congresso Americano Missionario, che si celebra a Quito, è un'ineguagliabile occasione che lo Spirito Santo offre per approfondire l'importante esperienza costituita dalla celebrazione della v Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, nonché il programma di evangelizzazione che ne è scaturito, e rappresenta un ulteriore passo nello slancio dell'ardore missionario in America. A questo Congresso, come a un "Cenacolo" continentale, giunge la forza potente dello Spirito Santo che, con i suoi doni e carismi, continua a spingere la Chiesa ad annunciare la Buona Novella della salvezza ad ogni persona, in particolare a coloro che non conoscono il Cristo o forse lo hanno dimenticato, e a recare tale annuncio fino agli estremi confini della terra. Il Congresso sarà anche il contesto dell'inizio solenne di una "Missione continentale", nella quale, mediante l'armonizzazione di sforzi pastorali ed iniziative di evangelizzazione, le diverse Chiese particolari in America Latina e Caraibi intensificheranno la loro opera, affinché il Signore sia sempre più conosciuto, amato, seguito e lodato in quelle terre benedette. Egli ha vinto il peccato e la morte, ci concede quotidianamente il suo perdono, ci insegna a perdonare e ci chiama a vivere una vita lontana dall'egoismo, che ci rende schiavi, e colma di quell'amore che ci eleva e ci rende degni. Il momento attuale è un'occasione provvidenziale affinché con semplicità, purezza di cuore e fedeltà ci poniamo nuovamente all'ascolto di Cristo, il quale ci ricorda che non siamo servi, ma suoi amici. Egli ci istruisce a rimanere nel suo amore senza conformarci ai dettami di questo mondo. Non restiamo sordi alla sua Parola. Impariamo da Lui. Imitiamo il suo stile di vita. Siamo seminatori della sua Parola (cfr. Mc 3, 15; Gv 8, 33-36; 15, 1-8; 17, 14-17). In questo modo, con tutta la nostra vita, con la gioia di saperci amati da Gesù, che possiamo chiamare nostro fratello, saremo validi strumenti affinché Egli possa continuare ad attrarre tutti con la misericordia che germoglia dalla sua Croce. Cari fratelli e sorelle, con mansuetudine e fortezza, con la carità che lo Spirito Santo ha infuso nel nostro intimo, vi incoraggio a condividere con altri questo tesoro, poiché non vi è ricchezza più grande del godere dell'amicizia di Cristo e del camminare al suo fianco. Vale la pena dedicare a questo grande compito le nostre migliori energie, sapendo che la grazia divina ci precede, sostiene e accompagna nel compimento della missione. Possiate dunque trovare nella preghiera perseverante, nella meditazione fervente della Parola di Dio, nell'obbedienza al Magistero della Chiesa, nella degna celebrazione dei Sacramenti e nella testimonianza della carità fraterna la forza necessaria per identificarvi con i sentimenti di Cristo ed essere così suoi discepoli con coerenza e generosità, proclamando con l'esempio personale che Cristo è il Figlio di Dio, il Redentore dell'uomo, la solida roccia sulla quale cementare la nostra esistenza. Possiate bere dell'acqua vivificante che sgorga dal costato del Salvatore e saziare con la sua freschezza cristallina tutti coloro che hanno sete di giustizia, pace e verità; coloro che sono oppressi dalla chiusura del peccato, dall'offuscamento del relativismo, dalla durezza del cuore o dall'oscurità della violenza. Possiate sentire la consolazione di Cristo e offrire il balsamo del suo amore ai tribolati, a quanti sono oppressi dal dolore o sono stati feriti dalla freddezza dell'indifferentismo o dalla piaga della corruzione. Queste sfide esigono il superamento dell'individualismo e dell'isolamento e richiedono un rafforzamento del senso dell'appartenenza ecclesiale e della collaborazione leale con i Pastori, al fine di formare comunità cristiane oranti, concordi, fraterne e missionarie. Il servizio più importante che possiamo offrire ai nostri fratelli è l'annuncio chiaro e umile di Gesù Cristo, che è venuto in questo mondo affinché noi avessimo la vita e l'avessimo in abbondanza (cfr. Gv 10, 10). Da noi, pertanto, che senza alcun merito da parte nostra siamo suoi discepoli, si attende "una testimonianza davvero credibile di santità e impegno. Se desideriamo e offriamo tale testimonianza di santità non viviamo meno, ma meglio, poiché quando Dio chiede di più è perché sta offrendo molto di più" (Documento Conclusivo della v Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, n. 352). Davanti alle difficoltà di un ambiente a volte ostile, davanti alla scarsezza di risultati immediati e spettacolari o di fronte all'insufficienza di mezzi umani, vi invito a non lasciarvi vincere dalla paura o abbattere dallo scoraggiamento e a non farvi trascinare dall'inerzia. Ricordate le parole di Gesù, il Buon Pastore: "Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!" (Gv 16, 33). In questa circostanza, ho desiderato offrire a ognuno dei Presidenti delle Conferenze Episcopali di America Latina e dei Caraibi un trittico in cui appare il Cristo in gloria nell'atto di accogliere tutti con le braccia aperte. Egli ci precede nel cammino della vita e ci aiuterà ad aspirare alla santità, in modo che si risvegli in ogni battezzato il missionario che è dentro di lui e si vinca la titubanza o la mediocrità che spesso ci assale. Nella Santissima Vergine Maria, Nostra Signora di Guadalupe, potremo sempre trovare il modello della dedizione perfetta al suo divin Figlio. Come fece a Cana di Galilea, Ella continua ad esortarci a fare ciò che il Signore ci dice (cfr. Gv 2, 5). Al suo fianco, e nella fiducia che il suo tenero amore non ci abbandona, desideriamo formarci ogni giorno alla scuola di Gesù e ascoltare nuovamente dalle sue labbra: "Andate ed ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" (Mt 28, 19). Mentre invoco la Sua materna protezione, impartisco ai partecipanti a questo Congresso l'implorata Benedizione Apostolica, che volentieri estendo a tutti i figli e le figlie dell'America. Vaticano, 12 agosto 2008 BENEDETTO PP. XVI (©L'Osservatore Romano - 14 agosto 2008) |







