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Cari fratelli e sorelle,
con la celebrazione dei Primi Vespri della solennità dei santi apostoli
Pietro e Paolo nella Basilica di san Paolo fuori le Mura si è chiuso, come
sapete, il 28 giugno, l’Anno Paolino, a ricordo del secondo millennio della
nascita dell’Apostolo delle genti. Rendiamo grazie al Signore per i frutti
spirituali, che questa importante iniziativa ha apportato in tante comunità
cristiane. Quale preziosa eredità dell’Anno Paolino, possiamo raccogliere l’invito
dell’Apostolo ad approfondire la conoscenza del mistero di Cristo, perché sia
Lui il cuore e il centro della nostra esistenza personale e comunitaria. E’
questa infatti la condizione indispensabile per un vero rinnovamento spirituale
ed ecclesiale. Come ebbi a sottolineare già durante la prima Celebrazione
eucaristica nella Cappella Sistina dopo la mia elezione a successore dell’apostolo
Pietro, è proprio dalla piena comunione con Cristo che "scaturisce ogni
altro elemento della vita della Chiesa, in primo luogo la comunione tra tutti i
fedeli, l’impegno di annuncio e di testimonianza del Vangelo, l’ardore della
carità verso tutti, specialmente verso i poveri e i piccoli" (cfr Insegnamenti,
I, 2005, pp. 8-13). Ciò vale in primo luogo per i sacerdoti. Per questo,
ringraziamo la Provvidenza di Dio che ci offre la possibilità adesso di
celebrare l’Anno Sacerdotale. Auspico di cuore che esso costituisca per ogni
sacerdote un’opportunità di rinnovamento interiore e, conseguentemente, di
saldo rinvigorimento nell’impegno per la propria missione.
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 01 luglio 2009 )
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Cari Fratelli nell'Episcopato,
cari fratelli e sorelle,
dopo le celebrazioni della solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo, è per me un vero piacere incontrare, in udienza speciale, tutti voi, Arcivescovi Metropoliti che ieri nella Basilica Vaticana avete ricevuto il Pallio ed accogliere anche i vostri familiari ed amici che vi accompagnano. Si prolunga così la gioia della comunione vissuta nella festa dei due grandi Apostoli, in cui ho potuto imporvi il Pallio, simbolo dell'unità che lega i Pastori delle Chiese particolari al Successore di Pietro, Vescovo di Roma. Rivolgo il mio cordiale benvenuto a ciascuno di voi, che provenite da ogni continente, mostrando in modo significativo il volto della Chiesa cattolica diffusa in tutta la terra.
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Ultimo aggiornamento ( martedì 30 giugno 2009 )
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Cari fratelli e sorelle!
Quest’oggi, celebriamo solennemente i santi Apostoli Pietro e Paolo,
speciali Patroni della Chiesa di Roma: Pietro, il pescatore di Galilea, che
"per primo confessò la fede nel Cristo… e costituì la prima comunità
con i giusti di Israele"; Paolo, l’antico persecutore dei cristiani,
"che illuminò le profondità del mistero… il maestro e dottore, che
annunziò la salvezza a tutte le genti" (cfr Prefazio della Messa di oggi).
In una sua omelia alla comunità di Roma, il Papa San Leone Magno affermava:
"Questi sono i tuoi Padri e veri Pastori, che ti hanno fondata perché
fossi inserita nel regno celeste" (Sermo I in Nat. App Petri et Pauli,
c I, PL 54,422). In occasione di questa festa vorrei rivolgere un
caloroso e speciale saluto, unito a fervidi voti augurali, alla Comunità
diocesana di Roma che la Provvidenza divina ha affidato alle mie cure, quale
successore dell’apostolo Pietro. È un saluto che estendo volentieri a tutti
gli abitanti della nostra metropoli e ai pellegrini e turisti che in questi
giorni la stanno visitando, in coincidenza anche con la chiusura dell’Anno
Paolino.
Cari fratelli e sorelle, il Signore vi benedica e protegga per intercessione
dei Santi Pietro e Paolo! Come vostro Pastore, vi esorto a restare fedeli alla
vocazione cristiana e a non conformarvi alla mentalità di questo mondo – come
scriveva l’Apostolo delle genti proprio ai cristiani di Roma -, ma a lasciarvi
sempre trasformare e rinnovare dal Vangelo, per seguire ciò che è veramente
buono e gradito a Dio (cfr Rm 12,2). Per questo prego costantemente
affinché Roma mantenga viva la sua vocazione cristiana non solo conservando
inalterato il suo immenso patrimonio spirituale e culturale, ma anche perché i
suoi abitanti possano tradurre la bellezza della fede ricevuta in modi concreti
di pensare e di agire, ed offrano così a quanti, per varie ragioni vengono in
questa Città, un’atmosfera carica di umanità e di valori evangelici.
Pertanto – con la parole di san Pietro – vi invito, cari fratelli e sorelle
discepoli di Cristo, ad essere "pietre vive", compatte intorno a Lui,
che è la "pietra viva, rifiutata dagli uomini, ma scelta e preziosa
davanti a Dio" (cfr 1 Pt 2,4).
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