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- antropologia ed incarnazione -
Scandalo e fondamento Tutta la Scrittura è centrata sul dono dell'incarnazione. Tutta la scrittura è centrata sul dono graduale e kenotico di Dio (Fil. 2,5ss) che si fa uomo perché l'uomo diventi Dio. La pienezza dei tempi con la venuta di Gesù ha espresso questo "criterio" in forma radicale e discriminatoria su chi accoglie la Verità e chi la fugge. L'incarnazione è un mistero ma, parafrasando Pascal nei suoi pensieri, il non accogliere questo mistero significa rimanere nel buio sul "significato" dell'uomo e del suo essere nel mondo ma non del mondo.
Ogni eresia, passata e odierna, non fa altro che depauperare questo "criterio" ed impoverire con ogni sorta di cattiva interpretazione l'agire dell'uomo nel mondo con ideologie parziali e/o devianti che obnubilano il "senso di sé", di cui l'uomo ha bisogno, per capire chi è e di conseguenza come essere presenza viva e vivente nel mondo.
L'esperienza della prima Chiesa:
L'esperienza della primissima Chiesa, cioè dei discepoli e degli apostoli di Gesù rimane paradigmatica.
Questo stare, questo umano condividere l'intimità di Cristo e con Cristo è in realtà la Chiesa che, sebbene necessitante di una organizzazione gerarchica, voluta da Gesù stesso, rimane ed è nella Sua essenza Cristocentrica. Il bagno di Grazia carico di vicinanza umana, fatto in modo particolare dagli apostoli, con Gesù Cristo, non ha precedenti nella storia. L'uomo-Dio è li, presente, vivo e nascosto con tutti gli aspetti dell'umanità condivisa da questi uomini di diversa cultura e di diversa estrazione sociale.
Questa condivisione quotidiana svolge quel cammino di rinnovamento umano e di evangelizzazione previa così necessario per entrare a piene mani nel mistero. Chissà come l'intimità umana con l'Uomo-Dio ha trasformato psico-esistenzialmente questi uomini e queste donne guarendone l'umanità, indirizzandola, orientandola verso la pienezza graduale del mistero.
Conversione, pre evangelizzazione ed evangelizzazione: Pertanto il salto indebito che si fa, talvolta, in una conversione con una evangelizzazione, necessita, poi, di far integrare la Grazia ricevuta in tutte le "zone" del nostro cuore, della nostra psiche, della nostra memoria, del nostro vissuto perché non siano un "abito superficiale" ma un Habitus, cioè una quasi seconda incarnazione. Questa opera lenta, graduale e profonda è l'evangelizzazione continua a cui siamo chiamati in tutta la vita al fine di far entrare il Vangelo, meglio la Persona viva di Gesù vivo, come una spada a doppio taglio (Eb. 4,12), nelle midolla della nostra personalità e del nostro vissuto.
Non bastano i "gesti" magari forti di vita nuova degli inizi, non basta certamente una conoscenza catechetica dei comandamenti e della Parola di Dio, non basta essere teologi e storici del Cristianesimo, occorre piuttosto che la Grazia, con tutti i canali che essa stessa ha scelto (la Chiesa, la Parola di Dio, i Sacramenti, il Magistero di Guida dei Pastori, il Magistero dei Santi, la Direzione Spirituale, la lettura sapiente della storia, la devozione, ecc) entri in ogni nostra cellula per cristificarci.
Solenne dichiarazione da fare in ogni mattina ed in ogni sera. Come il pio Ebreo recitava lo Shemà costantemente le cui parole straordinarie dicono: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua forza. Queste parole, che ti ordino oggi, saranno sul tuo cuore: le ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando siederai in casa tua e quando camminerai per strada, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te le legherai come segno sulla mano e ti saranno come pendagli tra gli occhi; le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte." (Dt. 6, 4-9) così anche noi siamo chiamati a rinnovare con l'adesione delle le labbra e della vita la Signoria di Cristo nella nostra carne. Il non entrare in questa logica vuol dire cadere nei surrogati della fede che sono il fondamentalismo, il devozionalismo, il razionalismo la durezza di cuore o il quietismo sociale e il disimpegno quotidiano e politico. Quando diciamo politico intendiamo, ovviamente, non l'adesione ad un partito o alle logiche mondane ma l'essere pienamente nel mondo e pienamente non del mondo.
Lo spiritualismo, il tradizionalismo, il progressismo e il self-made-realization: Tra gli errori ideologici e religiosi che nella storia (vd. Dizionario Eresie) non hanno accettato il dono dell'Incarnazione abbiamo la corrente spiritualista che talvolta è presente ancora in certe espressioni pseudo-spirituali fatte di rivelazioni private, messaggi apocalittici, scritti "ispirati". Non che queste non esistano o siano talvolta utili al cammino di fede, anzi, ma diventano dannose quando sono fondanti il proprio cammino e il proprio credo e bypassano Pietro, il magistero e la guida dei pastori.
Il disimpegno o l'impegno falsato sono in definitiva una fuga dall'accogliere la provocazione evangelica dell'incarnazione e servono a rassicurare l'aggregazione di alcuni o il sentirsi protagonisti di altri di "una verità", di complotti curiali, di mafia al vaticano (?) e quant'altro. Personalmente non mettiamo in dubbio che Dio si riveli talvolta anche così ma la Sapienza della Chiesa aiuta a pesare e comprendere ogni rivelazione privata alla luce della Rivelazione Canonica e lasciata da Gesù e davanti al "criterio" dell'incarnazione fuggendo ogni delirio isterico che spesso accompagna coloro che sono attorno a queste rivelazioni (più che coloro che ricevono il dono).
L'ignoranza, le dinamiche psichiche tolgono poi la vera natura di stimolo spirituale che hanno queste indicazioni che, quando sono buone, hanno di edificazione della Chiesa e nella Chiesa.
Così, per esempio, il problema di Padre Pio non è stato certamente il Santo ma alcuni che impoverivano l'evento donato dallo Spirito attraverso questo semplice e povero frate per portare avanti isterie, mercanzie, simonie, devozionismi, ecc. Ma questo non scandalizzi né spaventi. Queste pesudo-devozioni della povertà umana sono sempre presenti, importante, tuttavia, è riconoscerle e chiamarle per nome.
Sono i "rigidi" di ogni tempo, i nostalgici, i disadattati che non fanno altro, come gli spiritualisti e i self-made-man, che bestemmiare l'incarnazione. Pensano di servire Dio ma invece servono solo le loro insicurezze e le loro frustrazioni. Spesso incapaci di rendere lievito il Vangelo nei tempi che vivono e talvolta incapaci di misericordia. La dove i quietisti sono lassisti loro sono irreprensibili... depauperando il senso pastorale ed ecclesiale.
Ancora abbiamo i self-made-man, cioè l'epilogo di contraltare degli eccessi manichei della dottrina della predestinazione di Lutero. Sono i figli della psicologia rogersiana e del capitalismo.
Sono coloro che pongono nelle proprie mani e non nella cooperazione della grazia la riuscita di sé. E' un rischio in cui corrono non solo i teologi della liberazione, ma anche i liberal-cattolici desiderosi di trasformare il mondo. Sono i teologi del culto di sé che figli del mito del buon selvaggio non tengono conto che l'uomo è si buono ma ferito. Sono i sostenitori, nelle loro liturgie, del protagonismo storico. Queste tipologie non sono ovviamente all'infuori di noi e del mio e del nostro cuore.
Tutti cadiamo, magari a seconda delle circostanze storiche del nostro cammino in questi eccessi... laici e chierici; ... tuttavia le cose vanno chiamate per nome per sapere come camminare. Quello che c'è di buono in queste visioni è che manifestano un certo movimento di ricerca della verità e che se prese prima che divengano struttura (e quindi fuga costanet dal reale) possono essere indirizzate verso un cammino cristiano più equilibrato e più rispettoso del dono dell'incarnazione ed un senso di Chiesa più autentico. Ecco perché con Paolo siamo chiamati a dire: "...Poiché se confesserai con la tua bocca che Gesù il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo!" (Rm.10,9)... essendo coscienti che il cuore è proprio tutto il centro e, paradossalmente, la periferia della nostra umanità. una umanità che abbisogna costantemente di essere guarita da Dio per la Chiesa.
"La grazia presuppone la natura e la porta a compimento"
Per tutti i motivi prima elencati capiamo come sia necessario un continuo superamento di una fede immatura affinché la nostra umanità, tutta la nostra umanità sia guarita per accogliere pienamente tutti i frutti dello Spirito. S. Bonaventura parlando del dono delle Stimmate vissute dal santo diceva che quello che egli aveva sempre tenuto nel cuore gli esplose nella carne. Come a dire che il dono delle stimmate di San Francesco non è solamente un dono ricevuto "dall'esterno" quanto un lavorio costante che la grazia ha fatto con l'umanità di Francesco affinché esplodesse, nella "pienezza dei tempi", nella sua carne.
Ognuno a suo modo, con la sua umanità, con la sua struttura è chiamato a vivere i misteri della vita di Cristo nella propria carne. affinché lo Spirito venga costantemente con frutto....
"Signore fammi vivere la tua umanità nella mia umanità così come la visse Pietro, Giacomo, Giovanni; fammi intimo della tua intimità, del Tuo pensiero, della Tua memoria, della Tua carne, dei Tuoi sentimenti e dei Tuoi sensi. Guarisci la mia umanità da tutte le sue ferite, anche quelle nascoste che io non vedo ma che mi impediscono di amarTi
e di amare i santi nel Tuo amore (Sl 16,2-3), Scardina i sigilli del peccato, i nuclei di morte, le dipendenze,
le immaturità,
gli immobilismi vocazionali, rendimi vivo e ponimi nella gioia! Dissipa le mie paure ed i miei fantasmi e riempimi del Tuo Spirito. Donami di essere Chiesa e di sentirmi Chiesa e con Te e per Te dare la vita per essa
servendo sempre i miei fratelli. i tuoi umani passi per percorrere la Via della vita. Amen!"
Per approfondire: Tracce di Direzione Spirituale
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