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VALENZA SIMBOLICA DELLA MUSICA SACRA 3
LA
MUSICA SACRA NEL MONDO BIBLICO
Iniziamo
ora la riflessione della parte biblica della nostra ricerca.
Prendiamo come spunto il Sl 47,8 che da appunto il titolo al nostro
lavoro. Sulla parola Arte esistono molti pareri e molte opinioni spesso
confuse. Portiamo ora per intero la citazione di un noto dizionario:
ARTE
=
"
Attività dell'uomo diretta a trasformare oggetti o parti dell'ambiente
secondo i fini strumentali o espressivi di chi la esegue; definizione
che implica un riferimento sia alle particolari abilità di chi opera,
sia alle regole tradizionali che disciplinano tale attività"
([39]).
Per
la Bibbia tutto ciò che è bello promuove l'uomo, l'estetico non è
soltanto un piacere affettivo ma un piacere effettivo, cioè qualcosa
che avvicina al Vero ed al suo
splendore ( veritatis splendor ), portando l'uomo
alla pienezza di se così come è stato da sempre pensato nel
" cuore "di Dio.
Poiché
l'arte vera promuove l'uomo, essa è per natura propria legata al mondo
dei simboli; anzi vive con i simboli una specie di rapporto simbiotico,
ne trae alimento e li alimenta.
Nel
mondo biblico la Musica, così come nelle culture primitive, ha sempre
avuto un duplice ruolo: quello trasfigurante
e quello catartico.
Vediamo
che tutta la vita dell'uomo biblico è "toccata" dal suono.
Troviamo
nella Bibbia:
*
Canti del lavoro: sono propri
di ogni cultura e hanno la specifica di scandire i ritmi dell'attività.
" Sgorga o pozzo: cantatelo!
Pozzo che i principi hanno scavato, che i nobili del popolo hanno
perforato con lo scettro, con i loro bastoni "(Nm 21,17-18);
*
Canti della guerra: tali canti erano importanti perché davano
all'arte marziale d'Israele la connotazione di una guerra santa. Tale
guerra era pre-figura del combattimento spirituale a cui sarà abilitato
poi il cristiano:"..Se la
tromba emette un suono confuso, chi si preparerà al combattimento?
"( 1Cor14,8 ). Lo stesso grido
di giubilo Osanna nasce da una matrice guerriera; è infatti il grido trionfale
dell'esercito che vuol dire: " Orsù salvaci!", oppure:"
Fa' che vinciamo!".
*
Canti delle nozze: L'amore è
di scena in tutte le culture, e così anche nel mondo ebraico, le nozze
vengono purificate e trasfigurate dalla musica. Si consideri il libro
del Cantico dei Cantici, oppure il salmo 45. Ad ogni modo tutta la
simbologia delle nozze è stata sempre presa per parlare del rapporto
d'alleanza sponsale che intercorre tra YHWH ed il Suo popolo.
*
Canti funebri: La morte è uno
dei momenti fondamentali della vita dell'uomo, un momento di verità
estrema e di "scommessa" per dirla con Pascal. Tutte le grandi
culture hanno dato ampio spazio alla musica in questo settore. " Nella
società orientale esistevano veri e propri professionisti, i
lamentatori e le lamentatrici che sottolineavano rumorosamente il lutto
con nenie, cantilene, melopee"([40]).
Il
libro del Qoelet parla di "
Piagnoni mentre s'aggirano
per la strada "(Ql 12,5). Risuona sopra tutti il capolavoro del
lamento di Davide per la morte di Saul e del suo figlio Gionata
(2Sam1,17-27): il dolore, con la preghiera, non viene soppresso, ma
elevato, trasfigurato, purificato e messo nel cuore di Dio con fiducia
totale!
*
Canti satirici: Tale
dimensione è presente nella Bibbia in più punti, ma soprattutto nel
profeta Isaia: "Prendi la
cetra, gira per la città, prostituta dimenticata; Suona con abilità,
moltiplica i canti, perché qualcuno si ricordi di te "( Is 23,15-16 ), riferendosi contro la città di
Tiro con questa specie di canto d'osteria.
Insomma
tutta la realtà creata è vista come buona ( Gn 1,10 ) e pertanto porta immediatamente alla lode cioè
all'elegia, al ringraziamento... la stessa realtà è significativa,
meglio, simbolica perché parla del Santo dei Santi, del totalmente Altro, ma anche del
totalmente presente che è YHWH. Dunque tutta la realtà del mondo
creato appartiene a Dio come un marchio e l'uomo si trova beato in
questa realtà che lo avvolge, in cui spera, lotta, soffre, combatte,
ama e vive continuamente e che quotidianamente gli ricorda di essere
creatura dipendente da YHWH, unica certezza, unica forza, unico Amore.
Questa visione influenzerà potentemente l'uomo ebreo che dal periodo
davidico cercherà di scoprire la realtà del creato componendo sotto
ispirazione la Genesi, i Salmi e vari altri libri.
Il
Canto Creato e il Canto Protologico:
Come
ben sappiamo però la visione teologica e poi antropologica dell'ebreo
si distacca molto dalle culture circonvicine. Poiché YHWH si pone nella
storia dell'ebreo come un Salvatore che dal nulla crea e da un volto al
Suo popolo; l'ebreo pian piano capisce che Dio non è come gli altri
dei, ma è Creatore, è il Santo, cioè il Trascendente; successivamente
arriverà poi a dire che Egli è l'unico. Tale unica e inspiegabile, con
un mero scientismo sociologizzante, visione teologica orienterà poi la
riflessione della musica in due direzioni; da una parte avremo il canto creato e dall'altra il
canto protologico.
La
musica come realtà creata ha
avuto un suo inizio e la Bibbia la fa discendere da Caino,
precisamente da Iubal (Gn 4,19-22 ); infatti l'autore sacro era
in polemica con i culti cananei circonvicini che sacralizzavano la
musica nei culti idolatrici e orgiastici, mentre per Israele la musica
doveva avere una funzione laudativa e pertanto era un mezzo e non era
mai sacralizzata.
Il
canto protologico ha invece
un'altra radice. Gran parte delle culture hanno talmente sacralizzato la
musica e il canto da pensare che esso avesse un'origine divina. Per cui
" la tradizione vedica parla
di un essere ancora immateriale che dalla quiete del non essere
improvvisamente risuona, a poco a poco convertendosi in materia, e così
diventa mondo creato " ([41]).
La funzione cosmogonica della musica era presente anche nella cultura
egiziana, sia pure in una forma particolare: è il grido-risata canoro
del dio Thot a dar origine al creato. Se andiamo nell'antica Grecia,
troviamo, nel quarto inno omerico, il dio Hermes che inventa la lira
usando il
guscio da tartaruga come cassa di risonanza. Allo stesso modo
nella Bibbia c'è un elemento sonoro creativo, la parola divina : "
In principio..Dio disse: e la luce
fu " (Gn 1,1.3);
" In principio era la Parola...
Tutto è stato fatto per
mezzo di Essa e senza di Essa niente è stato fatto di tutto ciò che
esiste "(Gv 1,1.3). Come osserva H. Schlier, " il
passaggio dalla Parola al canto è nel mondo semitico tutt'altro che
nettamente definito e ciò spiega l'ambivalenza semantica dei termini relativi
"([42]).
Un altro testo di somma importanza a livello biblico è l'auto-inno
della sapienza creatrice di Pr 8,22-31. Leggiamo infatti nei versetti
30-31: " Io ero con Dio come
Amon ed ero la sua delizia ogni giorno, danzando davanti a Lui ad ogni
istante, danzando sul globo terrestre e ponendo le mie delizie tra i
figli dell'uomo ". Il termine ebraico Amon
si presta qui ad una doppia, ed in entrambi i casi, legittima
interpretazione. Nella più comune, il termine Amon viene tradotto con
progettista-architetto sulla base dell'accadico Ummanu (consigliere, progettista); nella seconda può essere
tradotto con la parola fanciullo. Se
accettiamo questa seconda interpretazione avremo un ottimo parallelo con
il resto del versetto dove è di scena la gioia ( "delizia" )
e soprattutto la danza della Sapienza: il verbo ebraico usato (SHQ)
è il termine che indica il gioco rumoroso dei ragazzi ( Gb 40,29; Sl
104,26 ), e della stessa danza cultica ( 2Sam 6,21; 1Cr 15,29 ). " E'
forse sulla base di questo sfondo che la traduzione greca dei settanta
ha reso Amon con un termine armonico
e musicale, Harmouzousa, cioè
colei che dà armonia "([43]).
Da questi testi
risulta chiaro che nella Bibbia la creazione è vista com un atto
estetico. In questa linea teologica la Bibbia considera il creato come
il canto più alto in onore del creatore; si pensi al versetto 14 del
salmo 65 che dice : " Tutto canta e grida di gioia! ". Tuttavia il testo più
probante per il canto protologico biblico è il salmo 19, il quale è
uno stupendo inno dittico dedicato al Sole e alla Torah.
"
I cieli narrano la gloria di Dio,
il
firmamento annunzia l'opera delle Sue mani.
Il
giorno al giorno ne affida il messaggio
e
la notte alla notte ne trasmette la conoscenza,
senza
discorsi e senza parole, senza che si oda alcun suono.
Eppure
la loro voce si espande per tutta la terra,
ai
confini del mondo la loro Parola."
( Sl 19,2-5)
Affascinante
è l'intuizione centrale di questa descrizione: c'è una musica
silenziosa nel creato eppure essa ha una forza planetaria, cosmica. Non
per niente il suono perfetto, che è il nome stesso di Dio YHWH, è per
Israele impronunziabile, è ineffabile. Tale suono supremo apre al
contemplativo silenzio mistico. La risultante di questo immenso coro
creaturale sembra essere l'uomo, almeno così come appare nel salmo
150,6 " Ogni respiro umano
lodi il Signore ", traduciamo qui vivente con respiro
umano proprio perché in tale salmo appare chiaro che l'uomo si fa
voce di ogni creatura ( si pensi al prefazio del Can IV), ma anche perché
la specificità dell'umano rispetto alle altre creature risiede nella Nesamah,
cioè quel respiro che lo rende simile a Dio, Sua immagine e somiglianza
e che gli animali non hanno, ma hanno soltanto la Ruah. Non solo ma noi
azzardiamo a dire che se esiste un "Suono" increato
pronunciato in eterno dal Padre, vuol dire che esiste una Musica
increata, che appunto come dice il salmo 19 è un suono senza suono,
ineffabile e che tutto governa armoniosamente e che ben si distingue
dalla musica creata che noi tutti conosciamo, perché quest'ultima ne è
soltanto una pallida immagine. Va fatta, infatti una adeguata
distinzione tra Suono increato e musica creata, altrimenti si ricade in
una visione panteistica tipica
delle culture circonvicine ad Israele, ma che non è propria della
Bibbia. Infatti tutte le cose create non sono parte dell'unico suono (
panteismo teologico-musicale ), ma piuttosto ne sono solo una pallida
immagine che ci danno una misera analogia della bellezza del Suono
increato. Arriviamo qui al punto della nostra riflessione: la musica
dovrà avere una funzione sia catartica che trasfigurante perché ci
dovrà unire a quella Musica increata che tutto governa con Sapienza ed
Armonia; ma torneremo più avanti su questo punto focale.
La
Musica sacra e la Musica liturgica:
Quello
che comunque appare chiaro nel mondo biblico è che la musica liturgica
si distingue dall'ambito della musica sacra. Tutta la musica è sacra,
già lo abbiamo visto, ma vi è nella vita dell'uomo della Bibbia una
musica che ha una specifica dimensione cultuale. Essa presenta
sostanzialmente questi criteri:
1-
Essa deve innanzitutto essere musica autentica, l'uomo biblico ha sempre
offerto il meglio di se e della sua arte a Dio; non si possono dare a
Dio gli scarti;
2-
Inoltre tale musica deve mediare il rapporto tra Dio e l'uomo; basti
vedere come sempre la musica cultuale nella Bibbia fa da ponte tra YHWH
ed Israele, nutre questo rapporto, proprio perché rende oggettiva la
Parola di Dio e la fede del popolo;
3-
La musica, inoltre, ha per l'uomo la funzione di trasfigurare la realtà,
di cogliere tutta quella dimensione simbolica "nascosta" nelle
cose, negli avvenimenti e nel quotidiano; la simbologia musicale è
dunque sempre presente nel mondo musicale biblico;
4-
Inoltre la musica ha una fondamentale funzione " catartica ",
cioè quella di innalzare l'uomo al Divino che a lui si è rivelato;
anzi potremmo dire che le altre funzioni passano proprio in secondo
piano davanti a questo punto. L'uomo è infatti chiamato a
trasfigurarsi, a trascendere e a diventare santo come YHWH è Santo;
l'uomo è insomma chiamato al divino e a partecipare, nell'alleanza,
alla stessa vita di Dio.
A
conferma di quanto sopra detto si pensi alla miriade di testi
vetero-testamentari e neo-testamentari conosciuti. Si pensi a Saul
che " incontra un gruppo di profeti preceduti da arpe, timpani, flauti,
cetre, in stato profetico " ed è lui stesso " investito
dallo Spirito del Signore e si mette a
fare il profeta insieme con loro, trasformato in un altro uomo "
( 1Sam 10,5-6 ). Infatti il termine usato per descrivere l'esecuzione
musicale è lo stesso di quello che definisce l'azione profetica (nb')." E' curioso notare
che nell'ebraico biblico non esiste un vocabolario specifico per
definire la musica, tant'è vero che l'ebraico moderno ricorre alla
trascrizione musiqah del
nostro musica "([44]).
Si
pensi ancora al re Davide che è praticamente il primo ad ufficializzare
il canto liturgico insediando dei cantori, di cui abbiamo un elenco
minuzioso nel primo libro delle Cronache ( 1Cr 6,16ss ).
"
Il coro del tempio di Gerusalemme
" secondo 1Cr 25,9-31"
sarebbe articolato in 24 classi, ciascuna di 12 elementi, così da
raggiungere una corale di ben 288 cantori"([45]).
Per quanto riguarda la dimensione dialogica interessante è il Grande
Hallel, il Sl 136; nella lode a Dio si alterna la parte del coro e la
parte del popolo che ripete esultante "eterna
è la Sua misericordia". La dimensione catartica del canto
liturgico è particolarmente presente nei salmi. Nel salmo 71, l'orante,
dopo il calvario di sofferenze, attende di poter celebrare il sacrificio
di ringraziamento "sull'arpa e inneggiando sulla lira, inneggiando ed esultando con le sue
labbra"(v. 22-23).
Abbiamo
un esempio altissimo della danza liturgica nel vecchio testamento ancora
una volta con la figura di Davide che mentre viene trasferita l'arca a
Gerusalemme: " Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore.."( 2Sam
6,14 ). Vediamo inoltre che la danza accompagna spesso anche il salterio
perché la lode divina deve coinvolgere tutto l'essere ( Sl 149,3; 150,4
). La dimensione fisica è
dunque in stretto contatto con la musica nell'uomo della Bibbia proprio
perché l'uomo creato è buono (tov) e la sua corporeità è a servizio
della lode all'Altissimo. Nei vangeli la presenza musicale è quasi
inesistente anche se alcuni momenti della vita di Gesù sono ricchi di
inni liturgico-ecclesiali: il Magnificat, il Gloria in Excelsis, il
Benedictus, il Nunc dimittis, ecc. Un'atmosfera di giubilo, di canto e
di festa avvolge la nascita del messia, sicché tutto il creato, tutto
il cielo e la terra è chiamato a lodare il Padre per le Sue meraviglie.
Tuttavia anche Gesù sembra cantare
: accade proprio quando Egli esulta
nello Spirito con l'inno-benedizione al Padre:
" Ti rendo lode,
Padre, Signore del Cielo e della terra,
che
hai nascosto queste cose ai dotti
e
ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli"( Lc 10,21 ).
Anche
al termine dell'ultima cena vi è traccia di un canto cultuale:
"
E' dopo aver cantato l'inno,
uscirono
verso il monte degli ulivi
"(Mc 14,26).
Tuttavia
le tracce più ricche dell'importanza del canto cultuale le troviamo
negli altri scritti del nuovo testamento proprio dove la Chiesa
nascente, nelle piccole comunità fondate dagli apostoli, già
incomincia ad organizzarsi dal punto di vista liturgico. San Paolo nelle
sue lettere tocca proprio quelle caratteristiche prima accennate di
trasfigurazione e di catarsi; per esempio nella sezione morale ed
esortatoria della lettera ai colossesi:
"
La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi con
ogni sapienza, cantando (adontes)
a Dio di cuore e con gratitudine
salmi, inni e cantici spirituali (psalmoi, odai, pneumatikai). E tutto quello che fate in parole e opere, tutto si compia nel nome
del Signore Gesù, rendendo
per mezzo di Lui grazie (eucharistein)
a Dio Padre" ( Col 3,16-17 )
Tutta
l'esortazione paolina è retta chiaramente dal verbo adontes,
cioè cantando. Per quanto riguarda i salmi è fuori ogni dubbio che san
Paolo, da buon ex-fariseo, si riferisca al Salterio, riletto come
facevano allora le comunità, in chiave messianica. Per quanto riguarda
gli Inni, essi potrebbero essere le composizioni della cristianità
delle origini da cui traggono spunti gli stessi inni paolini ( Fil
2,6-11; Ef 1; Col 1; 1Tim 3,16; ecc.). Mentre per quanto riguarda le Odi
o Cantici queste sono "probabilmente i canti cultuali della comunità non eseguiti da singoli
ma dall'intera Ekklesia radunata per celebrare il culto"([46]).
C'è
un duplice elemento che accomuna il canto dei salmi, degli inni e delle
odi: essi nascono dalla Parola del Cristo e dall'azione dello Spirito
Santo; " in questo senso si
può dire che il canto riempie le comunità di Spirito Santo "([47]).
Per san Paolo il canto non è soltanto un potente mezzo catartico ma
anche una eccellente via catechetica. Non per nulla per Paolo la
catechesi e l'esortazione morale devono esprimersi proprio nel canto; il
canto liturgico quindi è un appello alle coscienze nel senso più pieno
della parola; chiama ad una Metanoia,
cioè ad una conversione di vita ed ha una precisa funzione ecclesiale.
Anche il mistero della croce, che umanamente appare dissonante e non
legato alla lode e al canto, in san Paolo acquista un carattere
tipicamente laudativo nel progetto salvifico del Padre. Si consideri
l'inno già citato ai Filippesi, ma anche gli altri inni che
coinvolgono, grazie alla croce e proprio per mezzo della passione e
della crocifissione del Signore, il credente in un
corale cosmico, che altri non è che il disegno del Padre di
ricostruire l'armonia perfetta " ricapitolando in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle
della terra "( Ef 1,10 ), ma anche annullando ogni
"dissonanza" per mezzo del Suo sacrificio:" in un sol corpo, per mezzo della croce, distruggendo in sé ogni
inimicizia"( Ef 2,16 ). Da questa riflessione teologica la
Chiesa primitiva prenderà lo spunto per esaltare l'armonia ottenuta da
Gesù Cristo proprio con immagini musicali: " adein
en Christo Iesou ", cioè cantare in Cristo Gesù, dirà s.
Ignazio d'Antiochia. Ed ancora: " Voi,
uno per uno, diventate un coro, affinché armoniosi nell'accordo e
prendendo la tonalità di Dio nell'unità, cantiate all'unisono
attraverso Gesù Cristo al Padre perché vi ascolti e, dalle opere buone
che compite, riconosca che siate mele
del Figlio Suo Gesù "([48]).
Ora, in greco, mele significa sia membra
che canti , ed Ignazio gioca
su questo doppio significato per dare l'immagine di una Chiesa che è
un'armoniosa lode al Padre
nel Suo essere corpo di Cristo, proprio attraverso l'esercizio del canto
liturgico.
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Zammerù Maskil - Cantate a Dio con arte -
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