VALENZA SIMBOLICA DELLA MUSICA SACRA        4

 Il Canto Ambiguo:

Esiste però nella Bibbia un'altra dimensione da non trascurare della Musica e del canto sacro. Poiché la musica è creata essa presenta una possibilità di utilizzazione negativa; quando la musica perde la sua funzione laudativa, catartica e trasfigurativa della realtà e dell'uomo essa assume un non-senso e talvolta si pone come sfida prometeica nei confronti di Dio. L'arte musicale, come l'arte in genere, svincolata dal rapporto con il Creatore diventa idolatria:

 

" non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù in terra, né di ciò che è sulle acque sottoterra "

                                                                                              ( Es 20,4 ).

 

Anche il libro del Siracide ammonisce. " Vino e musica rallegrano il cuore, ma ben più lo rallegra l'amore per la Sapienza "( Sir 40,20 ). Anche la musica liturgica può trasformarsi in bestemmia e dissonanza:

" Io odio, respingo le vostre feste - dice il Signore.

- Lontano da me il frastuono dei tuoi canti;

il suono delle tue arpe non posso sentirlo!..

Questo popolo mi onora con le labbra,

ma il suo cuore è lontano da me "( Am 5,21.23; Is 29,13 ).

La musica dunque può avere una forza seduttiva tale da manipolare e alterare le coscienze degli uditori; la musica può produrre sia rilassamento e quiete come stato alienato di tensione o frenesia, fino ad arrivare alla follia, si pensi alle esecuzioni orgiastiche del culto di Baal ( 1Re18 ). Ben diversa dalla tradizione arcaica della cristianità in cui il canto assume una valenza "pneumatica" elevando gli istinti più alti dell'uomo e purificando quelli più bassi. Tale duplice valenza della musica e del canto è localizzabile dalla ricerca semiologica e fonosimbolica. Già abbiamo visto in qual modo può essere degradata la valenza simbolica di un brano  nel "Veni Sancte Spiritus"; l'uomo possiede in sé la possibilità di non crescere, di non realizzarsi, di auto-distruggersi.

 

Il Silenzio musicale:

Cassiodoro, nel quinto libro delle sue Insitutiones ha scritto una frase solenne: " Se noi commettiamo ingiustizia, rimarremo senza musica ". Tale dichiarazione, per quanto risuoni strana alle nostre orecchie, è invece profondamente biblica. Il silenzio di Dio infatti assume segno di maledizione divina:

" Farò cessare nelle città di Giuda e nelle vie di Gerusalemme

il canto di gioia,

il grido dell'allegria,

la voce dello sposo e della sposa " ( Ger 7,34; 16,9; 25,10 )

" Il canto di gioia non sarà più canto di gioia "( Ger 48,33 ).

 

Si pensi ancora al conosciutissimo salmo 137 Super flumina Babylonis, che è stato musicato da famosi musicisti quali Carissimi, Bach, Liszt, ecc.: "..come cantare i canti del Signore in terra straniera? "( Sl 137,4 ).

Tuttavia potremmo dire che il silenzio biblico è fondamentalmente di due tipi:

1- Creativo;

2- Punitivo.

Nel primo caso, quello creativo, il silenzio si pone come momento "gravido" che prepara ad un evento eccezionale, come, per esempio, quello creativo del libro della Genesi; silenzio che viene spezzato quando Dio pronuncia la Sua Parola:

                                " Dio disse e la luce fu "( Gn 1,3 ).

Nel secondo caso, quello punitivo, il silenzio viene vissuto da Israele come "deserto", come assenza di Dio, e poiché Israele deve tutto a YHWH, la non presenza del Signore porta Israele in uno stato di angoscia e di perdizione, di nulla, di voragine profonda.

Tuttavia anche questa valenza del silenzio porta in sé una connotazione positiva. Infatti YHWH è talmente innamorato del suo popolo che il "deserto", il nulla, le tenebre, diventano strumento di purificazione del Suo popolo perché riacquisti la sua dignità di Figlio e cresca nell'alleanza con il suo Signore:

" La attirerò a me, la condurrò nel deserto

 e parlerò al suo cuore - dice il Signore.

- Là canterà come nei giorni della sua giovinezza "( Os 2,16-17 ). 

 

Conclusioni:

La finalità del nostro lavoro era appunto far risaltare l'importanza di un duplice campo di ricerca per la ri-proposizione della musica liturgica al popolo di Dio, abbracciando due grandi filoni :

quello antropologico e quello biblico.

Del filone antropologico abbiamo considerato soltanto il settore del fonosimbolismo anche se, bisogna dirlo, grande attenzione avrebbe meritato il filone Semiologico,  di cui ci occuperemo magari in un lavoro più approfondito.

Prima di esaminare il fonosimbolismo ci siamo fermati a brevi "pennellate" sull'identità del  simbolo e della sua differenza con il segno.

Successivamente abbiamo considerato l'importante intuizione scientifica di C. G. Jung nello studio dei simboli e delle strutture primigenie di formazione simbolica dette Archetipi. Più avanti abbiamo fatto una critica al darwinismo psichico così come è maturato nel pensiero post junghiano.

Chiarite queste premesse abbiamo affrontato il fonosimbolismo vero e proprio con le sue tre grandi famiglie: quella Ecoica, quella Sinestesica, quella Fisiognomica; da queste tre grandi famiglie abbiamo analizzato alcuni simboli specifici del linguaggio musicale, compreso il degrado che di questi si può avere.

Nel considerare la parte biblica ci siamo più che altro fermati nel considerare il ruolo che aveva la musica per l'uomo della Bibbia, sia dal punto di vista teologico che dal punto di vista antropologico. Partendo da un concetto di Arte puramente biblico abbiamo analizzato le due principali funzioni della musica sacra e della musica liturgica: quella Catartica e quella Trasfigurante.

Abbiamo poi appena accennato alla differenza che c'è nella Bibbia tra canto Protologico e canto Creato.

Estremamente importante è stata la distinzione degli ambiti della musica sacra e di quella liturgica; ed infine la valenza del silenzio nella vita del popolo d'Israele e della possibile ambiguità che può acquistare la musica nella vita dell'uomo e dell'uomo biblico in generale.

 

Dal nostro discorso, che riconosciamo approssimativo, ma comunque orientante verso grandi orizzonti, traiamo i seguenti punti:

 1- Va recuperato il concetto di arte tipicamente biblico, soprattutto a livello pastorale. Arte, che come già è stato detto, ha la valenza strumentale di purificare l'uomo e di farlo crescere nel suo rapporto con Dio;

2- Riproporre il patrimonio " di inestimabile valore "( S. C. 112 ) della musica sacra: quali il gregoriano, la polifonia  e tutta la musica che ha arricchito la pietà della Chiesa fino ad ora;

3- Estrarre da tale patrimonio le valenze fonosimboliche comuni per orientare i compositori verso nuove forme che ne rispettino i contenuti simbolici e possano dare al dato di fede di risuonare meglio nella coscienza dei fedeli; dunque la ricerca fonosimbolica si pone come una sana metodologia non solo per musicisti ed i compositori, ma anche per gli operatori pastorali che possono trovare una solida base antropologica per rendere oggettivo il dato di fede nella Liturgia;

4- Una profonda ricerca dell'importanza della musica nella Bibbia; dalla visione biblica nascono alcuni importanti criteri pastorali per la musica liturgica:

 

* Solipsismo ? : dalla bibbia appare chiaro che la liturgia si situa nel rapporto di alleanza tra Dio e l'uomo; il primario atteggiamento di fede dell'uomo è certamente l'ascolto ( Dt 5,1),

ma anche una risposta, proprio per l'innalzamento quasi paritetico a cui Dio eleva il Suo popolo. In soldoni nella liturgia il popolo non è chiamato solo a "subire" il culto ma a partecipare, oltre che con l'ascolto, anche con interventi che gli sono propri.

Si pensi per esempio alla parti dell'ordinario della s. Messa, al salmo responsoriale, all'acclamazione al vangelo, al sanctus come risposta corale del popolo all'azione salvifica di Dio in Gesù Cristo ( osanna= orsù salvaci);

 

* Partecipazionismo ? : uno degli eccessi del post-concilio fu proprio quello di "svendere" la liturgia secondo il criterio del "tutti fanno tutto", non c'è niente di più errato e di più profondamente non-biblico; la liturgia, così come una sinfonia, è composta di parti che spettano ad alcuni elementi e non ad altri; alcuni parti sono proprie dell'assemblea ed altre sono proprie del celebrante, altre del coro, altre del solista e così via in un tutto armonico e dialogico; si tratta proprio della Partecipatio actuosa di cui parla il concilio ( S. C. 121b ); il popolo non deve cantare tutto, ma piuttosto cantare la s. Messa;

 

*Centralità della Parola: la liturgia prende corpo dall'evento di Dio che si rivela soprattutto attraverso la Sua Parola. Tale evento auto-rivelativo di Dio è centrale perché dalla Parola di Dio  Israele  prende  corpo,  forma  ed  identità;   Israele    non   

" lascia cadere neanche una Sua Parola "( 1Sam 3,19 );

la Parola è centrale non solo per importanza ma anche perchè nutre i contenuti della liturgia e della musica liturgica; dare centralità alla Parola vuol dire però anche cantare la fede del popolo di Dio, vuol dire rendere oggettiva con il canto la risposta di lode e di ringraziamento d'Israele nei confronti della gratuita misericordia di Dio ( si pensi al Grande Hallel già citato ):                

                   Eterna è la Sua Misericordia!

 

* Centralità degli eventi salvifici : il ricordare continuamente la gratuità di Dio, il suo perdono, il suo intervento storico nella storia di Israele e nella storia del singolo, vuol dire glorificare Dio, rendergli gloria, vuol dire riconoscere che Dio è Dio e basta; vuol dire riconoscere che Lui regna sovrano su ogni cosa; vuol dire riconoscere che è Lui il Signore della storia universale e della storia di ciascuno; la musica liturgica  è chiamata a nutrirsi di questi eventi e di questa salda teologia della storia, magari attingendo alla ricchezza teologica degli inni neotestamentari dell'Apocalisse:

                                              DIO REGNA !

    

* Creatività: Rivalutare lo strumento principe che è l'organo, ma anche dare spazio, nella bellezza delle forme e dei modi ad altri strumenti che possano aiutare la lode a Dio; per esempio utilizzare in arpeggio o come basso continuo strumenti come la chitarra; rivalutare il ruolo solenne e glorioso delle trombe etc.; anche qui ci si può servire della ricerca fonosimbolica per capire la valenza emozionale (nel senso cristiano e corretto del termine) che possono avere certi strumenti; ma creatività vuol dire anche cercare forme più fedeli al dato biblico per rendere oggettiva la fede dei fedeli. A questo proposito apriamo una breve parentesi.

 

Nella prima cristianità il ruolo degli strumenti fu declassato proprio perché  i primi cristiani erano in polemica con i culti giudaizzanti contemporanei, considerati troppo carnali. A parte gli eccessi evidentemente presenti nella liturgia del tempio a Gerusalemme, è anche vero  che la concezione antropologica della prima cristianità era tendenzialmente viziata da un eccesso di platonismo il quale faceva sottolineare la dimensione pneumatica. Il card. Ratzinger fa notare  che: "La musica strumentale è indiscutibilmente tagliata fuori dalla liturgia, come un modo di "giudaizzare"; la musica strumentale del tempio giudaico viene liquidata come un concessione fatta alla durezza e alla carnalità del popolo di allora. Ciò che dice in proposito l'antico testamento non potrebbe avere più alcun valore diretto, ma dovrebbe essere letto allegoricamente e interpretato in senso spirituale...la liturgia ecclesiale non poteva praticamente svolgersi, in un primo tempo, che sulla falsa riga della liturgia sinagogale, non del culto del tempio "([49]). Tale cristianizzazione dell'A.T. tuttavia non può essere solo spiritualizzazione, ma anche incarnazione. La spiritualizzazione cristiana non è opposizione al mondo dei sensi ma catarsi di questi secondo il modello "pneumatico" del Cristo glorioso ( 1Cor 3,17; 1Cor 15,45 ), in questa spiritualizzazione è pertanto coinvolto anche il corpo.

 

Abbiamo fatto questa digressione solo per ribadire che, contestualmente purificate, alcuni strumenti o forme musicali, possono essere utilizzate nella musica liturgica;

    * Inculturazione: bisogna rifarsi a quanto appena detto. Stando ben saldi nel patrimonio sacro conservato dalla Chiesa lungo i secoli e ascoltando le nuove forme di linguaggio musicale proporre un repertorio liturgico-musicale che non depauperi il dato di fede, ma lo faccia splendere in tutta la sua bellezza. In questo, lo ripetiamo ci può aiutare la ricerca fonosimbolica e semiologica. La preghiera e il tempo aiutano a purificare tutte le forme inefficaci nella lode a Dio.

 

4- Parte teologica:

C'è un punto in cui l'uomo ( musica creata ), si incontra con il Suono increato che esce dal seno del Padre, cioè si incontra con il Logos; questo incontro avviene nell'unione ipostatica in Gesù di Nazareth. A tale processo mirabile è chiamato anche il fedele che diventa figlio nel Figlio cristificandosi, sin dal battesimo e compiendo questa cristificazione nella visione beatifica.

Lo Spirito Santo guida e conduce a questa bellezza sinfonica di ricapitolazione di tutto il creato in Cristo. La musica liturgica deve pertanto guidare a questa purificazione pneumatizzante.

 

5- Lo Spirito Santo:

Il principale protagonista nella liturgia e nella tradizione della Chiesa è lo Spirito Santo. E' lo stesso Spirito Santo che custodisce e promuove forme nuove nella lode a Dio. E' Lui il fautore di tutto ciò che c'è di bello nella Chiesa. E' Lui che conduce a questa bellezza sinfonica che consiste nel conservare il meglio e di  aprire   nuovi   orizzonti.    Lo   Spirito  Santo    guida ogni artista ( coscientemente o incoscientemente ); è Lui che aleggia sulle acque dell'inconscio e rivela gli eterni simboli dell'Amore del Padre; è Lui che guida il ritorno al Padre e ci rende suono nel Suono, parole nella Parola, figli nel Figlio. Se la musica liturgica non vive di questo rapporto d'Amore e non promuove questo Amore tradisce se stessa. Dunque il compositore, il liturgista, l'operatore pastorale, sono chiamati ad essere in perenne ascolto dello Spirito di Dio, sempre sottostando alla Sua inesauribile Signoria, fatta di creatività senza limiti. Occorre pertanto una costante preghiera e devozione allo Spirito Santo.

" La musica, investita del potere evocatore e creatore  dell'uomo, può penetrare, più o meno in profondità, le realtà create, può coinvolgerle fino a farle vibrare di vita nuova, può accumunarle alla preghiera dell'uomo, fino a diventare un "luogo" in cui si rivela la presenza misteriosa di Dio.

L'uomo adorante, unito a Cristo primogenito di ogni creatura e pienezza del creato, mentre incontra Dio ed esperimenta il suo dialogo di amore filiale con il Padre, eleva tutto il creato e lo avvicina a Dio, cosicchè, attraverso il suono, le armonie, il silenzio, le vibrazioni degli strumenti musicali e la scansione del ritmo, esso palpiti all'unisono con il cuore del Christus totus " ([50])

 

 BIBLIOGRAFIA

 D'ANNA G., Dizionario italiano ragionato, Firenze, Sintesi,  1988.

DOCUMENTI DEL CONCILIO VATICANO II, Milano, Editrice Massimo,  1983.

FRATTALLONE R., Musica e liturgia. Analisi della espressione musicale nella celebrazione liturgica, Roma, C. L.V. Edizioni Liturgiche,  1991.

LA BIBBIA DI GERUSALEMME, Bologna, EDB, 1988

RATZINGER J., Fondamenti teologi della musica sacra, in La festa della fede. Saggi di teologia liturgica,  Milano, Jaca Book, 1984.

RAVASI G., Il canto della rana. Musica e teologia nella Bibbia,  Casale Monferrato ( Al ), Edizioni PIEMME, 1990.

RAVASI G., Il libro dei salmi, Bologna,  EDB, 1981.

SCHNEIDER M., La musica primitiva,  Milano, Adelphi Edizioni, 1992.

schneider m., Il significato della musica, Milano 1981.

SCHLIER H., Ado, ode, in Grande lessico del nuovo testamento, vol XIV, Brescia 1984, p. 499-536.

S. IGNAZIO D'ANTIOCHIA, Lettere, a cura di C. Gandolfo, Milano 1980.

TERRIN A. N. , Leitourgia. Dimensione fenomenologica e aspetti semiotici,  Brescia, Morcelliana Editrice, 1988.


[1] C. Cano, Simboli sonori. Fondamenti antropologici per una didattica dell'approccio semantico al linguaggio musicale, Franco Angeli, Milano 1985, p. 93ssC.

[2] C. Cano, op. cit. , p. 109

[3]  C. G. Jung, Psicologia dell'inconscio, Universale Scientifica Boringhieri Editore, Torino 1968, p. 115-120

[4] C. Cano, op. cit. , p. 112

[5]  C. G. Jung, Opere complete 1947-1954, Universale Scientifica Boringhieri Editore, Torino, p. 247

[6] A Samuels, Dizionario di psicologia analitica, Cortina Editore, p. 97

[7] C. Cano, op. cit., p. 118-119

[8] C. Cano, op. cit. ,  p. 120

[9] J. Jacobi, La psicologia di C. G. Jung,  Universale Scientifica Boringhieri Editore, Torino 1973, p. 38-42

[10] M. Trevi, Metafore del simbolo, Raffaello Cortino Editore, Milano 1986, p.2

[11] V. Frankl, Dio nell'inconscio, Morcelliana, Brescia 1977, p. 79

[12] G. RAVASI, Il canto della rana. Musica e teologia nella Bibbia, Edizioni Piemme, Casale Monferrato (AL) 1990, p. 61-64.73

[13] ESEMPIO MUSICALE 1, Eye of the tiger, dalla colonna sonora  Rocky 4

[14] ESEMPIO MUSICALE 2, Getsemany/ ESEMPIO MUSICALE 3,Cammino al Calvario, dalla  Passio Christi, di P. Freeman e R. Minale, Assisi-Marigliano (Na) 1992

[15]C. Cano, op. cit. , p. 51

[16] C. Cano, op. cit. , p. 63

[17] ESEMPIO MUSICALE 4 ,Tristano e Isotta, 1º atto, R. Wagner

[18] ESEMPIO MUSICALE 5, Magnificat, musica liberamente tratta da "Pavanne pour une enfante defunte" di M. Ravel, arr. P. Freeman

[19] ESEMPIO MUSICALE 6,  Veni Sancte Spiritus, arrangiamento ignoto

[20] ESEMPIO MUSICALE 7, J Mood, Winton Marsalis, NYC 1985

[21] M. Ende, La storia infinita,Longanesi & Co., Milano 1981

[22] C. Cano, op. cit., p.152-158

[23] ESEMPIO MUSICALE 8, Prendi la mia vita, Inno nazionale ebraico ri-arrangiato per chitarra e orchestra da P. Freeman/ R. Minale

[24]C. Cano, op. cit., p.165

[25] C. Cano, op. cit., p.169

[26] ESEMPIO MUSICALE 9, Splendido sundance, tratto da Splendido Hotel, Al di Meola

[27] ESEMPIO MUSICALE 10, Don Giovanni, scena XVIII, W. A. Mozart

[28] ESEMPIO MUSICALE 11, Marcia Slava, P. Chaikowsky

[29] C. Cano, op. cit., p. 176

[30] Denzinger-Schonmetzer, Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum, Freiburg 1963, DS 150

[31] C. Cano, op. cit., p. 187

[32] ESEMPIO MUSICALE 12, IX Sinfonia, L. V. Beethoven

[33] ESEMPIO MUSICALE 13, ibidem

[34] ESEMPIO MUSICALE 14, IV Sinfonia, A. Bruckner

[35] ESEMPIO MUSICALE15, Il Sogno, P. Freeman/ R. Minale

[36] C. Cano, op. cit., p.191

[37] M. S. Grandi, L'acclamazione. Indagine semiologica sui gesti tipici della musica rituale, Collana Musica-Liturgia-Cultura, Editrice Elle Di Ci, Torino 1992, p. 46

[38] T. W. Adorno, Introduzione alla sociologia della musica, Einaudi, Torino 1971

[39] G. D'ANNA, Dizionario Italiano Ragionato,Firenze 1988, p.149

[40] G. RAVASI, op. cit.,p.80

[41] M. SCHNEIDER, Il significato della musica, Milano 1981

[42] H. SCHLIER, Ade, Ode, in Grande Lessico del Nuovo Testamento, vol. I, 440

[43] G. RAVASI, op. cit. , p.75

[44] G. RAVASI,op.cit., p. 87

[45] G.RAVASI,op. cit. , p.87

[46] H. SCHLIER, a. c. , in Grande Lessico del Nuovo Testamento,441

[47] H. SCHLIER, a. c. , 444

[48] Lettera agli Efesini 4,2, in o.c. , a cura di C. Gandolfo, 39 e o.c. , a cura di Th. Camelot,71-73

[49] J. Ratzinger, Fondamenti teologici della musica sacra, in La festa della fede. Saggi di teologia liturgica, Jaca Book, Milano 1984

[50] R. FRATTALLONE, Musica e liturgia. Analisi della espressione musicale nella celebrazione liturgica., C.L.V. edizioni Liturgiche, Roma 1991, p.122-123

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