La polemica di questi tempi sul crocifisso nelle scuole ci sollecita ad una riflessione e ad una constatazione:
di fatto noi adesso abbiamo fatto il "callo" all'idea della croce!
Facilmente teniamo un crocifisso in casa oppure in un luogo pubblico e magari non sappiamo il perché.
E' tipico del nostro vivere in una cultura tecnicizzata l'aver perso il valore dei simboli.
La pubblicità, figlia del calvinismo meritocratico che trova il suo epilogo nel capitalismo, ha un bel da fare nel togliere valore al simbolo... calpestandolo, annacquandolo, diluendolo... l'importante è la vendibilità del prodotto.
Il simbolo, da porta per la trascendenza e verità per il sé, è diventato meccanismo dell'usabilità e della vendibilità.
In realtà questo è un pallido e strumentale tentativo e gli psicologi junghiani sanno bene che il simbolo se viene "degradato" produce nevrosi e dissociazione di sé.
Infatti i simboli non possono essere distrutti né reinterpretati ma solo temporaneamente "camuffati".
Essi, presenti nel nostro inconscio profondo sia personale che collettivo, se "snaturati" della trascendenza producono nevrosi, dissociazione, immaturità e dunque controllabilità della persona.
In fin dei conti è questa la vera battaglia di chi cerca il controllo:
distrarre dai simboli, riempire di bisogni fittizi
e cercare di relativizzare il senso morale.
Questa metodologia è però noiosamente ripetitiva in ogni forma ideologica dal comunismo, al capitalismo, dal liberalismo all'utopia anarchica.
Ogni "grande fratello" non cerca che questo: togliere la potenza del simbolo!
Bisogna dire che in tanti ci hanno provato a desacralizzare il crocifisso e a snaturare il suo valore simbolico.
I primi uomini furono proprio gli apostoli che fuggirono dall'idea di un Dio che muore e per giunta muore da sconfitto. La sofferenza era vista come una maledizione di Dio per i Giudei e così viene vista in ogni forma teista e monoteista che non entra nel mistero. Quando gli apostoli si arresero ragionevolmente al mistero, capirono e fecero l'esperienza del Risorto.
Ma prima degli apostoli fu satana nelle tentazioni del deserto ad avversare la morte in croce e la sofferenza. La cosa curiosa è che dietro tanti teatrini storici attorno alla croce e al crocifisso non ci si accorge che non c'è solo la regia umana e l'ignoranza ma anche la regia di colui che cerca di distogliere l'uomo dalla potenza del simbolo, dalla potenza inerme del crocifisso. Per satana infatti quello è il segno che ha perso definitivamente la sua battaglia non solo contro Dio ma anche contro l'uomo... l'unica cosa che può fare è stordire l'uomo dalla potenza dei simboli e del simbolo per eccellenza dell'Amore di Dio per noi.
E bisogna dire che ci riesce bene se fa apparire il crocifisso esclusivamente come una questione politica o culturale o nazionalistica.
Che tristezza definire il Cristianesimo un fatto culturale e non l'esperienza di una compagnia fatta vita. Se Benedetto Croce diceva, da storico e da filosofo, che non possiamo non dirci cristiani.. è venuto il momento, ed è questo, di chiederci se noi cristiani possiamo veramente chiamarci così; se viviamo nella corrente di una tradizione formale oppure di un'esperienza quotidiana che si fa sostanza.
La fede non è abitudine ma è ascolto e lotta... è conversione continua. Allora si che esiste cultura perché la fede, quando è vera, è aderenza al reale a 360 gradi con e nella presenza di Cristo che è vivo!
Siamo innanzitutto noi cristiani che abbiamo "cosificato" il crocifisso ed il suo valore simbolico dimenticandoci la potenza della Sua dignità, della nostra e di quella di ogni uomo.
Il crocifisso non è un vessillo... è Dio che sta a braccia aperte ad accogliere ogni uomo, ogni sua sofferenza, ogni sua gioia e trasfigurarla nell'amore consumato fino alla fine verso la gioia della Resurrezione.
Il crocifisso non è proprietà di noi cristiani
siamo noi cristiani che abbiamo scelto di appartenergli.
Siamo noi che gli apparteniamo.
Non puoi usare Dio; lo puoi rinnegare, lo puoi bestemmiare,
lo puoi negare ma Egli è sempre la disarmato e nudo perché anche tu lo sia con Lui.
Il crocifisso è la verità della storia perché tu ri-torni (shuv in ebraico) dentro di te e ascolti; perché smetti di essere distratto e ascolti.
Trasformando la collera in misericordia, le tenebre e la nebbia in Luce.
Il crocifisso è inoltre memoria che Cristo non è morto, ma è vivo, anzi è il vivente!
La croce non è l'episodio della sconfitta isolata di un Dio inerme e amante ma il segno e testamento perenne del Suo amore per noi, fino alla fine.
Il crocifisso è già il risorto, perché nel limite dell'uomo-Dio c'è già tutta la potenza dell'Amore e della trasfigurazione.
Perché nella debolezza di Dio ci sei tu e tu sei già risorto con Lui; devi solo dire sì.. e fidarti!
Davanti al crocifisso le persone colte non sono avvantaggiate di fronte ai "poveracci"; di fronte alla croce non reggono i ragionamenti o i tentativi di capire bene: devi alla fine passare per questa strettoia della fede.
Devi abbandonare la logica strutturata dalle tue paure e dalle tue difese per arrivare in un punto buio carico di speranza.
Prossimamente festeggiamo la festa di Cristo Re che conclude l'anno liturgico.
Questa è la regalità di Dio, la Sua onnipotenza nel crocifisso; morto e risorto per te!
Cristo è Re perché tu lo sia nella tua vita, da protagonista attento della storia senza distrazioni di chiacchiere, piccole questioni, invidie, gelosie, ideologie.
Dio è attento a te nel Crocifisso perché tu sia attento al tuo fratello in Lui e a Lui nel tuo fratello.
Egli ti dice: «Non lascerò che il mio santo veda la corruzione!»
Il santo di Dio, in Cristo, sei tu... lo sapevi? Te lo ricordavi? Ne fai oggetto di perenne memoria?