| PECCATO ORIGINALE |
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| Scritto da Paul | |
| domenica 13 luglio 2008 | |
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* Che cos'è questa storia del peccato che ti hanno insegnato i preti? * Non è che è qualcosa che ti hanno insegnato per farti star buono e toglierti anzitutto il piacere della vita? * Sempre ad insistere sul sesso come se ci fosse qualcosa di male. * E poi se io sento di fare una cosa perché non dovrei farla? Che cosa c'è di male? * Se mi viene da fare una cosa vuol dire che è buona altrimenti Dio non me l'avrebbe messa nel cuore. * Perché tutto questo? Che senso ha questo uomo assurdo che non riesce a venire a capo della sua vita?
* Come mai l'uomo sente nel suo cuore qualcosa che contrasta con ciò che lo dovrebbe rendere felice?
Per cui seguire i comandi del Signore vuol dire passare la vita frustrato e un po' triste come ti immagini che siano preti, suore e frati e quelli che frequentano la parrocchia. Decidi invece il bene ed il male e allora si che ti realizzi e diventi come Dio. Se ti senti di stare con quella tizia, stacci; se ti viene da masturbarti, fallo! Se ti fa piacere non può essere male! Dai sfogo a tutto quello che ti viene di fare, solo così sarai pienamente realizzato. Finalmente libero. La felicità consiste nel fare tutto ciò che ti senti e la libertà nell'avere tutti gli strumenti per farlo. Adamo credette al diavolo ed Eva pure, ma poi si accorsero di esser nudi.
Si accorsero cioè che ciò che pensavano non avviene, che rimangono due poveri esseri umani nudi l'uno di fronte all'altro e che si vergognano. Si accorsero di essere vuoti, sperduti, soli e che la realizzazione non viene affatto, anzi viene la paura.
Prima il delirio febbricitante di pensare di essere liberi e di fare e pensare tutto ciò che ci passa per la testa poi la sperimentazione reale del vuoto e della nudità.
Questo è ancora più terribile, invece di ammettere il peccato coprono la loro nudità in modo patetico, così come noi troviamo difficilissimo ammettere che siamo in questa situazione, meglio le foglie di fico: io non sono povero e nudo perché io sono intelligente, bello, ci so fare con le donne, sono simpatico, posso dire e fare ciò che voglio, venite approfittatene della mia libertà.
Faccio il "fico" o la "furba" ma in realtà ho una paura enorme di vedermi per ciò che sono. Abbiamo tre conseguenze:
1 - La rottura della comunione con Dio: da Padre amato e amorevole Dio diventa un concorrente, un rivale temibile di cui diffidare. Ha paura di Dio perché attribuisce a lui quella malizia che lui ha dentro di sé, non conosce più Dio come Lui veramente è. 2 - La divisione e l'incomprensione con il prossimo, sul quale si cerca di scaricare la colpa dell'azione cattiva. L'altro diventa un ombra inconsistente su cui io proietto le mie esigenze: così deve essere l'uomo ideale o la donna o l'amico: e sono solo perché la mia percezione è distorta e non vedo più l'altro per quello che è ma per quello che vorrei che fosse, per questo mi delude sempre. Il rapporto regge finché dura la proiezione, poi succede il casino. E' come essere in un palazzo degli specchi dove ogni cosa mi rimanda la mia immagine deformata e l'uomo è terribilmente solo. 3 - L'uomo è anche diviso in sé stesso e non si comprende più. Dentro di lui si agitano mille forze contraddittorie che non riesce a guidare ed a capire. Un grande vuoto che cerca freneticamente di riempire in mille modi. Nonostante tutto questo nega la sua situazione e vuole continuare a dire di essere autosufficiente. Cerca di giustificare e di riempire questo stordendosi di sensazioni, emozioni, musica, soldi, sesso per mascherare quell'abisso agghiacciante che ha nel cuore. E' così terrorizzato dalla sua situazione che non se lo può neanche ammettere. L'uomo è spezzettato, sbriciolato e cerca di guidare una realtà che non conosce e non comprende verso una meta che non sa. Come se fossimo alla guida di una slitta trainata da una muta di cani di cui ognuno va da una parte diversa, ed inoltre non sai neanche dove devi andare.
L'amore in tutto questo diventa solo una ricerca di gratificazione, infatti quando dico che amo qualcuno quello che in realtà intendo affermare è che lo voglio possedere, amo ciò che mi può dare e non lui stesso. Sono quindi dipendente dagli altri e da ciò che mi danno, non posso permettermi di perderli perché questo sarebbe la morte. Rincorro quindi la stima degli altri e sono disposto a perdere tutto pur di avere un po' di affetto. Preferisco perdere un'occasione di cambiare la mia vita piuttosto di andare contro all'opinione degli "amici", il conforto di un pubblico, vero o reale, grande o pubblico.
Qui si fondano le ideologie di ogni tempo. Dal Comunismo al Capitalismo, dal Liberalismo al Libertarismo. Oppure ai pericolosi sottoprodotti che tentano di mischiarsi con il vangelo producendo dei mostri peggiori delle ideologie stesse in cui i "cattolici" hanno venduto l'anima all'ideologia rimanendone soggiogati, affascinati e scambiano l'incarnazione per "impantanamento".
Se tu fossi in grado di gestire perfettamente la tua emotività saresti più felice, e allora perché non ti ci rendi?
Von Rad: il concetto di peccato secondo l'AT non è quello di condotta e retribuzione da parte di Dio ma quello di una forza messa in moto. Sia compiendo il bene che il male iniziamo un movimento, diamo inizio ad una potenza che poi agisce quasi per conto suo secondo una logica ed una legge immanente alla realtà. C'è un ordine nel cosmo di cui Dio è il garante e che in un certo senso ha una sua autonomia: se pecco, è poi il mio stesso peccato che mi piomba sulla testa, peccato e punizione sono la stessa cosa.
Peccato e senso di colpa IL peccato implica una dinamica relazionale ed è nella relazione che si rende evidente. Non possiamo dire in assoluto che cos'è il peccato, è il nulla, è l'indicibile, il caos, l'assurdo. Lo vediamo solo nei suoi frutti che sono frutti di morte. IL peccato si rende evidente e bruciante solamente alla luce della grazia di Dio, solo percependo l'immensità dell'amore di Dio noi contemporaneamente percepiamo la nostra ingratitudine e la nostra piccineria. La salvezza è gioia e dolore insieme, ma è una sensazione di fiducia e di speranza: scopro la verità e anche che essa è già salvata.
Il senso di colpa è la nostra mancata conformità ad un modello astratto che ci siamo costruiti da soli o che la società ci ha appioppato. E' sterile perché quel modello e ipotetico e astratto, è il super-io che ti accusa e ti schiaccia.
Invece la coscienza di colpa ci rende reali davanti a noi stessi, ai fratelli e a Dio e ci muove a conversione. INCONSCIO E PECCATO
Ognuno si porta dietro il proprio fantasma, e quando non capisce perché l'altro non lo accetta è perché i due fantasmi dietro le spalle di ognuno si stanno ringhiando a vicenda. C'è un'altra comunicazione che non può venire controllata, e che è quella che porta poi il vero effetto nel rapporto. In qualche maniera credo che la grazia di Dio entri ed anche se non elimina immediatamente le antipatie e i problemi dati dal fantasma, però elimina in qualche altro modo gran parte degli effetti: è come se tu, una volta che hai coscientizzato questo stato di cose e l'hai messo davanti al Signore, avessi strappato i denti alla vipera. Continua ad esistere, ma non è più virulenta e velenosa. Si realizzano in te e nel fratello i tempi messianici. |


