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L'incontro del Papa con il Catholicos di Cilicia degli Armeni PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
martedì 25 novembre 2008
Il discorso del Santo Padre

Santità,
con sincero affetto nel Signore saluto Lei e i distinti membri della sua delegazione in occasione della sua visita alla Chiesa di Roma. Il nostro incontro di oggi è il proseguimento della visita che Lei ha reso al mio amato predecessore Papa Giovanni Paolo ii nel gennaio del 1997, dei numerosi altri contatti e delle visite reciproche che, per grazia di Dio, hanno condotto negli ultimi anni a rapporti più stretti fra la Chiesa cattolica e la Chiesa apostolica armena.
In questo Anno Paolino, visiterà la tomba dell'Apostolo delle Genti e pregherà con la comunità monastica presso la basilica eretta in sua memoria. In quella preghiera, si unirà alla grande schiera di santi e martiri, insegnanti e teologi, la cui eredità di dottrina, santità e risultati missionari sono parte del patrimonio di tutta la Chiesa. Pensiamo ai santi Nerses Shnorkhali e Nerses di Lambon che, quale Vescovo di Tarso, era noto come "secondo Paolo di Tarso". Quella testimonianza ebbe il suo culmine nel XX secolo, un tempo di indicibile sofferenza per il suo popolo. La fede e la devozione del popolo armeno sono state sostenute costantemente dal ricordo dei numerosi martiri che hanno testimoniato il Vangelo nel corso dei secoli. Che la grazia di quella testimonianza continui a plasmare la cultura della sua nazione e a ispirare ai seguaci di Cristo una fiducia sempre maggiore nella forza salvifica e donatrice di vita della Croce. Da molto tempo la Sede di Cilicia partecipa a positivi contatti ecumenici fra le Chiese. Infatti, il dialogo fra le Chiese ortodosse orientali e la Chiesa cattolica ha beneficiato in maniera significativa della presenza dei suoi delegati armeni. Dobbiamo sperare che questo dialogo prosegua poiché promette di chiarire questioni teologiche che ci hanno diviso in passato, ma che ora sembrano aperte a un maggiore consenso. Confido nel fatto che l'opera attuale della Commissione Internazionale sul tema "La Natura, la costituzione e la missione della Chiesa" permetta a molte specifiche questioni del nostro dialogo teologico di trovare il proprio contesto e la propria soluzione.
Di certo l'aumento di comprensione, rispetto e cooperazione che è emerso dal dialogo ecumenico è molto promettente per l'annuncio del Vangelo del nostro tempo. Nel mondo gli armeni vivono fianco a fianco con fedeli della Chiesa cattolica. Una comprensione e un apprezzamento maggiori della nostra comune tradizione apostolica contribuirà a una testimonianza ancora più efficace dei valori spirituali e morali senza i quali non può esistere un ordine sociale autenticamente giusto e umano. Per questo motivo, confido nell'elaborazione di strumenti nuovi e concreti che esprimano le dichiarazioni comuni che abbiamo già firmato.
Santità, non posso non assicurarla delle mie preghiere quotidiane e della profonda preoccupazione che nutro per il popolo del Libano e del Medio Oriente. Come possiamo non essere rattristati dalle tensioni e dai conflitti che continuano a frustrare tutti gli sforzi per promuovere la riconciliazione e la pace a ogni livello della vita civile e politica nella regione? Recentemente siamo stati tutti rattristati dall'intensificarsi della persecuzione e della violenza contro i cristiani in aree del Medio Oriente e altrove. Solo quando i Paesi coinvolti potranno determinare il proprio destino e i vari gruppi etnici e le varie comunità religiose si accetteranno e si rispetteranno reciprocamente, si potrà edificare la pace su solide basi di solidarietà, giustizia e rispetto per i diritti legittimi degli individui e dei popoli.
Con questi sentimenti e con affetto nel Signore, La ringrazio, Santità, ed esprimo la speranza che questi giorni trascorsi a Roma saranno fonte di numerose grazie per Lei e per quanti sono affidati alla sua sollecitudine pastorale. Su di Lei e su tutti i fedeli della Chiesa apostolica armena invoco gioia e pace in abbondanza nel Signore.


Saluto al Papa del Catholicos di Cilicia degli Armeni

Suscita in me profonda gioia spirituale salutarLa, Santità, in spirito di amore cristiano e con l'impegno per l'unità visibile della Chiesa, che il suo predecessore di venerata memoria, Papa Giovanni Paolo ii, e noi ci siamo assunti nel 1997. Nella dichiarazione comune da noi firmata abbiamo affermato: «Il nostro incontro è stato un'opportunità privilegiata per pregare e riflettere insieme, e per rinnovare il nostro impegno e gli sforzi comuni per l'unità dei cristiani».

Rinnovati e rinvigoriti dalla forza dello Spirito Santo, abbiamo proseguito il cammino ecumenico dei nostri predecessori. Crediamo fermamente che questa sia l'unica via che ci condurrà, sostenuti dal comandamento di amore e di unità di nostro Signore, a una missione comune nel mondo, che ha un estremo bisogno del messaggio datore di vita del Vangelo. Infatti, il profondo impegno della Chiesa armena, insieme alle altre Chiese della famiglia ortodossa orientale, nel dialogo teologico bilaterale con la Chiesa cattolica, la nostra attiva partecipazione alle più importanti iniziative ecumeniche della Chiesa cattolica a livello globale, così come la nostra stretta collaborazione attraverso strutture ecumeniche e iniziative comuni, a livello locale e regionale, sono espressioni concrete ed eloquenti della ferma convinzione della nostra Chiesa che l'ecumenismo è cruciale per la vita e la missione delle Chiese nel mondo di oggi.

Santità, i rapporti ecumenici e la collaborazione delle nostre due Chiese sono profondamente radicati nelle nostre rispettive storie. Infatti, per circostanze geo-politiche, quando, nel x secolo, gli armeni furono obbligati ad abbandonare l'Armenia e a stabilire la loro vita politica e nazionale in Cilicia, creando così il Regno Armeno di Cilicia, anche la Chiesa armena trasferì il suo centro amministrativo, il catholicossato, dall'Armenia alla Cilicia. Questo nuovo ambiente, con il suo carattere multietnico, multiconfessionale e multireligioso, impegnò gli armeni a interagire in modo creativo e dinamico con le Chiese latina e bizantina. Incontri fraterni, scambi epistolari, visite formali e incontri ecumenici hanno caratterizzato la lunga storia dei nostri rapporti.

Il mondo di oggi, con le sue complessità, polarizzazioni e incertezze, sfida le nostre Chiese ad approfondire e ad ampliare la nostra collaborazione ecumenica e il dialogo teologico volti all'unità visibile della Chiesa. Nonostante i considerevoli progressi nella crescita ecumenica e nei dialoghi teologici multilaterali e bilaterali, la cristianità mondiale rimane divisa. Riteniamo che una Chiesa divisa non possa annunciare il Vangelo al mondo in maniera credibile ed efficace. Le voci unite e la testimonianza comune delle Chiese in un mondo polarizzato sono la chiamata di Cristo, che è oggi più necessaria e urgente che mai.

Il mondo di oggi, con i suoi valori corrotti, ci ricorda l'importanza vitale della guarigione e della trasformazione. Le nostre Chiese non dovrebbero restare indifferenti di fronte alla decadenza sempre più accentuata di valori etici e spirituali né all'emarginazione di tradizioni cristiane e alla distorsione dell'identità cristiana. Un'apertura incondizionata delle nostre comunità ai «nuovi valori» della globalizzazione e del secolarismo dev'essere verificata alla luce dei valori del Vangelo che donano qualità e significato alla vita cristiana, garantendone l'integrità e l'identità.

Il mondo di oggi, con il suo bisogno estremo di giustizia e di riconciliazione, esorta le nostre Chiese a divenire autentici messaggeri di pace, promuovendo i diritti umani, portando giustizia a chi ne è privo e perseguendo la pace e la riconciliazione in situazioni di tensione e di conflitto. Questi imperativi sono parte integrante della testimonianza e della diakonia cristiane. In questo contesto le Chiese, le religioni e gli Stati devono riconoscere tutti i genocidi, incluso il Genocidio Armeno, e devono sforzarsi di prevenirne di nuovi, affermando i diritti di tutti i popoli alla dignità, alla libertà e all'autodeterminazione. Questo è cruciale per un mondo pacifico.

Il mondo di oggi, con il suo crescente pluralismo che si manifesta in tutte le sfere e gli aspetti della vita sociale, esorta le nostre Chiese a impegnarsi in un dialogo interreligioso responsabile. Viviamo in un mondo globalizzato, caratterizzato da interdipendenza e interazione. Dobbiamo divenire parte del dialogo che tutela e articola l'integrità e l'unicità della fede cristiana e schiude la Rivelazione di Dio, dispiegatasi nella Bibbia e nella Tradizione, alle altre religioni, rispettando, nello stesso tempo, le loro tradizioni e i loro valori. Il Libano, da cui provengo, è, di fatto, un Paese in cui tale dialogo è presente.

Santità, questa è la sfida che dobbiamo affrontare. Nonostante le nostre differenze teologiche, ecclesiologiche e dottrinali, dobbiamo cooperare sulla base della nostra comune fede apostolica e in fedeltà alla nostra chiamata comune. Quest'incontro, alla presenza degli arcivescovi, dei vescovi e dei laici che rappresentano le nostre comunità in Medio Oriente, in Europa e in Nordamerica, segna un importante passo nelle nostre relazioni e nella nostra collaborazione fraterne e secolari. Confido nel fatto che quest'incontro accrescerà il nostro impegno ecumenico a riflettere e ad agire, testimoniando e servendo insieme lungo il cammino verso la piena realizzazione del Regno di Dio inaugurato da nostro Signore Gesù Cristo.

Prego affinché Dio Onnipotente La rafforzi, Santità, fisicamente e spiritualmente mentre svolge la sua missione di Pontefice in un mondo dilaniato da così tante crisi e conflitti.Che la grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio, e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti noi.


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