|
|
|
'
è stato un tempo, te lo ricordi
Signore?
In cui riuscivo ad accettare solo la Chiesa dei
perfetti
ogni piccolo strappo nella sua veste mi
scandalizzava
ogni schizzo di fango m’indignava
ogni ruga sul suo volto m’infastidiva
ogni debolezza provocava condanne implacabili
da parte del piccolo giudice rannicchiato dentro di me.
Oggi, per fortuna, comincio a guarire
da queste pretese idealistiche,
comincio a capire che quella era la Chiesa dei
miei sogni
non la Chiesa fondata da Te e su di Te.
Mi sto rendendo conto, senza farne un dramma,
che la Chiesa rivela,
ma anche nasconde Dio,
lo manifesta, ma in certi momenti lo oscura,
lo presenta, ma talvolta, ce Lo allontana
già la Tua Chiesa, Signore, è santa, ma fatta
di peccatori.
La Chiesa mi consegna il tuo Vangelo,
certamente,
ma me
lo consegna nello sforzo della propria miseria,
nell’interno delle proprie contraddizioni.
In Dio non c’è ombra, né ruga, né macchia
la Tua Chiesa, e nostra Chiesa, invece,
è fatta di uomini e quindi fatta di poveri,
piccoli uomini,
fatta di miserie, di debolezze, colpe,
cedimenti,
compromessi, disordini assortiti. Ha ragione il nostro pastore quando osserva che
i deliranti di una purezza idealistica della Chiesa sono i nemici del Regno.
Io sto imparando ad amare e ad accettare con
gioia la Chiesa così com’è.
Questa Chiesa; perché anch’io sono Chiesa, e anch’io ho bisogno di essere accettato dalla Chiesa
con il mio peso di miserie e le mie ombre.
Non voglio più vergognarmi della Mia Chiesa,
della tua Chiesa, davanti a nessuno, ovunque sarò e mi porterà la Tua volontà
per le strade del mondo... anzi,
le sarò
sempre riconoscente,
perfino per le sue ombre”.
|
|
|
|
|
Zammerù Maskil - Cantate a Dio con arte -
Paul Freeman Web site - All images, music, text Right Reserved ©
|
ScleroCardia *
Catechesi *
Bibbia *
Santi *
Liturgia * |