Applicazione dei Comandamenti

 

APPLICAZIONI DEL I° COMANDAMENTO

 

A) La prima parte del comandamento ("io sono il Signore Dio tuo") porta il discorso immediatamente sulla

- FEDE in Dio e nella sua rivelazione: distinguere tra fede

naturale e fede cristiana.

- AMORE DI DIO E AMORE DEGLI UOMINI: con lo sviluppo di una

cultura di amore 

- sull’ATEISMO sia come concezione atea della vita che come vita atea.

- Questo suppone l’accettazione di Dio come Padre: quale ci è rivelato in

Gesù 

- l’obbligo di cercare Dio; contare su Dio; essere riconoscenti; saper

ricevere 

- Ricevere la comunione con Dio: ritornando a Dio mediante la penitenza, la preghiera (il culto cristiano di latria, dulia, iperdulia); la vita sacramentale.

*Dulia=venerazioni a santi e reliquie;

Iperdulia=venerazione speciale dovuta solo a Maria*

— Differenza fra la fede degli altri popoli e la fede di Abramo.—

FEDE=togliere il velo da... entrare in comunione con...—

 

B) I peccati contro il primo comandamento:

- concezione atea della vita e vita atea: materialismo, marxismo ateo militante, laicismo.

- empietà = rifiutare a Dio il culto che gli è dovuto

 

La superstizione di culto indebito comprende:

a) l’ idolatria: prestare culto divino a divinità immaginarie o al demonio o a qualche altra creatura

b) divinazione: è la superstizione per cui si cerca di conoscere (indovinare) cose occulte o future, ricorrendo tacitamente o espressamente al demonio: tali sono per es. la chiromanzia, l’astrologia, il gioco delle carte ecc.

c) vana osservanza: è l’uso di mezzi inadeguati per ottenere determinati effetti, ricorrendo tacitamente o esplicitamente al demonio. Sono peccati di vana osservanza: 1) l’attribuire forza miracolosa o infallibile a cose che non l’hanno: per es. portare il cornetto, la mano a corno, qualche portafortuna per salvarci da qualche disgrazia, il recitare una preghiera un determinato numero di volte ecc.. 2) il pretendere di guarire le malattie con segni, gesti, con parole e con rimedi inadatti. 3) ritenere infausti o fausti certi giorni (venerdì) o certi numeri (il 13), o gli incontri con certe persone o cose (il gobbetto, il versare l’olio, il sale, il gatto nero ecc.) 4) fare gli scongiuri per l’incontro di determinate persone, per allontanare le disgrazie, il malocchio ecc.

d) spiritismo: è la superstizione per cui si comunica con gli spiriti cattivi per conoscere da essi cose occulte o future. Lo spiritismo comprende molti fenomeni, alcuni dei quali suppongono l’intervento di un essere intelligente. La maggior parte di questi fenomeni tuttavia dipendono da fattori umani (cause naturali). Il progresso straordinario della parapsicologia, lo studio del subconscio e delle percezioni extrasensoriali hanno mostrato che, in effetti, certi medium possiedono una predisposizione particolare a servirsi di capacità psichiche ancora poco conosciute. Non si può assolutamente dire che si tratta soltanto di un inganno. Ma niente di più (R. Girault, credere in dialogo, peg. 273-276). Più spesso si tratta di trucchi più o meno ben congegnati. La proibizione da parte della Chiesa è tassativa nel caso di ricerca di interventi di esseri intelligenti: spiriti, anime ecc.: basta ricordare le proibizioni bibliche per es. I Sam. 28, 7-25). Negli altri casi, a nostro parere, la pericolosità consiste nell’indebolimento più generale di tutta la psiche, con conseguenze incalcolabili per tutta la vita della persona e specialmente per la fede. Spesso si trova gente, che di fatto parla più del demonio che di Dio.

(Su tutta la questione cfr. "Le forme molteplici della superstizione: fede cristiana e demonologia". Documento della Sacra Congregazione per la dottrina della fede:

dottrina della fede. Osservatore Romano 26 Giugno 1975, pag. 6-7; Fnk. Vat.V°, 1347-1393.)

e) Culto falso: è il culto reso a Dio che contiene elementi falsi o indebiti: rivelazioni false ecc.

f) culto superfluo: è il culto in cui si inseriscono pratiche estranee alla dottrina e alla consuetudini della Chiesa: la messa detta con un determinato numero di candele, da un sacerdote di una determinata età, la catena di S. Antonio ecc.. Tale culto è vano perché si pretendono effetti in base alle circostanze in cui si svolge.

Altri peccati contro il primo comandamento:

- Irreligiosità: l’atto con cui si attenta all’onore dovuto a Dio: direttamente (tentare Dio), indirettamente (nelle cose e persone sacre: sacrilegio, simonia)

a) tentare Dio: mettere Dio alla prova, come pretendere un miracolo senza ragione, temerariamente; pretendere di guarire da una grave malattia solo per l’intervento di Dio, senza prendere le medicine e i mezzi naturali.

b) Sacrilegio: è la profanazione di una persona, di una cosa, di un luogo sacro.

c) Simonia: è comperare o vendere cose spirituali (da Simon Mago: Atti 8, 9ss.)

- L’apostasia: è l’atto esterno con cui il cristiano rinnega la propria fede per abbracciare qualunque altra religione.

- L’eresia: è la negazione ostinata di qualche verità rivelata da Dio e insegnata dalla Chiesa (suppone che si conoscano le verità rivelate).

- Il dubbio volontario ( e il dubbio metodico)

 

- L’ignoranza colpevole delle verità della fede: è colpevole tanto chi dovrebbe sapere, quantochi, potendo, avrebbe dovuto insegnare, formare, educare ecc..

C) Riguardo alla seconda parte del I° comandamento ("non devi farti alcuna immagine") le esigenze sono molteplici:

1) Non cambiare Iddio con le immagini che di Lui ti sei fatto.

2) Dio è diverso:" l’Alleanza fra Dio e il suo popolo non significa che

C) Riguardo alla seconda parte del I° comandamento ("non devi farti alcuna immagine") le esigenze sono molteplici:

1) Non cambiare Iddio con le immagini che di Lui ti sei fatto.

2) Dio è diverso:" l’Alleanza fra Dio e il suo popolo non significa che ora tra Dio e l’uomo esista una "cogestione paritetica" (A. Deisler)".

3) Il Dio umano: è persona

4) critiche delle nostre idee di Dio

5) Dio contro i, (al di là dei) nostri interessi

6) Ketisch e talismano

7) L’aiuto dei non credenti

8) L’uomo immagine di Dio.

(tutti questi temi suggeriti dalla seconda parte del primo comandamento, leggerseli attentamente in PESCH, i 10 Comandamenti Queriniana. pag. 26-45).

 

APPLICAZIONI DEL II° COMANDAMENTO

 

PESCH: suggerisce questa interpretazione: "Non abusare del tuo potere".

- Deut. 5, 11 "non ti servirai del nome di Dio per la menzogna" porta il discorso sul giurare il falso e sullo spergiuro.

- il contenuto biblico porta il discorso sulla libertà di Dio.

- evitare l’uso leggero e irrispettoso del nome di Dio (pag. 49)

- evitare di scherzare o di fare l’umorismo su Dio ( comprese le barzellette su Dio, la Madonna i Santi ecc. infatti "Dio non si lascia schernire"(Gal. 6, 7); anzi Dio stesso "ride" di chi lo schernisce (Sal 2,4; 37,13)).

- Certamente viene dal contenuto biblico la proibizione della bestemmia.

- Più sottile è il discorso sull’abuso di potere (pag. 33-36)

Dieci Cardinali:

Lopez Trujillo, riportando le diverse traduzioni del secondo comandamento, fa notare le possibili sfumature che tale comandamento offre oggi:

- Tu ne servirsa pas du nom de Yahveh, ton Dieu, pour le mensogne.

- Tu ne pronanceras pas le nom de Yahvèh, ton Deiu, à faux.

- Tu ne prononceras pas à tort le nom de Yahveh

- Tu ne prononceras pas à la légère le nom de Yahveh

- No tomaras en falso el nombre de Yahveh tu Dios.

- le traduzioni inglesi:

*quella "Good News" traduce: "non nominerai il Nome di Dio per augurare il male"

*quella di Jenni e Westerman: "non userai il nome di Dio per magie"

- proibisce il giuramento falso (Lev. 19, 12. 18); ogni tipo di magia, divinazione; la bestemmia (Lev. 24, 10-23);

- Ez. 36, 20 in parallelo con Ez. 36, 16-23 ed Es. 19, 5-6 fa vedere come tutto il popolo con la buona condotta deve testimoniare il nome di Dio (come in Mt. 5, 16 e Fil. 2, 14-16): la cattiva condotta disonora Dio stesso il cui nome è invocato in mezzo al popolo.

Altri autori inseriscono nel secondo comandamento il discorso sul

sul "voto"=promessa deliberata, fatta liberamente a Dio, di un bene a lui gradito. Le condizioni del

Le condizioni del voto sono: si tratti di una promessa, deliberata, fatta liberamente, fatta a Dio, di un bene possibile, di un bene migliore di quanto già siamo obbligati a fare. Tutta la materia dei voti privati e pubblici è regolata dalle leggi della Chiesa. La Chiesa stessa può dispensarli o commutarli, secondo criteri e motivi propri.

 

 

APPLICAZIONI DEL III COMANDAMENTO

PESCH: così propone il 3° C.: "L’uomo vale più delle sue opere".

- fa vedere come il comandamento di fatto è bipartito:

- 6 giorni lavorativi

- il settimo ti riposerai.

- quindi proibisce il "culto del far niente" e inculca il riposo domenicale

- i problemi di coscienza: i casi concreti (pag. 65 ss)

- obbliga "al servizio religioso" (pag. 68)

- obbliga a che il lavoro sia "umano"

- Su come "lavorare" con spirito cristiano, significato del lavoro ecc. si può rileggere l’enciclica "Laborem exercens"

- Sul senso del riposo domenicale e sul senso del "fare festa" per il Signore: leggere le opportune riflessioni della Conferenza Episcopale Italiana (15 giugno 1984) "IL GIORNO DEL SIGNORE"

 

APPLICAZIONI DEL IV° COMANDAMENTO

Le applicazioni del IV° comandamento possono essere ricercate analizzando ciò che erano il Padre e la Madre nella società tribale israelita primitiva. I Genitori assolvevano diversi ruoli:

a) il ruolo educativo: sia nel senso di dare la vita che di educare la vita dei Figli: in questo senso si può introdurre quanto è detto nella enciclica "Familiaris consortio" (Giovanni Paolo II°) sugli scopi per cui Dio ha creato la Famiglia. Ugualmente va introdotto il principio che i Genitori sono momento di verifica, con la loro autorità, all’interno della famiglia: in questo senso sono i primi cui Dio dice: "conferma i tuoi fratelli" (Lc. 22) come a Pietro.

b) il ruolo politico, sposta la riflessione sulle relazioni del cittadino nei confronti dello Stato che assolve a quella autorità che i Genitori avevano come

Capi-Tribù. Tutto questo permette di integrare questo comandamento con quanto S. Paolo dice, per es., sulla lealtà e sull’obbedienza del cristiano nei confronti dello confronti dello Stato.

Ugualmente questo fatto introduce ad una sana concezione della vita politica con la collaborazione leale da parte di tutti i cittadini che non possono esimersi da queste responsabilità.

c) ruolo sacerdotale-religioso: oltre all’obbligo di educare religiosamente i propri figli (confronta la Familiaris Consortio), c’è l’obbligo del Cristiano di misurarsi e ricollegarsi, anche mediante l’obbedienza, con l’autorità religiosa: una volta identificabile nella stessa funzione dei genitori (basterebbe ricordare quanto Paolo dice rivendicando l’obbedienza da parte delle comunità cristiane).

Questo elemento suppone anche una chiareficazione di ruolo educativo della Parrocchia: ruolo che integra, di fatto, la funzione educatrice della famiglia che è la prima a dover assolvere alla funzione educativa anche nie confronti dello Stato: anche lo Stato infatti integra la funzione educativa della famiglia ecc.

PESCH: fa vedere come in questo comandamento si inserisce bene un esame di coscienza sul problema attuale degli anziani (pag. 80-91)

RIASSUMENDO: il IV° comandamento pone il soggetto di fronte a diversi tipi di persone:

- verso i Genitori abbiamo il dovere di "onorare": ciò esige 4 elementi: amore, rispetto, obbedienza, assistenza.

- ugualmente verso le autorità dello Stato e lo Stato stesso

- ugualmente verso l’autorità religiosa

Ampliando un po’ il discorso, qui si potrebbe introdurre il concetto di Obbedienza, come ricerca della volontà di Dio. Il concetto di obbedienza e di voto religioso di obbedienza potrebbe ugualmente trovare qui la propria collocazione.

 

 

APPLICAZIONI DEL V°COMANDAMENTO

PESCH (pag.92 ss): tale comandamento porta a prendere posizione sulle tematiche:

- pena di morte

- aborto

- eutanasia

- lesioni corporali

- vita sana

I Dieci Cardinali: il Cardinal Martini, insiste molto opportunamente sull’influsso della cultura su tale comandamento; sulla necessità di educare al rispetto della vita (88); i non ancora nati; i morenti e gli inguaribili. Insiste sulla cultura di morte propinata in tutti i modi e presente in tanti problemi (come la corsa agli armamenti: visto che le armi servono per annientare).

Una parola a parte merita il discorso positivo del V° comandamento: si uccide non

uccide non solamente con le armi, ma anche con la lingua ecc.. Ugualmente si uccide non costruendo le condizioni necessarie per la vita, per il suo sviluppo: qui rientra anche la gestione dei difficili problemi economici a livello mondiale con gli aiuti e le condizioni economiche del terzo mondo.

- Rientra in questo comandamento il fatto del suicidio, la mistica stessa del suicidio (in qualche caso propinata).

- Rientra qui la necessità di coltivare la propria vita (e salute) senza mettere a repentaglio temerariamente la propria vita.

- Rientra in questo comandamento il problema delle faide ecc.

La parte positiva: questo comandamento è l’occasione per presentare la visione cristiana della vita imperniata sull’amore, sul perdono fraterno e sull’accoglienza reciproca: fino al perdono dei nemici.

 

 

APPLICAZIONI DEL VI° COMANDAMENTO E IX° COMANDAMENTO

Per le applicazioni del VI° comandamento ci serviamo del Documento della Sacra Congregazione per l’educazione cattolica dal titolo: Lineamenti dell’educazione sessuale: orientamenti educativi sull’amore umano (Roma 1 novembre 1983). Trattandosi di un documento preparato dalla Congregazione per l’educazione, l’ottica di tale documento non è tanto quella della condanna, ma quella di chi suggerisce mezzi adaguati e prudenti per la soluzione dei problemi posti dalla sessualità.

PESCH: così riassume le implicanze morali di tale comandamento: onestà e solidarietà (109); donare la libertà; avere tempo; perdonare;

I Dieci Cardinali:

il Cardinal Palazzini fa vedere quali temi sono implicati e implicabili in una catechesi su tale comandamento:

- il valore del corpo

- i due sessi nei disegni di Dio

- le leggi della vita sessuale

- parità dei due sessi

- virtù della castità

- castità coniugale

- violazione del VI° precetto del decalogo: principio di fondo

- specificazioni di colpe (enunciate dal documento della Congregazione per la dottrina della fede:"Dichiarazione circa alcune questioni di etica sessuale" 29 dicembre 1975): masturbazione;contraccezione; rapporti prematrimoniali; omosessualità; divorzio ecc.

Tale comandamento si presta anche per una catechesi sui mezzi ascetici che aiutano a vivere cristianamente la propria vita sessuale. Ugualmente può essere essere introdotto qui il significato del segno della "verginità per il regno dei cieli" nel contesto dei carismi per la costruzione del Corpo che è la Chiesa.

 

 

APPLICAZIONI DEL VII°COMANDAMENTO

PESCH: insiste sulla distinzione tra persona e cosa e affronta i temi del furto, liberalità, comportamento sociale, cogestione.

I Dieci Cardinali: temi inclusi:

- il senso del lavoro umano (laborem exercens 6-9)

- non rubare

- condivisione dei beni della propria comunità cristiana

- la proprietà privata nella dottrina sociale della Chiesa (G. Sp. 69-71)

- Il VII° comandamento sul piano etico esige:

a)anzitutto un retto ordine sociale

b) tutto ciò che contraddice alla giustizia è peccato (compreso rapine e ricatto)

c) l’obbligo della restituzione.

 

APPLICAZIONI DELL’VIII° COMANDAMENTO

PESCH introduce i temi di:

- verità

- verità e carità

- verità senza amore

- verità distruttiva

I Dieci Cardinali:

- pensare la verità

- onorare la verità

- dire la verità

- fare la verità

Altri temi da includere:

- i peccati di lingua, la falsa testimonianza, la menzogna, l’omertà;

- i peccati contro la reputazione altrui: l’ingiuria (l’oltraggio), la calunnia; la mormorazione o detrazione; i giudizi e i sospetti temerari; la violazione del segreto professionale

- atteggiamenti positivi: riparare al danno causato alla reputazione del prossimo; dire a tempo e luogo la verità; interpretare in bene per quanto si può, le azioni e le intenzioni del prossimo.

 

 

APPLICAZIONI DEL IX° COMANDAMENTO

(in aggiunta a quanto detto in precedenza)

PESCH: gli uomini non sono giocattoli; questo richiede responsabilità vicendevole;

- pensieri puri

- erotismo prima del matrimonio

I Dieci Cardinali:

- peccato e non peccato nella concupiscenza

 

 

APPLICAZIONI DEL X° COMANDAMENTO

(in aggiunta a quanto detto in precedenza)

PESCH: ricchezza e diritto

invidia

il principio: il cuore dell’uomo

I Dieci Cardinali:

Il Cardinale Casoria si sofferma sul concetto di "casa" e include in questo comandamento anche lo sforzo per dare a tutti una casa.

Si passa da un desiderio di possedere ad un desiderio di giustizia per tutti.

Indubbiamente va incluso in questo comandamento il disegno religioso del voto di povertà: che è l’esatto opposto del "desiderare" i beni del prossimo. Si passa con questo alla perfezione della legge in Gesù.

 

 

LA COMUNIONE CON DIO (nella prima lettera di S. Giovanni)

Una parola a parte merita il discorso della Comunione con Dio.

1) La Comunione con Dio, con le Persone divine, è ben diversa nella comunione con qualcuno dei doni di Dio. Iddio fa molti doni, ma lo scopo di tutto è quello di dare se stesso in dono agli uomini. Potremmo rileggere Lc. 17, 17 (l’episodio dei dieci lebbrosi) dove tutti furono guariti, ma uno solo "salvato". Questo vuol dire che una cosa è la guarigione, un’altra cosa è la salvezza che si ottiene mediante la Comunione di vita con Dio.

In Gen. 1,3: abbiamo l’uomo che vive in comunione di vita con Dio. Poi questa comunione viene infranta e distrutta. Tutto l’Antico Testamento è la storia dei doni di Dio, dei doni con cui Dio prepara il dono di se stesso agli uomini e prepara l’accoglienza del dono di se stesso. Il dono di se stesso Dio lo fa attraverso Gesù. A chi accoglie Gesù nella fede, Gesù stesso dona il suo Spirito. Il dono di Dio stesso coincide con il dono del suo Spirito. Quando lo Spirito di Dio inabita nel cuore dell’uomo, abbiamo la presenza della Trinità stessa in noi. Alla fine della vita ci verrà chiesto non quanti doni abbiamo ricevuto da Dio, ma se abbiamo accolto il dono di Dio.

Il problema di fondo dell’uomo è quindi quello della Comunione con Dio: quando è che l’uomo ha vera comunione con Dio? Non dobbiamo disprezzare i doni di Dio, ma dobbiamo avere la consapevolezza che la comunione di persone è diversa dai semplici doni. Di Giovanni Battista Gesù stesso ha detto "nessun nato di donna è più grande di Giovanni Battista: eppure il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui".

 

2) "la comunione con Dio è di per se una realtà invisibile, ma può essere decifrata indirettamente dall’accordo o meno con la rivelazione che Dio ha fatto di se stesso... La comunione con Dio si riconosce dalla presenza dei tratti distintivi del Dio della Rivelazione". (Jéan, Dsp.,242)

S. Giovanni pone un principio essenziale: "è Dio stesso che rivelandosi, fornisce all’uomo i criteri dell’esperienza religiosa autentica. La strada passa attraverso Gesù Cristo "venuto nella carne" (1 Gv. 4, 2), attraverso "l’acqua e il Sangue" (1 Gv. 5,6); attraverso i comandamenti (5, 2-4) e l’umile pratica dell’amore fraterno" (ibid. 242).

Contro la propaganda degli eretici, Gv. ricorda che la Comunione con Dio, la conoscenza di Dio, il rimanere in Lui, l’avere la vita divina, sono possibili unicamente attraverso la fede in Gesù Cristo il Figlio unico di Dio che ha versato il suo Sangue in espiazione dei nostri peccati. L’intento di 1 Gv. è proprio questo e si trova espresso fin dalle prime righe della sua lettera:

"Quello che abbiamo veduto e udito lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è con il Padre e il Figlio suo Gesù Cristo" (1 Gv. 1, 13). "Questo vi ho scritto perché sappiate che possedete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio" (5, 13).

 

3) L’oggetto del discernimento è presentato in 1 Gv. sotto forme diverse ma ugualmente tutte interessanti:

- avare comunione con Dio: 1,6

- avere la conoscenza di Dio: 2,3-4.14; 3, 6;4, 7-8

- dimorare (rimanere) in Cristo: 2, 6; 2, 24; 4, 13

- vedere Dio: 3,6; 4, 12; 3 Gv. 11

- essere nella luce: 2, 9

- essere nati da Dio: 2 29; 3, 9-10; 5, 1.18

- essere da Dio: 5, 18; cfr. 4, 3-3

- avere (possedere) il Padre: 2, 23

- amare Dio: 4, 20-21; 5,2

- essere nel vero Dio: 5, 20

- avere la vita: 5, 13

Tutte queste diverse espressioni indicano la stessa realtà: la partecipazione alla vita divina. Giovanni si pone il problema di discernere la vera comunione con Dio dalla falsa o illusoria comunione con Dio.

 

4)L’ossatura della prima lettera di S. Giovanni è costituita proprio dai criteri di discernimento. Sono molteplici, ma dipendono e si riunificano sotto tre definizioni di Dio.

a) Dio è luce (1, 5- -2, 28)

b) Dio è Giusto (2, 29- -4, 6)

c) Dio è Amore (4, 8- - -5, 12)

Dio è Luce, vuol dire che è Verità, che si rivela in Gesù, nel suo Vangelo.

Dio è Giusto: vuol dire che è Santo (la giustizia nella Bibbia è la santità): vuol dire che è trascendente, separato. "Siate santi perché io sono Santo"

Dio è Amore: vuol dire che nella sua essenza è amore. Non agisce mai per il male (come il serpente nel paradiso terrestre tentò di insinuare): crea per il bene, sempre si comporta bene; serve la creatura ecc. (basterebbe leggere 1 Cor 13 sostituendo il termine "carità" con il termine "Dio": si potrebbe vedere diverse sfaccettature limpide dell’amore di Dio.

Dalla triplice rivelazione di Dio, provengono delle conseguenza di carattere etico che distinguono la vera comunione con lui, dalla falsa o illusoria comunione con lui. Il principio generale è il seguente: "La comunione con Dio si riconosce alla luce e dalla luce divina da cui tale comunione è compenetrata; dal sigillo della santità divina di cui è marcata; dall’amore divino che ispira e informa gli atti" (Dsp. 242).

 

 

CONSEGUENZE

Dio è luce

- attenersi all’insegnamento che avete udito da principio (2, 24), cioè dall’inizio della vita cristiana (3, 11; 2 Gv. 6)

- ascoltare i predicatori del vangelo autorizzati (4, 6)

- credere e confessare che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio "venuto nella carne" (2, 23; 4, 2; 5, 1. 10)

- fede in Cristo: 2, 12-28; 4, 1-6; 5, 1-12

- credere che Cristo ci ha redento attraverso l’Acqua e il Sangue (la morte del Signore) e l’Unzione dello Spirito (2, 20. 27; 5, 20.)

- D’altra parte la rivelazione non ci è dato di conoscerla se non accogliendo la testimonianza di coloro che furono i beneficiari immediati e rimangono i depositari responsabili (2, 42). Quindi il discernimento di una dottrina e di una esperienza di comunione con Dio, passa attraverso la comunione di coloro che sono i testimoni del "Verbo di vita" (1, 1); "noi lo annunciamo a voi affinché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è comunione con il Padre e con il Figlio suo Gesù Cristo" (1, 3). Quindi la comunione al messaggio apostolico (15, cfr. 3, 11) è criterio di autenticità della comunione con Dio. Da questo si riconosce chi ha lo spirito della verità e lo spirito dell’errore (4, 6; cfr. 2, 12-14). Lo Spirito infatti (2, 20. 27) ci da la conoscenza del Dio vero (5, 20). Fede in Cristo Figlio di Dio venuto nella carne: questo è il principio. I falsi dottori rifiutavano di attribuire all’uomo Gesù un qualunque ruolo nella comunione con Dio.

Negavano l’incarnazione su un piano dottrinale e nei suoi effetti spirituali. Gesù è vittima de espiazione per i nostri peccati, nostro Avvocato verso il Padre. In Lui si è manifestata la vita. In Lui si è rivelato l’amore del Padre per noi. La salvezza viene a noi, cioè, dall’Umanità concreta del Cristo.

5) La comunione con Dio, quindi non è un fatto soggettivo, sentimentale o altro, ma è riscontrabile la dove Dio stesso dice che da comunione agli uomini. E’ collega alla fede, più che al sentire.

6) La comunione con Dio non è una realtà statica, ma dinamica; inizia con il giorno del Battesimo, ma si perfeziona sempre di più fino alla fase escatologica in cui avremo pienezza di comunione e di conoscenza di Dio.

7) Ora è vera comunione, non falsa: anche se è imperfetta e precaria: si tratta non di illusione, ma di vera comunione.

8) Questa Comunione inizia il giorno del Battesimo con il dono dello Spirito Santo. Con la presenza dello Spirito Santo coincide anche la presenza delle Virtù teologali: Fede Speranza Carità.

9) Vivere in comunione con Dio, significa sviluppare, esercitare la fede, la speranza e la carità durante tutto l’arco della propria vita. Infatti in ognuna di queste virtù c’è la base dei criteri di discernimento secondo S. Giovanni. Ognuna di queste virtù corrisponde ad uno degli aspetti della rivelazione di Dio:

A Dio che si rivela con luce si aderisce mediante la Fede; e mediante tutto ciò che la fede comporta: dal battesimo alla comprensione sempre migliore della Rivelazione. Sono in Comunione con Dio quando sono in comunione di idee, di pensiero, di filosofia con Dio: quando i pensieri di Dio costituiscono il sub-strato della mia intelligenza.

A Dio che si rivela come Santità, si aderisce mediante un desiderio di Santità che passa attraverso la fiducia in Cristo che ci rende giusti (speranza) dentro e nella condotta.

A Dio che si rivela come Amore si aderisce mutuando tutto il nostro rapportarci con Lui e con gli altri sul modo di rapportasi di Dio con noi in Cristo: Dio in Cristo, ci ama, ci serve, ci fa del bene: così anche noi dobbiamo fare.

 

10) Riassumendo: siamo in comunione con Dio quando abbiamo e tendiamo a possedere sempre in maggior perfezione:

- comunione di pensiero,

- comunione di opere,

- comunione di cuore, di volontà, di motivazioni ispirate dall’amore proprio nel rapporto fraterno.

Tutto questo: accogliendo la rivelazione di Cristo, lasciandoci giustificare da Cristo, agendo secondo il "cuore nuovo" dato a noi dallo Spirito del Signore.

Il seguente schema può aiutare a comprendere anche graficamente il discorso dei criteri di comunione con Dio, in connessione con le Virtù teologali e la presenza dello Spirito Santo stesso dal giorno del S. Battesimo.

 

11) Conclusioni generali:

Con questo studio sui Comandamenti di Dio, noi non abbiamo analizzato che una piccola parte del discorso sul discernimento della vera comunione con Dio: solamente una parte di ciò che si riferisce alla rivelazione di Dio come Giustizia. Il cristiano è in comunione con Dio, dice S. Giovanni, quando osserva i Comandamenti di Dio. Rimane da analizzare tutto il discorso, per es., sulla Fede come adesione alla rivelazione di Dio in Cristo Gesù; come anche il discorso sulle Beatitudini in cui si traduce concretamente il modo di comportasi di Dio nei confronti nostri: manifestato nella morte del Signore. Rimangono molti temi.

Questo lavoro è solo una piccolissima parte. Buona vita a te!

 

 

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